23 Ottobre 2026

Alfa Romeo Cuorerosso, un’anteprima mondiale che fa battere il cuore degli appassionati

Alfa Romeo Cuorerosso

Quando si parla di Alfa Romeo, non si parla semplicemente di un marchio automobilistico. Si parla di un nome che ha scritto pagine fondamentali della storia dell’automobile e che, ancora oggi, continua a far battere il cuore degli appassionati. Perché Alfa Romeo è sempre stata qualcosa di diverso, un costruttore capace di creare un legame particolare tra automobile e guidatore, dove alle prestazioni e al design corrispondevano orgoglio, appartenenza e un’identità immediatamente riconoscibile.

Decenni fa gli Alfisti erano un popolo, quasi una tribù, accomunata da valori che andavano ben oltre la semplice scelta di un’automobile. Chi guidava una Alfa Romeo sapeva di avere tra le mani qualcosa di speciale, una vettura progettata per trasmettere sensazioni e non soltanto per accompagnarlo da un punto all’altro. E non è esclusivamente la mia passione per i marchi italiani a suggerirmelo: basta parlare con chi ha posseduto una 33, una 75, una Giulietta o una 164 per rendersi conto di quanto forte possa essere ancora oggi quel senso di appartenenza.

Alfa Romeo Cuorerosso

È proprio pensando a questo patrimonio che ho osservato la nuova Alfa Romeo Cuorerosso, presentata in anteprima mondiale al Salone dell’Auto di Parigi 2026. Una concept car che riporta finalmente al centro della scena l’emozione, ma che allo stesso tempo mi ha lasciato con una domanda: è davvero questa l’automobile di cui Alfa Romeo aveva bisogno?

Un marchio che negli anni ha perso qualcosa

Non credo sia un mistero che Alfa Romeo abbia attraversato stagioni difficili, pagando anche le conseguenze di strategie industriali che, almeno dal mio punto di vista, non sempre si sono dimostrate lungimiranti. Oggi la gamma comprende Junior, Tonale, Giulia e Stelvio, modelli molto differenti tra loro e con un compito tutt’altro che semplice: mantenere viva l’identità sportiva del Biscione in un mercato profondamente cambiato.

Giulia e Stelvio continuano a essere due automobili validissime sotto il profilo dinamico, soprattutto per chi attribuisce ancora un valore fondamentale al piacere di guida. Ma gli anni passano anche per loro e il confronto con una concorrenza progressivamente rinnovata diventa inevitabilmente più impegnativo. Personalmente considero poi difficile da comprendere la mancata introduzione di motorizzazioni ibride e plug-in hybrid su due modelli che avrebbero potuto beneficiare di una maggiore articolazione dell’offerta.

La Junior rappresenta un progetto decisamente più recente, ma non credo abbia conquistato indistintamente il cuore degli Alfisti tradizionali. La vicenda del nome Milano, poi diventato Junior, ha accompagnato una nascita già piuttosto discussa, mentre il design ha introdotto un linguaggio che non tutti gli appassionati riconoscono come autenticamente Alfa Romeo. La Tonale, dal canto suo, ha dovuto confrontarsi con una gestazione lunga e con un segmento nel quale la concorrenza non concede particolari distrazioni.

Il problema, a mio avviso, non è soltanto avere automobili competitive. È riuscire a costruire una gamma capace di suscitare nuovamente quel desiderio che, per decenni, ha rappresentato una delle grandi forze del Marchio.

Alfa Romeo Cuorerosso

Cuorerosso: finalmente un’Alfa Romeo che fa sognare

Con Cuorerosso il Centro Stile Alfa Romeo ha deciso di cambiare prospettiva, almeno sul piano dell’immagine. Niente SUV, niente crossover e nessun tentativo di interpretare una categoria particolarmente richiesta dal mercato. Al Salone di Parigi il Biscione ha portato una coupé 2+2 lunga 4,70 metri, larga 1,98 e alta appena 1,33 metri, con proporzioni da autentica Gran Turismo e una presenza scenica che difficilmente lascia indifferenti.

