Honda X-ADV 750 2027

Ricordo ancora quando ho provato l’Honda X-ADV 750 in Sicilia. Veloce, agile, scattante, ma soprattutto tremendamente coinvolgente: bastano pochi chilometri per capire perché questo mezzo sia riuscito a costruirsi un successo così importante. L’estetica, a mio avviso da urlo, fa sicuramente la sua parte, ma è guidandolo che emerge la vera particolarità di un progetto che ancora oggi faccio fatica a inserire in una categoria precisa.

Per il 2027 il costruttore nipponico ha scelto di non modificare la tecnica, introducendo quattro nuove colorazioni sul nuovo Honda X-ADV 750: Mat Warm Ash Metallic e Pearl Deep Mud Gray, alle quali si aggiungono le Special Edition Grand Prix Red e Mat Ballistic Black Metallic con grafiche “big logo” e foderi forcella color oro. Una scelta apparentemente conservativa che, osservando il prodotto nel suo complesso, trovo invece piuttosto comprensibile: quando una formula funziona così bene, cambiarla soltanto per poter parlare di novità può essere molto più rischioso che continuare ad affinarne l’identità.

L’Honda X-ADV 750 non è uno scooter. Ma non è nemmeno una moto

Honda X-ADV 750 2027

È probabilmente questo il segreto dell’X-ADV. Continuare a definirlo semplicemente uno scooter sarebbe riduttivo, ma considerarlo una moto tradizionale sarebbe altrettanto sbagliato: Honda ha creato qualcosa che sta volutamente nel mezzo, prendendo elementi da entrambi i mondi e costruendo attorno a essi una personalità tutta sua. Una ricetta che inizialmente poteva sembrare azzardata e che invece il mercato ha premiato.

Durante la mia prova in Sicilia ciò che mi colpì maggiormente fu proprio la naturalezza con cui riuscivo ad andare forte. Non serve assumere una posizione di guida sacrificata, non bisogna combattere con il mezzo e soprattutto non occorre rinunciare alla comodità per divertirsi tra le curve. L’X-ADV riesce a mantenere quella facilità tipica di un veicolo pensato anche per l’utilizzo quotidiano, ma quando la strada diventa interessante emerge una componente dinamica che sorprende ancora di più proprio perché non te l’aspetti fino in fondo.

Ed è lì che cominci a capire il perché di tanto successo.

Il DCT resta una delle sue armi migliori

Tra i tanti plus tecnologici ce n’è uno che continuo a considerare fondamentale: il cambio DCT. Fino a non molti anni fa sarebbe stato difficile immaginare una simile diavoleria su un mezzo del genere, mentre oggi il doppia frizione Honda è diventato parte integrante del carattere dell’X-ADV. Le cambiate richiedono appena 70 millisecondi e possono essere gestite automaticamente oppure manualmente attraverso le palette sul manubrio, ma ciò che conta maggiormente è quanto il sistema riesca a rendere naturale la guida.

Honda lo aveva ulteriormente affinato con il Model Year 2025, lavorando soprattutto sulle partenze e sulla gestione sotto i 10 km/h, uno degli aspetti più delicati per un mezzo pesante dotato di trasmissione automatizzata. Per il 2027 quella soluzione rimane invariata, così come restano i programmi di cambiata associati ai Riding Mode e le possibilità di personalizzazione offerte dalle modalità USER.

Il punto, però, è che durante la guida tutta questa tecnologia tende quasi a scomparire. Ed è probabilmente il complimento migliore che si possa fare a un sistema complesso: invece di costringerti a pensare a cosa stia facendo, lavora per permetterti di concentrarti sulla strada.

58,6 CV possono divertire parecchio

Honda X-ADV 750 2027

Anche il motore dimostra quanto oggi sia facile cadere nella trappola dei numeri. Il bicilindrico parallelo da 745 cc sviluppa 58,6 CV a 6.750 giri/min e 69 Nm a 4.750 giri/min, valori che sulla carta non fanno certo gridare al miracolo in un mercato nel quale siamo ormai abituati a potenze ben superiori. Eppure su strada il carattere del propulsore, la coppia disponibile ai bassi e medi regimi e il lavoro del DCT costruiscono un insieme decisamente efficace.

