Ferrari Luce - Volante

Ferrari osa, e lo fa partendo da uno degli elementi più delicati della sua storia recente: gli interni della prima vera auto elettrica del Cavallino. Con la presentazione della Ferrari Luce, il marchio di Maranello inaugura una nuova fase, fatta di elettrificazione, interfacce digitali e materiali hi-tech, senza però rinunciare alla propria identità.

Il progetto Ferrari Luce nasce attorno a una filosofia precisa: l’elettrico come mezzo, non come fine. Non una rottura con il passato, ma un’evoluzione controllata, in cui design, ergonomia e coinvolgimento del pilota restano centrali.

In questo senso, la Luce rappresenta un esperimento coraggioso. Ferrari sceglie di raccontare la propria transizione partendo dall’abitacolo, cioè dallo spazio in cui il rapporto tra uomo e macchina si costruisce davvero. Ed è proprio qui che emerge il primo segnale forte: un tuffo nel passato, con un’anima dichiaratamente moderna.

Ferrari Luce: interni retrò, tra tradizione analogica e tecnologia digitale

Ferrari Luce - Strumentazione

L’abitacolo della Ferrari Luce è concepito come un volume unico, pulito e razionale, progettato per ridurre il carico cognitivo del guidatore e favorire un’interazione intuitiva. Al centro del progetto c’è la volontà di recuperare la fisicità dei comandi, in controtendenza rispetto alla diffusione indiscriminata dei touchscreen.

Pulsanti meccanici, levette, quadranti e interruttori convivono con display digitali ad alta definizione, creando un equilibrio tra analogico e digitale che richiama le Ferrari storiche, reinterpretandole in chiave contemporanea. Il volante a tre razze, ispirato ai modelli Nardi degli anni Cinquanta e Sessanta, diventa il simbolo di questa continuità stilistica.

Il Binnacle mobile, dotato di doppio display OLED, segue il movimento del volante e migliora la leggibilità delle informazioni. Il pannello di controllo orientabile, la chiave in vetro con display E-Ink e il Multigraph integrato testimoniano una cura maniacale per il dettaglio e per l’esperienza sensoriale.

Non è solo una questione estetica. Ferrari lavora sulla qualità percepita attraverso materiali nobili, come l’alluminio riciclato lavorato CNC, il vetro Corning Gorilla e superfici anodizzate ad alta resistenza. L’obiettivo è dichiarato: far percepire la Luce come una vera Ferrari, anche in assenza del motore termico.

Un nuovo linguaggio per l’era elettrica

Ferrari Luce - Cambio e pulsante accensione

La collaborazione con LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive e Marc Newson, rafforza il carattere culturale del progetto. Non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma della costruzione di un nuovo linguaggio visivo e funzionale, capace di dialogare con il mondo della tecnologia senza snaturare il DNA del marchio.

Ferrari sceglie San Francisco come palcoscenico per questa fase del lancio, sottolineando il legame tra automotive, design e innovazione digitale. Un messaggio chiaro: il futuro del Cavallino passa anche dalla Silicon Valley, ma senza dimenticare Maranello.

La nuova strategia di denominazione, inaugurata proprio con il nome “Luce”, rafforza questa visione. Non è solo un modello, ma un manifesto industriale che anticipa il modo in cui Ferrari intende affrontare l’elettrificazione nei prossimi anni.

Tra coraggio progettuale e rischio identitario

Presentare gli interni prima degli esterni non è una scelta casuale. Ferrari vuole rassicurare i suoi clienti e i suoi appassionati: anche nell’era elettrica, l’esperienza di guida resta centrale. Il pilota è ancora al centro, non subordinato a un ecosistema digitale impersonale.

Allo stesso tempo, il rischio esiste. L’equilibrio tra heritage e innovazione è fragile, soprattutto per un marchio costruito su motori, suoni e meccanica pura.

Ferrari Luce - Infotainment

La Ferrari Luce dovrà dimostrare su strada di essere all’altezza delle promesse fatte sul piano del design e dell’interfaccia.

Per ora, il segnale è chiaro: Ferrari non subisce la transizione, ma prova a guidarla secondo le proprie regole. Con un linguaggio nuovo, ma radicato nella propria storia.

La Ferrari Luce è quindi molto più di un’auto elettrica: è un banco di prova culturale, tecnico e identitario. Un tuffo nel passato, con un’anima moderna, che racconta la volontà del Cavallino di restare rilevante anche nel mondo che verrà.

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Ferrari 12Cilindri Tailor Made vista frontale con vernice Yoonseul iridescente

Ferrari torna a spingersi oltre i confini della personalizzazione con una 12Cilindri Tailor Made destinata al mercato sudcoreano. Non una semplice one-off, ma un manifesto culturale su quattro ruote, dove design, artigianato e contaminazioni artistiche diventano parte integrante del progetto. Un’operazione affascinante, che però apre anche una riflessione su cosa significhi oggi “esclusività” nell’era delle supercar su misura.