Il frontale reinterpreta lo Scudetto e il tradizionale Trilobo, mentre la fiancata è attraversata da superfici tese e continue che accompagnano lo sguardo verso una coda tronca, soluzione profondamente legata alla tradizione aerodinamica Alfa Romeo. Il lunotto posteriore richiama a sua volta la forma dello Scudetto e i cerchi reinterpretano il celebre disegno a telefono. Sono riferimenti storici evidenti, ma sviluppati attraverso un linguaggio contemporaneo che non cerca semplicemente di riprodurre un modello del passato.

Anche l’abitacolo segue una filosofia interessante, soprattutto perché prova a ridurre la presenza invasiva della tecnologia. Il cosiddetto Cannocchiale Vivente modifica fisicamente la configurazione della strumentazione, mentre il Magma Display integra comandi digitali e fisici sul tunnel centrale. Una scelta che apprezzo, perché su un’Alfa Romeo il protagonista dovrebbe continuare a essere chi guida, non necessariamente lo schermo più grande disponibile sul mercato.

Cuorerosso, insomma, possiede molti degli ingredienti che mi aspetto da un’automobile del Biscione. E soprattutto riesce a fare qualcosa che negli ultimi anni non è sempre sembrato scontato: far parlare di Alfa Romeo per il suo design e per la sua sportività, prima ancora che per le strategie industriali del gruppo di appartenenza.

Ma non è una nuova 33 Stradale

Alfa Romeo Cuorerosso

Osservando Cuorerosso è inevitabile pensare alla 33 Stradale, soprattutto per la volontà di mettere insieme bellezza, esclusività e prestazioni. Le due automobili, però, hanno finalità differenti: la 33 Stradale è una vettura reale, prodotta in una serie limitatissima, mentre Cuorerosso è un manifesto stilistico destinato a influenzare il linguaggio delle future Alfa Romeo.

Devo ammettere che, personalmente, mi sarei aspettato qualcosa di diverso. Più che una coupé così estrema, avrei trovato particolarmente interessante vedere un progetto capace di anticipare concretamente le prossime Giulia e Stelvio. Due automobili fondamentali per l’immagine del Marchio, i cui programmi di sostituzione hanno subito un profondo ripensamento dopo una strategia inizialmente orientata verso l’elettrificazione.

Invece Alfa Romeo ha scelto di presentare un’automobile che difficilmente vedremo arrivare in concessionaria con queste forme. Una decisione comprensibile dal punto di vista dell’immagine, perché una concept così spettacolare riesce a catalizzare l’attenzione, ma che lascia inevitabilmente aperto il problema più importante: come trasformare questa visione in prodotti capaci di sostenere commercialmente il Marchio?

E se il design non fosse poi così nuovo?

C’è poi un dettaglio che mi ha colpito osservando Cuorerosso, soprattutto nella parte posteriore. Il richiamo alla Giulia SWB Zagato del 2022, almeno ai miei occhi, è piuttosto evidente. Non sto sostenendo che esista una derivazione progettuale diretta, ma che entrambe le vetture sembrino condividere una certa interpretazione della sportività Alfa Romeo, fatta di superfici muscolose, proporzioni particolari e una coda dalla forte personalità.

La Giulia SWB Zagato era una one-off, realizzata in un unico esemplare sulla base meccanica della Giulia Quadrifoglio e caratterizzata da una carrozzeria completamente reinterpretata. Un progetto straordinario, nato dalla collaborazione tra due nomi storici dell’automobilismo italiano, che aveva già dimostrato quanto fosse possibile reinterpretare il linguaggio Alfa Romeo senza rinunciare alle proprie radici.

Ecco perché, pur trovando Cuorerosso affascinante, non riesco a considerarla una rivoluzione stilistica assoluta. Piuttosto, la vedo come un’ulteriore dimostrazione di quanto sia ancora ricco il patrimonio creativo del Biscione, un patrimonio dal quale si potrebbe attingere molto più spesso anche per le automobili destinate alla normale produzione.

Il ritorno del V6 ibrido è forse la notizia più interessante

Alfa Romeo Cuorerosso

Tra i tanti dettagli della concept c’è un elemento che considero particolarmente significativo per il futuro Alfa Romeo. Cuorerosso racconta infatti una strategia multi-energia che contempla differenti soluzioni, dall’elettrico alle motorizzazioni ibride, senza imporre necessariamente un’unica tecnologia a tutta la gamma.

