Continua la demonizzazione del Diesel ! Le auto Diesel , quelle soprattutto in linea con la normativa Euro 6, inquinano pochissimo, anzi... A Roma oggi, 14 Gennaio, il Comune ha deciso di vietare la circolazione a tutte le auto Diesel, includendo…
Carburante, prezzi in calo? Benzina a 2 euro e diesel ancora più caro: cosa c’è da festeggiare?
Il carburante costa meno. O almeno così raccontano i titoli di diverse testate nazionali. Ma quando la benzina sfiora ancora i due euro al litro e il diesel supera abbondantemente questa soglia, viene spontaneo chiedersi: meno rispetto a cosa?
Perché un prezzo in calo non è necessariamente un prezzo conveniente. E per milioni di automobilisti italiani, fare il pieno continua a rappresentare una spesa importante. Leggo che il prezzo del carburante è diminuito, che la benzina viene venduta sotto i due euro in moltissimi distributori e che le iniziative di contenimento introdotte dalle compagnie petrolifere stanno producendo risultati.
Tutto vero, almeno dal punto di vista dei numeri.
Ma permettetemi una considerazione: pagare quasi due euro per un litro di benzina non mi sembra esattamente una conquista da celebrare.
Soprattutto in un Paese nel quale l’automobile continua a essere indispensabile per milioni di persone e nel quale il costo della mobilità incide pesantemente sui bilanci familiari.
E mentre qualcuno sottolinea la riduzione dei prezzi, dal 1° novembre 2026 cambia anche il sistema di contenimento applicato da alcune compagnie petrolifere.
Insomma, il carburante diminuisce di prezzo, ma le certezze per gli automobilisti non aumentano.
Prezzo carburante oggi: benzina a 2 euro e diesel oltre 2,20 euro
Partiamo dai numeri, perché sono quelli che permettono di comprendere la reale situazione.
Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 1° novembre 2026, il prezzo medio nazionale del carburante in modalità self-service è pari a 2,010 euro al litro per la benzina e 2,241 euro per il gasolio.
In autostrada si sale rispettivamente a 2,036 e 2,287 euro al litro.
Il Ministero evidenzia che circa l’82% dei distributori propone benzina sotto i due euro, mentre soltanto il 42% vende gasolio a meno di 2,20 euro.
Un dato che viene presentato come un segnale positivo.
E certamente, rispetto a prezzi ancora più elevati, ogni diminuzione è benvenuta.
Ma proviamo a ragionare dal punto di vista di chi deve utilizzare quotidianamente l’automobile.
Un pieno da 50 litri costa mediamente 100,50 euro per la benzina e 112,05 euro per il diesel.
Parliamo di cifre importanti, soprattutto per chi percorre molti chilometri ogni settimana.
Chi utilizza l’auto per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o raggiungere località non servite adeguatamente dai mezzi pubblici non può semplicemente decidere di smettere di fare rifornimento.
Il carburante non è un acquisto superfluo.
Per moltissimi italiani è una necessità.
E allora continuo a chiedermi: davvero dobbiamo considerare una buona notizia il fatto che un litro di benzina costi poco meno di due euro?
Carburante, addio al tetto fisso: cosa cambia dal 1° novembre 2026
C’è poi un’altra questione che merita attenzione.
Dal 1° novembre cambia il meccanismo di contenimento dei prezzi introdotto dalle principali compagnie petrolifere.
IP e Tamoil hanno concluso le iniziative previste fino al 31 ottobre, mentre Eni e Q8 hanno deciso di proseguire le rispettive misure fino alla fine dell’anno.
Ma con una differenza sostanziale: il sistema non garantisce più necessariamente un prezzo massimo fisso e immutabile.
Eni ha indicato come livelli di riferimento 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 euro per il gasolio, precisando però che potranno essere rivalutati in funzione dell’andamento del mercato e delle condizioni di approvvigionamento.
Anche Q8 prosegue con un meccanismo di contenimento modulabile.
Ora, comprendo perfettamente che il mercato petrolifero sia influenzato da fattori internazionali, disponibilità delle materie prime, costi logistici e quotazioni dei prodotti raffinati.