Il cuore dell’iniziativa è una collaborazione che attraversa tre continenti: l’Asia, con cinque giovani artisti coreani; l’Europa, con il Centro Stile Ferrari; il Nord America, con COOL HUNTING, piattaforma editoriale di riferimento nel mondo del design contemporaneo. Un lavoro, quello sulla Ferrari 12Cilindri durato quasi due anni, durante i quali Maranello ha messo a disposizione know-how tecnico e capacità progettuale, lasciando spazio a linguaggi creativi esterni.

Il primo elemento che cattura lo sguardo è la nuova vernice Yoonseul, una finitura transizionale sviluppata ad hoc. Ispirata alla tradizione coreana e alle ceramiche Celadon, cambia tonalità dal verde al viola con riflessi blu, evocando la luce del sole che danza sul mare.

Un colore suggestivo, ma soprattutto simbolico: un ponte tra heritage orientale e avanguardia tecnologica.

Ferrari 12Cilindri Tailor Made tra artigianato e sperimentazione

Retro Ferrari 12Cilindri Tailor Made con scarichi doppi e design aerodinamico

L’abitacolo è un vero laboratorio creativo. L’artista Daehye Jeong, specializzata in fibre naturali, ha reinterpretato la tradizionale tessitura in crine di cavallo. Il risultato è un tessuto tridimensionale applicato a sedili, superfici morbide e zona piedi, sviluppato per la prima volta per una Ferrari.

Non solo: il motivo viene serigrafato sul tetto in vetro, creando giochi di luce inediti, mentre un’opera tessuta a mano in crine mongolo viene inserita direttamente nella plancia. Qui il concetto di “auto” lascia spazio a quello di “installazione artistica”.

Quando si parla di Ferrari la mente riporta sempre e un unico esemplare: l’indimenticabile Testarossa 

Hyunhee Kim porta invece la sua ricerca sui materiali traslucidi. I suoi interventi sono visibili su scudetti, coprimozzi, scritte Ferrari e Cavallino Rampante, realizzati con effetti di trasparenza mai visti prima su una Tailor Made. Anche il tunnel centrale dell’abitacolo segue questa estetica, affiancato da una targhetta calligrafica realizzata a mano. Interessante anche il vano portaoggetti nel bagagliaio: un vero pezzo d’arte utilizzabile come bagaglio, con sistema di chiusura ispirato alla chiave Ferrari.

Il bianco domina alcune scelte cromatiche grazie a TaeHyun Lee, artista noto per la reinterpretazione moderna delle tecniche di laccatura tradizionali. Le sue superfici lucide ispirano le pinze freno bianche, una prima assoluta per una Ferrari di produzione, e le palette del cambio. Una scelta che divide: elegante e raffinata, ma lontana dall’immaginario sportivo classico del marchio.

Sul fronte estetico esterno entra in scena il duo GRAYCODE (jiiiiin), che ha trasformato il suono del V12 in un pattern grafico applicato alla carrozzeria. Letteralmente: l’onda sonora del motore diventa decorazione visiva. Una soluzione affascinante, che porta il concetto di “sound design” su un piano inedito, utilizzando una variante più scura della vernice Yoonseul per creare profondità.

Il coordinamento artistico è stato curato da Evan Orensten e Josh Rubin di COOL HUNTING, insieme alla curatrice JaeEun “Jane” Lee e ai team R&D Ferrari. Un progetto complesso, che dimostra quanto oggi il lusso automobilistico stia cercando nuove strade narrative per giustificare la propria esclusività.

Dettaglio carrozzeria Ferrari 12Cilindri Tailor Made con effetto cromatico Yoonseul

La mia lettura

Questa Ferrari 12Cilindri Tailor Made è affascinante, ma pone una domanda: siamo ancora di fronte a un’auto o a un’opera da museo? L’operazione è culturalmente stimolante, ma rischia di allontanare il concetto di Ferrari dalla sua anima più pura: la guida, il motore, l’emozione meccanica. È un’evoluzione inevitabile? Forse sì. Ma resta il dubbio che l’auto diventi sempre più supporto narrativo, più che protagonista.

Ferrari 12Cilindri: tecnica e identità

Dietro l’abito artistico resta comunque una vera Ferrari. La 12Cilindri si ispira alle GT degli anni ’50 e ’60, con motore anteriore e due posti secchi. Le linee sono pulite, quasi classiche, ma integrate con aerodinamica attiva e cofano ad apertura invertita. Sotto il cofano pulsa il nuovo V12 aspirato 6.5 litri, capace di erogare 830 cv fino a 9.500 giri/min. Numeri che parlano chiaro:

  • 0-100 km/h in 2,9 secondi

  • Velocità massima oltre 340 km/h

  • Cambio F1 a doppia frizione a 8 rapporti.

Prestazioni da vera GT moderna, che dimostrano come, nonostante l’estetica concettuale, la base tecnica resti solidamente ancorata al DNA Ferrari.

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