Nel comunicato viene persino immaginata una configurazione prestazionale con il 2.9 V6 Full Hybrid, abbinato alla trazione integrale Q4 e a un albero di trasmissione in fibra di carbonio. Attenzione, perché non significa che una simile motorizzazione sia già stata confermata per un futuro modello di serie, ma trovo importante che Alfa Romeo abbia deciso di citare espressamente una soluzione di questo tipo.

Perché il problema, almeno secondo me, non è stabilire se un’Alfa Romeo debba essere elettrica oppure termica. Il problema è riuscire a costruire automobili capaci di emozionare indipendentemente dalla tecnologia adottata, senza però dimenticare le aspettative di chi ha sempre riconosciuto nel Marchio una particolare interpretazione della meccanica e del piacere di guida.

Un V6 ibrido ad alte prestazioni potrebbe rappresentare una strada interessante. Ma, prima ancora di immaginare nuove versioni Quadrifoglio, credo sarebbe importante offrire una gamma completa, con motorizzazioni realmente adatte alle esigenze del mercato.

Il passato potrebbe essere la chiave del futuro

Alfa Romeo Cuorerosso

C’è una tendenza che sto osservando con crescente interesse nel panorama automobilistico europeo. Diversi costruttori stanno recuperando nomi, forme e filosofie progettuali del passato, reinterpretandoli attraverso tecnologie contemporanee. Renault lo ha fatto con la 5, la 4 e la Twingo elettriche, mentre altri marchi stanno tornando a valorizzare modelli e idee che sembravano ormai appartenere soltanto alla propria storia.

Alfa Romeo avrebbe un potenziale enorme da questo punto di vista. Basterebbe ripercorrere la storia del Biscione per trovare una quantità impressionante di automobili capaci ancora oggi di suscitare emozioni, dalle sportive più esclusive alle berline che hanno costruito il rapporto con generazioni di Alfisti.

Non sto suggerendo di riprodurre fedelmente una Giulietta degli anni Ottanta o una 75, perché sarebbe un’operazione probabilmente priva di senso. Mi piacerebbe, però, vedere un’Alfa Romeo capace di recuperare la filosofia di quelle automobili: proporzioni riconoscibili, meccanica coinvolgente, design originale e un’identità così forte da non dover essere spiegata attraverso una campagna pubblicitaria.

Perché la vera forza di Alfa Romeo non è mai stata soltanto quella di costruire automobili veloci. È stata la capacità di farle riconoscere, desiderare e ricordare.

Il mio punto di vista

Alfa Romeo Cuorerosso

La Cuorerosso mi piace e considero positivo che Alfa Romeo abbia deciso di tornare a far sognare gli appassionati attraverso un progetto così fortemente legato alla propria identità. Il design è affascinante, le proporzioni sono quelle giuste e alcuni richiami al passato dimostrano che il Centro Stile conosce perfettamente il patrimonio sul quale può contare. Ma proprio per questo continuo a chiedermi se non sarebbe stato ancora più importante presentare qualcosa di maggiormente vicino alla produzione.

Perché gli Alfisti, quelli che per decenni hanno rappresentato un autentico popolo, non hanno bisogno soltanto di ammirare un’automobile straordinaria dietro le transenne di un Salone. Hanno bisogno di poter tornare in concessionaria e scegliere un’Alfa Romeo capace di trasmettere quelle stesse sensazioni, magari senza dover disporre del budget necessario per acquistare una supercar.

Cuorerosso può rappresentare un punto di partenza, ma non dovrebbe diventare un punto d’arrivo. La vera sfida sarà trasferire almeno una parte della sua personalità nelle future automobili di serie, recuperando quella combinazione di sportività, bellezza e italianità che ha reso il Biscione uno dei marchi più amati della storia automobilistica.

E forse, per riuscirci, non serve necessariamente inventare qualcosa di completamente nuovo.

Alfa Romeo ha già tutto quello che le occorre. Basterebbe soltanto avere il coraggio di fare un tuffo nel passato, per tornare finalmente a costruire il proprio futuro.


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