28 Agosto 2026

Lancia Gamma: è davvero il modello di cui aveva bisogno il Marchio?

Nuova Lancia Gamma

Sarò abbastanza duro e diretto. Ma cercherò anche di essere lucido, perché quando si parla di Lancia per me non è semplicissimo separare completamente la ragione dalla passione.

Sono cresciuto con il ricordo di un Marchio capace di realizzare alcune delle automobili italiane più affascinanti di sempre. Basta tornare agli anni Ottanta e Novanta, oppure andare ancora più indietro e immergersi nella sua storia sportiva e nei rally, per capire quanto sia pesante quel nome. Forse proprio per questo guardo con particolare attenzione ogni nuovo capitolo della sua rinascita.

La nuova Ypsilon non mi aveva entusiasmato. Ora sta per arrivare la nuova Lancia Gamma e, almeno per quello che sappiamo e possiamo vedere oggi, i miei dubbi anziché diminuire sono aumentati.

La domanda è semplice:

Lancia aveva davvero bisogno di questa Gamma?

Un nome che pesa

Partirei proprio dal nome.

Gamma.

Per Lancia non è una sequenza di lettere scelta da un reparto marketing. È un nome che appartiene alla storia del Marchio e che inevitabilmente porta con sé aspettative importanti.

Ecco perché la nuova Gamma non può essere giudicata soltanto come l’ennesima automobile costruita su una moderna piattaforma multienergia.

Deve essere qualcosa di più.

Lancia la definisce un crossover fastback. È lunga 4,67 metri, larga 1,89 e alta 1,66 metri e nasce sulla piattaforma STLA Medium del Gruppo Stellantis.

Sarà prodotta in Italia, nello stabilimento di Melfi, e questo è certamente un aspetto che considero positivo. In un momento nel quale discutiamo continuamente del futuro dell’industria automobilistica nazionale, avere un modello Lancia progettato, sviluppato e prodotto nel nostro Paese rappresenta un valore.

Ma non basta la carta d’identità italiana per convincermi.

Il design? Ho qualche dubbio

Nuova Lancia Gamma

Partiamo da un presupposto: il design è soggettivo.

Quello che piace a me può non piacere a voi e viceversa. Ma in questa fascia di mercato ritengo che l’estetica sia seconda soltanto a un altro elemento fondamentale: il prezzo.

E ciò che ho visto finora della Gamma non mi ha conquistato.

Le immagini ufficiali diffuse da Lancia sono ancora poche e quindi sarebbe scorretto emettere una sentenza definitiva prima di osservare l’automobile nella sua interezza e, soprattutto, dal vivo.

Nel frattempo, però, sono circolate immagini dei prototipi durante i test e alcuni elementi iniziano a essere più leggibili.

Uno in particolare continua a lasciarmi perplesso: la soluzione adottata nella zona superiore del lunotto posteriore, con un elemento aerodinamico che visivamente sembra dividerne la parte alta.

Avrà certamente una propria funzione e aspetterò di conoscerne tutti i dettagli tecnici prima di giudicarla sotto quell’aspetto.

Esteticamente, però, non riesco ancora a trovarla coerente con quello che personalmente immagino pensando a una Lancia Gamma.

Una questione di identità

Ed è proprio qui che nasce il mio dubbio principale.

Non sto criticando la piattaforma STLA Medium perché condividere architetture, componentistica e tecnologie è ormai indispensabile nell’industria automobilistica contemporanea.

Sarebbe anacronistico pretendere il contrario.

Ciò che mi interessa è quello che viene costruito sopra quella piattaforma.

Guardando il profilo della nuova Gamma è difficile, almeno per me, non ritrovare proporzioni e soluzioni formali già incontrate nell’universo automobilistico contemporaneo e, più specificamente, all’interno del grande mondo Stellantis.

È necessariamente un difetto?

No.

Ma quando sul portellone c’è scritto Lancia e soprattutto quando si decide di utilizzare un nome come Gamma, personalmente mi aspetto qualcosa capace di essere riconoscibile immediatamente.

La Gamma del passato poteva piacere oppure no, ma aveva una propria identità.

Era lei.

Ed è proprio questa personalità che oggi vorrei ritrovare.

I numeri, invece, sono interessanti

Nuova Lancia Gamma

Se abbandoniamo per un momento il design e passiamo alla tecnica, la nuova Gamma presenta contenuti decisamente interessanti.

La gamma partirà da una versione ibrida da 145 CV, per la quale Lancia dichiara un’autonomia complessiva superiore a 1.000 km.

Poi arriveranno le elettriche.

Una versione da 230 CV con oltre 540 km di autonomia, una da 245 CV che promette oltre 740 km e, al vertice, una AWD a trazione integrale da 375 CV capace di arrivare fino a 675 km.