Ma il problema, per chi arriva davanti a una pompa di carburante, rimane sostanzialmente lo stesso.
Se il tetto pensato per contenere il prezzo della benzina sfiora i due euro al litro, quanto possiamo davvero ritenerci soddisfatti?
Non sto sostenendo che le iniziative delle compagnie siano inutili.
Evitare ulteriori aumenti è certamente positivo.
Ma contenere un prezzo elevato non significa aver risolto il problema del caro carburante.
E soprattutto non significa aver restituito agli automobilisti una mobilità economicamente sostenibile.
Carburante e accise: il peso delle tasse sul prezzo alla pompa
Quando si parla di costo del carburante in Italia, prima o poi si arriva inevitabilmente alle accise.
Un argomento che torna ciclicamente al centro del dibattito e che continua a provocare malcontento tra gli automobilisti.
Per anni abbiamo sentito parlare delle imposte introdotte per finanziare guerre, emergenze e ricostruzioni.
È necessario precisare che oggi quelle singole componenti storiche non esistono più come tributi separati destinati alle rispettive emergenze: sono state riordinate in un sistema unitario di imposizione sui carburanti.
Ma questa precisazione non cambia la questione fondamentale.
Una parte rilevante del prezzo pagato alla pompa è costituita da accise e IVA.
E non possiamo ignorare che si tratta di una tassazione che incide direttamente sul costo della mobilità.
Non è soltanto una questione di automobilisti appassionati, di auto sportive o di persone che amano viaggiare.
È una questione che riguarda lavoratori, famiglie, artigiani, professionisti e imprese.
Personalmente faccio fatica a immaginare una ripresa davvero significativa del comparto automotive fino a quando utilizzare un’automobile continuerà a rappresentare una spesa così elevata.
Possiamo parlare di incentivi all’acquisto, nuove motorizzazioni, tecnologie avanzate e riduzione delle emissioni.
Ma a cosa serve rendere più accessibile l’acquisto di un veicolo se poi il suo utilizzo quotidiano continua a essere pesantemente gravato dai costi?
La mobilità non dovrebbe trasformarsi progressivamente in un privilegio.
E invece ho la sensazione che sia proprio questa la direzione verso la quale ci stiamo muovendo.
Carburante o auto elettrica: quale soluzione costa davvero meno?
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che esiste un’alternativa al carburante tradizionale: l’automobile elettrica.
Sono favorevole all’innovazione tecnologica e considero l’elettrico una soluzione interessante, soprattutto per determinate esigenze di mobilità.
Ma attenzione a presentarlo come la risposta universale al problema dei costi.
Perché ricaricare un’auto elettrica non costa sempre meno che fare rifornimento a una vettura a benzina o diesel.
Dipende da molti fattori, a cominciare dalla possibilità di ricaricare a casa.
Chi dispone di un garage privato, di una tariffa domestica conveniente e magari di un impianto fotovoltaico parte da una situazione decisamente favorevole.
Ma chi vive in condominio, non possiede un posto auto privato o deve affidarsi alle colonnine pubbliche può trovarsi davanti a costi completamente differenti.
Facciamo un esempio.
Immaginiamo un’automobile elettrica con un consumo medio di 18 kWh ogni 100 chilometri.
Con una tariffa domestica di 0,25 euro/kWh, il costo dell’energia necessaria è di circa 4,50 euro per 100 chilometri, senza considerare le perdite di ricarica.
Ma utilizzando una colonnina pubblica con una tariffa di 0,70 euro/kWh, la stessa percorrenza costa 12,60 euro.
A quel punto, una vettura diesel che consumi 5 litri ogni 100 chilometri, con il gasolio a 2,241 euro al litro, richiede circa 11,21 euro.
Significa che, in questo specifico esempio, ricaricare l’elettrica alla colonnina pubblica costa più del diesel.
Naturalmente non è una regola valida per tutte le automobili e tutte le tariffe.
Ma dimostra quanto sia sbagliato affermare che l’elettrico sia sempre e comunque più conveniente.
Senza un piano tariffario adeguato e senza una rete di ricarica economicamente accessibile, il vantaggio dell’auto elettrica può ridursi sensibilmente o addirittura scomparire.