L’X-ADV scatta, riprende e soprattutto permette di mantenere ritmi molto interessanti senza trasformare ogni trasferimento in una sessione di allenamento. Le prime tre marce sono volutamente corte per privilegiare accelerazione e ripresa, mentre quarta, quinta e sesta sono più distese per contenere consumi e regime nelle percorrenze veloci. Honda dichiara 27,8 km/l nel ciclo WMTC e, grazie al serbatoio da 13,2 litri, un’autonomia teorica nell’ordine dei 370 km.

Tecnologia sì, ma è la guida che conquista

Potrei soffermarmi sul TFT da 5 pollici con Honda RoadSync, sui quattro Riding Mode Sport, Standard, Gravel e Rain, sulle due configurazioni USER, sul controllo di trazione HSTC regolabile su tre livelli oppure sul Cruise Control di serie. Potrei parlare del sottosella da 22 litri, della presa USB-C, della Smart Key e di una lista di accessori capace di trasformarlo da commuter urbano a mezzo da viaggio.

Sono tutti elementi importanti, ma non credo siano quelli che ti fanno innamorare dell’X-ADV. Almeno per me non lo sono stati.

Quello che rimane dopo averlo guidato è la sensazione di un mezzo capace di fare cose che, osservandolo da fermo, non penseresti possibili con tanta naturalezza. La forcella rovesciata da 41 mm, il Pro-Link posteriore, il forcellone in alluminio, la ruota anteriore da 17 pollici e soprattutto l’impostazione ciclistica contribuiscono a costruire un comportamento molto più vicino al mondo motociclistico di quanto la presenza del DCT e del vano sottosella potrebbero far pensare.

Perfetto? No, perché 237 kg si sentono

Arriviamo ai difetti, perché lo so che volete leggerli. Il primo, per me, è inevitabilmente il peso: con 237 kg con il pieno, l’X-ADV non è proprio una piuma. Quando si è in movimento la distribuzione delle masse e la ciclistica riescono a nasconderne molto bene una parte, ma nelle manovre da fermo e alle bassissime velocità la bilancia torna inevitabilmente a presentare il conto.

La sella è posta a 820 mm da terra e Honda ha lavorato sulla sua conformazione proprio per facilitare l’appoggio dei piedi, mentre gli affinamenti del DCT aiutano nelle manovre più lente. Tutto funziona, ma i chilogrammi rimangono e per chi non è particolarmente alto o deve gestirlo frequentemente in spazi stretti possono rappresentare un elemento da valutare prima dell’acquisto.

Poi c’è il prezzo

Il secondo punto è ancora più delicato perché riguarda il posizionamento. L’X-ADV è un prodotto premium e non ha mai fatto mistero di volerlo essere, ma basta iniziare a configurarlo con alcuni degli accessori disponibili per raggiungere cifre importanti. Adventure Pack, Comfort Pack, Style Pack, Travel Pack, Urban Pack, valigie, top box, manopole riscaldabili e terminale Akrapovič permettono di cucirselo addosso, ma naturalmente fanno salire rapidamente il conto.

Ed è qui che personalmente inizierei a ragionare. Perché configurato come piace a me, l’X-ADV può arrivare a costare sensibilmente più di una Honda Transalp equipaggiata con E-Clutch. Sono due prodotti profondamente differenti e sarebbe sbagliato trasformare il confronto in un semplice euro contro euro, ma quando la cifra richiesta per un crossover automatico supera quella di una vera adventure di media cilindrata, qualche domanda diventa inevitabile.

Mica poco.

Honda nel 2027 non cambia la ricetta

Honda X-ADV 750 2027

Forse è proprio per questo che trovo sensata la strategia adottata per il Model Year 2027. Nessuna rincorsa alla potenza, nessuna rivoluzione tecnica costruita artificialmente per giustificare un nuovo anno modello: arrivano colori diversi e due Special Edition molto appariscenti, mentre tutto ciò che definisce realmente l’X-ADV rimane invariato.