Numeri importanti.

Soprattutto i più di 740 km dichiarati per la versione da 245 CV potrebbero rappresentare un argomento molto interessante in un mercato elettrico nel quale l’autonomia continua a essere uno degli elementi maggiormente osservati dai clienti.

E anche i 375 CV della AWD ci dicono che Gamma non sarà semplicemente una grande crossover votata al comfort.

Ma poi arriverà inevitabilmente un’altra domanda.

Quanto costerà?

Al momento in cui scrivo non abbiamo ancora un listino ufficiale completo e quindi non voglio inventare cifre.

Ma il posizionamento sarà determinante.

Forse più di qualsiasi altro elemento.

Perché possiamo discutere per ore di design italiano, piattaforme, autonomia, cavalli, tecnologia e tradizione. Alla fine, quando un cliente entra in concessionaria, esiste una cifra sul preventivo.

Ed è quella cifra che deve confrontarsi con tutto il resto del mercato.

Oggi la concorrenza è molto più aggressiva rispetto a pochi anni fa.

Non ci sono soltanto i tradizionali marchi europei, giapponesi e coreani. Sono arrivati costruttori cinesi capaci di offrire automobili tecnologicamente molto complete con politiche commerciali aggressive.

Lancia dovrà confrontarsi anche con loro.

E non potrà farlo soltanto facendo leva sulla propria storia.

Il precedente Ypsilon

Nuova Lancia Gamma

È impossibile parlare della futura Gamma senza osservare ciò che è accaduto con la nuova Ypsilon.

Anche in quel caso la strategia è stata chiara: spostare il modello verso un posizionamento più alto rispetto alla precedente generazione e trasformarlo nel primo tassello della nuova identità Lancia.

Una scelta coraggiosa.

Personalmente, però, la nuova Ypsilon non mi aveva convinto fino in fondo.

Non tanto perché utilizzi una piattaforma condivisa – ripeto, è ormai assolutamente normale – quanto perché continuo a domandarmi quanto il cliente sia disposto a riconoscere economicamente il valore aggiunto del marchio.

Perché è questo il vero punto.

Una Lancia può certamente costare più di una concorrente generalista.

Anzi, storicamente sarebbe perfettamente coerente.

Ma per chiedere quel qualcosa in più deve anche riuscire a trasmettere immediatamente perché vale qualcosa in più.

Design, materiali, comfort, tecnologia, raffinatezza.

E soprattutto identità.

Due modelli per ricostruire Lancia

Oggi Lancia sta ricostruendo progressivamente la propria gamma partendo dalla Ypsilon.

La Gamma rappresenterà il secondo grande tassello di questa strategia.

Ed è proprio per questo che considero questa automobile molto più importante di quanto potrebbe sembrare.

Non deve semplicemente vendere.

Deve contribuire a spiegare che cosa vuole essere Lancia nei prossimi anni.

Premium?

Tecnologica?

Elegante?

Sportiva?

Innovativa?

Probabilmente un insieme di tutte queste cose.

Ma costruire un’identità è molto più complicato che mettere insieme una piattaforma moderna, un motore potente e un nome importante.

L’identità deve essere percepita.

Deve esserci qualcosa che, guardando quell’automobile passare per strada, faccia pensare immediatamente:

quella è una Lancia.

Nuova Lancia Gamma: il mio punto di vista

Non sto bocciando la nuova Gamma.

Sarebbe scorretto farlo prima ancora di averla vista nella sua veste definitiva, toccata, guidata e soprattutto prima di conoscerne prezzi e allestimenti.

Sto facendo qualcosa di diverso.

Mi sto chiedendo se questa sia davvero l’automobile di cui Lancia aveva bisogno in questo preciso momento della propria storia.

Perché riportare in vita un Marchio così importante non significa soltanto recuperare nomi dal passato.

Significa recuperare quella capacità di sorprendere che Lancia ha avuto per decenni.

Le Lancia che ricordiamo non erano copie migliori di qualcosa che esisteva già.

Spesso erano automobili che proponevano una propria interpretazione dell’automobile.

Ed è forse proprio questo che mi manca osservando, almeno per ora, la nuova Gamma.

Mi auguro sinceramente di sbagliarmi.

Mi auguro di vederla dal vivo e cambiare idea.

Mi auguro ancora di più di guidarla e scoprire che dietro quelle forme esiste quella raffinatezza tecnica e dinamica che il nome Lancia merita.

Perché quando un Marchio ha alle spalle una storia simile, essere semplicemente una buona automobile potrebbe non essere sufficiente.

Deve essere una Lancia.

Errare è umano…

Novità & Test Drive Auto e Moto Commenti disabilitati su Lancia Gamma: è davvero il modello di cui aveva bisogno il Marchio?
27 Agosto 2026

Nuova Mercedes Classe C, la storia insegna

Nuova Mercedes Classe C

Chi non ha mai desiderato, almeno una volta, una Mercedes Classe C?