E questo è un problema che dovrebbe essere affrontato con la stessa attenzione dedicata agli incentivi per l’acquisto.
Il costo del carburante pesa anche sui trasportatori e sulle imprese
C’è poi un altro aspetto che troppo spesso viene sottovalutato.
Il prezzo del carburante non incide soltanto su chi guida un’automobile.
Quando il gasolio supera i 2,20 euro al litro, le conseguenze riguardano anche il mondo dell’autotrasporto.
Camion, furgoni commerciali e veicoli destinati alla distribuzione delle merci rappresentano una componente fondamentale del sistema economico italiano.
E per molte imprese il carburante costituisce una voce di costo particolarmente importante.
Le proteste delle associazioni di categoria non dovrebbero quindi essere considerate una semplice questione interna al settore.
Perché un aumento dei costi di trasporto può riflettersi, almeno in parte, sui prezzi dei prodotti che acquistiamo quotidianamente.
Alimentari, beni di consumo, materiali e servizi dipendono da una rete logistica che deve necessariamente sostenere spese energetiche.
E alla fine, direttamente o indirettamente, il conto rischia di arrivare anche a chi non possiede un’automobile.
È per questo che considero il caro carburante un problema economico generale e non soltanto una questione automobilistica.
Auto di servizio e carburante: ma i politici sanno quanto costa un pieno?
C’è infine una domanda che vorrei rivolgere a chi prende le decisioni.
Quando un rappresentante delle istituzioni utilizza un’auto di servizio per gli spostamenti istituzionali, chi paga il carburante?
Naturalmente, nei casi previsti e autorizzati, le spese sono sostenute dall’amministrazione competente secondo le regole applicabili.
Non tutti i politici dispongono di un’auto di servizio e questo non significa che qualsiasi utilizzo personale sia consentito.
Ma il punto della mia domanda è un altro.
Mi piacerebbe sapere quanto venga realmente percepito il peso di un pieno da oltre cento euro da parte di chi, per determinati spostamenti di lavoro, non deve sostenerne personalmente il costo.
È una provocazione, certo.
Ma nasce da una considerazione molto concreta.
Chi prende decisioni sulla fiscalità e sulla mobilità dovrebbe conoscere perfettamente le difficoltà quotidiane di chi utilizza l’automobile per necessità.
Di chi ogni mattina percorre decine di chilometri per andare al lavoro.
Di chi non può permettersi di acquistare un’auto nuova.
Di chi vive in una zona nella quale il trasporto pubblico non rappresenta un’alternativa reale.
Per queste persone il prezzo del carburante non è una statistica.
È una spesa che incide direttamente sul bilancio familiare.
Prezzo carburante in calo? Il vero problema è quanto costa muoversi in Italia
Non voglio negare che una riduzione dei prezzi sia preferibile a un aumento.
Ogni centesimo risparmiato è importante.
Ma credo sia necessario smettere di confondere una diminuzione temporanea con una soluzione strutturale.
La benzina intorno ai due euro al litro e il diesel oltre i 2,20 euro non rappresentano, a mio avviso, una condizione rassicurante.
Così come un tetto ai prezzi che può essere rivisto in funzione del mercato non rappresenta una garanzia definitiva per gli automobilisti.
E non credo nemmeno che basti indicare l’elettrico come alternativa, senza affrontare seriamente il problema delle tariffe di ricarica pubblica.
Il costo della mobilità in Italia meriterebbe una riflessione molto più ampia.
Una riflessione che coinvolga fiscalità, infrastrutture, trasporti pubblici, nuove tecnologie e sostegno alle imprese.
Perché l’automobile, piaccia o meno, continua a rappresentare uno strumento indispensabile per milioni di persone.
E dovrebbe rimanere accessibile.
Quando leggo che il prezzo del carburante è in calo, quindi, non riesco a entusiasmarmi.
Guardo il display del distributore.
Penso alle accise, ai trasportatori, ai pendolari e alle famiglie.
Penso a quanto costa semplicemente spostarsi in Italia.
E continuo a farmi la stessa domanda.
Carburante in calo? Benissimo. Ma quando potremo finalmente parlare di prezzi davvero sostenibili?