La Special Edition Grand Prix Red è probabilmente quella che sceglierei, soprattutto abbinata alla forcella oro e alla grande grafica laterale, ma qui entriamo inevitabilmente nel gusto personale. Ciò che conta è che Honda non abbia sentito la necessità di snaturare un mezzo che, a distanza di anni dal debutto, continua ad avere pochissimi equivalenti diretti.

Il mio punto di vista

Ripensando alla Sicilia e a quella prova, capisco ancora oggi perché l’X-ADV abbia conquistato così tanti motociclisti. Non è soltanto bello, non è soltanto tecnologico e non è nemmeno semplicemente comodo: è uno di quei mezzi che acquistano realmente senso quando inizi a guidarli. Ti accorgi che puoi andare forte con una facilità quasi disarmante, divertirti tra le curve e poco dopo tornare a utilizzarlo come un praticissimo mezzo quotidiano.

Ha dei difetti? Certamente. 237 kg non sono pochi e il prezzo, soprattutto iniziando a giocare con gli accessori, può diventare impegnativo. Ma probabilmente una parte del successo dell’X-ADV nasce proprio dal fatto che chi lo compra non sta cercando necessariamente una moto o uno scooter.

Sta cercando un X-ADV.

E quando riesci a trasformare il nome di un modello in una categoria a sé, significa che qualcosa l’hai fatto decisamente bene.

Dalle quattro alle due ruote Commenti disabilitati su Honda X-ADV 750 2027: bisogna guidarlo per capire perché ha tanto successo
Dacia Striker

Dacia Striker, già…

Quando penso a come ho conosciuto il Marchio Dacia, la prima parola che mi viene in mente è sostanza. Poche concessioni all’apparenza, automobili concrete e soprattutto una filosofia commerciale estremamente semplice: spendere il giusto per avere ciò che realmente serve. Negli anni Dacia ha compiuto però qualcosa di ancora più difficile. Ha saputo conquistare consensi, quote di mercato e credibilità riuscendo progressivamente a sdoganare persino le proprie origini.

Parliamoci chiaro.

C’è stato un periodo nel quale possedere una Dacia non era esattamente qualcosa da raccontare con orgoglio agli amici. Era percepita come l’automobile economica, quella scelta soprattutto perché costava meno delle altre.

Oggi?

Se hai un Duster sei uno giusto. Se hai una Sandero GPL sei probabilmente uno che ha fatto bene i conti prima di comprare un’automobile.

E se domani avrai una Dacia Striker?

Dacia Striker

Beh, qui secondo me occorre fare una riflessione.

Dacia ha cambiato la percezione del low cost

In questo spazio posso permettermi di parlare liberamente e non ho alcun problema ad ammettere di aver consigliato Dacia diverse volte anche ad amici e conoscenti.

Ne ho guidate tante, soprattutto negli anni in cui dirigevo ReportMotori.it, e il concetto che mi trasmettevano era quasi sempre lo stesso.

Spendevi ciò che acquistavi.

Potrebbe sembrare una considerazione banale, ma nell’automobile contemporanea non lo è affatto.

Dacia non cercava necessariamente di convincerti di avere materiali premium, l’ultimo ritrovato tecnologico oppure soluzioni che nessun’altra vettura possedeva.

Ti dava un’automobile.

Semplice, concreta, sufficientemente robusta e proposta a una cifra coerente.

La Sandero è diventata una garanzia commerciale.

Il Duster ha costruito negli anni un’identità talmente forte da mantenere un’interessante appetibilità anche quando arriva il momento di rivenderlo.

Il Bigster sta cercando di portare questa filosofia più in alto.

E adesso arriva Striker.

4,62 metri e meno di 25.000 euro

Dacia Striker

Qui comincia la parte interessante.

Dacia definisce Striker un crossover capace di prendere qualcosa da tre mondi differenti: posizione di guida e capacità outdoor dei SUV, versatilità delle station wagon ed efficienza delle berline.