È una domanda meno banale di quanto possa sembrare. Perché poche automobili sono riuscite a parlare negli anni a un pubblico tanto diverso. La Mercedes Classe C è stata l’auto del professionista, della famiglia, di chi voleva entrare nel mondo Mercedes e anche del giovane che magari la osservava sapendo di non potersela ancora permettere.

Berlina, soprattutto. Ma anche station wagon, perché personalmente continuo a pensare che una Classe C con la coda lunga abbia sempre un suo perché.

La storia di questa famiglia, considerando la 190 come sua progenitrice, parte nel 1982. Da allora Mercedes dichiara oltre 12 milioni di esemplari venduti.

Quarantaquattro anni dopo siamo arrivati a un punto che probabilmente all’epoca sarebbe stato difficile persino immaginare.

La nuova Mercedes Classe C è talmente evoluta che, per dotazioni e tecnologia, avrebbe fatto invidia a una Classe S di qualche decennio fa.

Ed è proprio qui che comincia la mia riflessione.

Dalla 190 alla nuova Mercedes Classe C

Nuova Mercedes Classe C

Naturalmente la nuova Classe C non ha quasi nulla in comune con la mitica 190.

Eppure un legame esiste.

La W201 rappresentava la porta d’ingresso a un certo modo di intendere Mercedes: dimensioni relativamente compatte, grande attenzione alla qualità, soluzioni tecniche raffinate e quella sensazione di solidità che per decenni è stata uno dei tratti distintivi del marchio di Stoccarda.

Poi è arrivata la W202 e con lei, nel 1993, la denominazione Classe C. Da quel momento dimensioni, prestazioni, comfort e tecnologia sono cresciuti generazione dopo generazione.

Fino ad arrivare qui.

Mercedes definisce questo aggiornamento il più ampio mai realizzato nella storia della Classe C. E basta scorrere le caratteristiche tecniche per capire che non si tratta semplicemente di qualche nuovo paraurti accompagnato dall’immancabile aggiornamento dell’infotainment.

Cambia parecchio.

E, cosa che personalmente apprezzo, Mercedes non ha deciso che debba esistere una sola risposta per tutti.

Benzina, diesel, plug-in: finalmente si può scegliere

Nuova Mercedes Classe C

In un momento storico nel quale l’industria automobilistica sta ancora cercando di capire quale sarà realmente il futuro della mobilità, la Classe C mantiene una gamma piuttosto articolata.

Ci sono motori benzina e diesel elettrificati attraverso un sistema mild hybrid a 48 volt, con ISG di seconda generazione capace di fornire fino a 17 kW e 205 Nm supplementari. Il quattro cilindri benzina M254 EVO adotta inoltre un compressore elettrico ausiliario studiato per migliorare la risposta ai bassi regimi e limitare il turbo lag.

E c’è ancora il diesel.

Sì, diesel.

L’OM654 EVO viene proposto con 163 oppure 200 CV ed è compatibile anche con carburanti HVO100, B10 e B20.

Poi arrivano le plug-in hybrid. La C 400 e 4MATIC raggiunge 395 CV e 650 Nm e utilizza una batteria da 19,53 kWh che consente fino a 100 km di autonomia elettrica WLTP. Interessante anche la possibilità di ricaricare in corrente continua fino a 55 kW, caratteristica che può rendere l’utilizzo elettrico qualcosa di più concreto rispetto alla classica PHEV ricaricata soltanto durante la notte.

Parallelamente c’è ormai anche la Classe C elettrica.

Termico, elettrificato, plug-in ed elettrico: al cliente la scelta.

E forse non dovrebbe essere una notizia.

Una piccola Classe S?

Nuova Mercedes Classe C

Il salto più evidente, però, è probabilmente quello tecnologico.

MB.OS diventa il cervello della vettura e permette aggiornamenti over-the-air. La quarta generazione di MBUX integra differenti sistemi di intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT e Google Gemini, mentre l’assistente virtuale è in grado di mantenere il contesto di una conversazione.

La navigazione utilizza Google Maps e il Google Cloud Automotive AI Agent; possono esserci fino a dieci telecamere, cinque radar e dodici sensori a ultrasuoni; arrivano funzioni MB.DRIVE sempre più evolute e persino la navigazione in realtà aumentata derivata da Classe S ed EQS.

Anche la meccanica non è stata dimenticata.

L’assetto è stato rivisto e può esserci l’asse posteriore sterzante fino a 2,5 gradi. Sotto i 100 km/h le ruote posteriori girano in direzione opposta rispetto alle anteriori per aumentare l’agilità; oltre quella soglia lavorano nella stessa direzione, aumentando virtualmente il passo e migliorando la stabilità. Il diametro di sterzata può così scendere a 10,64 metri.

Sulla tecnica, quindi, c’è poco da obiettare.

E lo stesso vale per il design.

Personalmente trovo questa Classe C riuscita. È moderna senza aver perso completamente la propria identità e riesce ancora a essere elegante senza risultare anonima. Anche la Station-wagon conserva quella combinazione tra rappresentanza e praticità che, a mio avviso, continua ad avere parecchio fascino.

Ma arriviamo al punto.

Quanto deve costare oggi una Mercedes Classe C?

Nuova Mercedes Classe C

Perché mentre le automobili diventano sempre più sofisticate, sta accadendo qualcosa che considero molto più importante dell’ennesimo display o dell’ultimo sistema di assistenza alla guida.

Stanno diventando sempre meno accessibili.

Mercedes indica per la Germania un prezzo di partenza di 48.844 euro IVA inclusa per la C 200 Berlina.

Ma il prezzo d’ingresso racconta soltanto una parte della storia.

Quando si configura una Classe C come probabilmente la vorrebbe chi sta scegliendo una Mercedes di questo livello – motorizzazione, allestimento, cerchi, sistemi di assistenza, comfort, tecnologia e qualche optional – salire considerevolmente di prezzo diventa molto facile.

E arrivare nella zona degli 80.000 euro cambia inevitabilmente la prospettiva.

Sono troppi?

Non voglio dare una risposta assoluta. Il valore di un’automobile dipende dal prodotto, dalla tecnologia che incorpora, dai costi industriali e, banalmente, dalla disponibilità economica di chi la acquista.

La domanda che mi interessa è un’altra.

A chi stiamo vendendo le automobili?

Non è più soltanto un problema delle utilitarie

Negli ultimi anni abbiamo parlato moltissimo dell’aumento dei prezzi delle vetture di segmento A e B.

Ed era inevitabile.

Quando un’utilitaria raggiunge cifre che fino a non molto tempo fa appartenevano a segmenti superiori, il problema diventa evidente.

Ma la stessa dinamica si sta progressivamente spostando verso l’alto.

Non riguarda più soltanto chi cerca la prima automobile o una piccola vettura da città. Comincia a coinvolgere famiglie, dirigenti, imprenditori e professionisti che fino a qualche anno fa rappresentavano proprio il bacino naturale di prodotti come la Classe C.

E qui, secondo me, l’industria automobilistica europea dovrebbe iniziare seriamente a interrogarsi.

Possiamo costruire automobili straordinarie. Possiamo dotarle di intelligenza artificiale, fari micro-LED, sospensioni sofisticate, sterzo posteriore, radar, telecamere e sistemi capaci quasi di anticipare le intenzioni del conducente.

Ma se il progresso tecnologico sposta continuamente verso l’alto la soglia economica necessaria per accedere al prodotto, prima o poi rischiamo di restringere troppo il pubblico al quale quel prodotto è destinato.

Il mio punto di vista

Nuova Mercedes Classe C

La nuova Mercedes Classe C mi piace.

Mi piace esteticamente, trovo interessante che Mercedes continui a offrire differenti tecnologie di propulsione e considero impressionante il livello tecnologico raggiunto da quella che continuiamo a chiamare semplicemente “Classe C”.

Pensateci: alcune delle sue dotazioni avrebbero fatto apparire fantascientifica una Classe S di venticinque anni fa.

Ma proprio questa crescita mi lascia con un dubbio.

La Classe C è diventata enormemente più automobile. Più sicura, potente, connessa, efficiente e sofisticata.

Ma nel frattempo non rischia di essersi allontanata proprio da una parte di quel pubblico che ne ha decretato il successo?

Non parlo soltanto del cosiddetto automobilista medio.

Parlo anche del professionista, dell’imprenditore, di chi lavora e fino a ieri considerava una berlina premium di segmento D un obiettivo importante, ma comunque raggiungibile.

La tecnologia ha un costo. La sicurezza ha un costo. Lo sviluppo ha un costo. Nessuno lo mette in discussione.

Ma anche il cliente ha un limite.

E se dalle utilitarie alle berline premium continuiamo ad alzare l’asticella, arriverà un momento nel quale dovremo chiederci non soltanto quanto sia bella e tecnologicamente avanzata l’automobile che abbiamo costruito, ma quanti possano ancora permettersi di comprarla.

La storia della Classe C insegna quanto sia importante costruire un’automobile desiderabile.

Forse il futuro dell’automobile dovrà ricordarci che è altrettanto importante mantenerla raggiungibile.

Meditate, Case costruttrici. Meditate.

Novità & Test Drive Auto e Moto Commenti disabilitati su Nuova Mercedes Classe C, la storia insegna