Tradotto in numeri significa una vettura lunga 4,62 metri ma alta soltanto 1,53, con un’altezza da terra di 19 centimetri sulle versioni a trazione anteriore e 20 sulla 4×4.

Quasi una station wagon rialzata, quindi, più che il classico SUV.

E il bagagliaio può raggiungere i 600 litri.

La cosa che considero ancora più interessante, però, è un’altra.

Il prezzo d’ingresso annunciato sarà inferiore a 25.000 euro.

In un mercato nel quale abbiamo progressivamente perso il riferimento di cosa debba costare un’automobile, leggere una cifra simile accanto a una vettura del segmento C lunga oltre quattro metri e mezzo inevitabilmente attira la mia attenzione.

Perché è esattamente qui che Dacia si gioca una parte importante della propria identità.

La Dacia Striker è molto meno spartana di quanto immaginiamo

Dacia Striker

Se qualcuno associa ancora Dacia all’automobile essenziale di quindici anni fa, dovrebbe guardare l’abitacolo della Striker.

Touchscreen centrale da 10,1 pollici di serie sull’intera gamma, strumentazione digitale LightVisio da 7 pollici, Adaptive Cruise Control, compatibilità smartphone e una dotazione ADAS ormai completa.

Salendo con gli allestimenti arrivano navigazione connessa, tetto panoramico, sedile conducente elettrico, sedili e volante riscaldati, caricatore wireless e persino il portellone motorizzato.

Eppure c’è una cosa che apprezzo.

Dacia continua a utilizzare comandi fisici per le funzioni maggiormente utilizzate.

Sembra quasi una banalità, ma oggi che molte Case sembrano gareggiare per nascondere qualsiasi funzione dentro un display, mantenere un pulsante dove serve può essere persino considerato innovativo.

La tecnologia c’è.

La domanda è: da dove arriva?

Ricordo ancora quella conferenza stampa Dacia

Anni fa partecipai alla presentazione di una nuova generazione del Duster.

Durante la conferenza stampa venne affrontato proprio il tema della tecnologia e ricordo una dichiarazione dell’ufficio stampa dell’epoca che mi colpì per la sua franchezza.

Il concetto, sintetizzandolo, era questo: Dacia poteva beneficiare delle tecnologie sviluppate all’interno del mondo Renault introducendole successivamente, con qualche anno di distanza.

Non era necessariamente una debolezza.

Anzi.

Era una parte del modello industriale.

Una tecnologia già sviluppata, industrializzata e ammortizzata poteva essere utilizzata per costruire un’automobile più accessibile senza dover necessariamente inseguire ogni novità appena arrivata sul mercato.

Ed è proprio pensando a quell’episodio che oggi guardo la Striker.

Sarà ancora così?

Dacia Striker

La nuova Dacia dispone di quattro motorizzazioni elettrificate.

C’è la mild hybrid-G 140, che mette insieme un tre cilindri 1.2 turbo, sistema mild hybrid a 48 volt e alimentazione benzina/GPL.

C’è la Hybrid 155 con 1.8 benzina, due unità elettriche e batteria da 1,4 kWh.

E c’è una soluzione ancora più particolare: la Hybrid 150 4×4.

Davanti troviamo il 1.2 mild hybrid da 140 CV con cambio automatico doppia frizione a sei rapporti; dietro un motore elettrico da 31 CV con un proprio cambio automatico a due rapporti. Il sistema può utilizzare la trazione integrale quando necessario e dispone persino delle modalità Snow, Mud/Sand e Off-Road.

Altro che Dacia spartana.

E qui torno alla mia domanda.

La Striker rappresenta una Dacia tecnologicamente ormai autonoma nella propria identità oppure continua, intelligentemente, a sfruttare tecnologie maturate all’interno del Gruppo Renault?

Perché, personalmente, non considererei affatto negativa la seconda ipotesi.

Se funziona.

“Per ora niente cambio automatico”

Dacia Striker

E qui riaffiora un altro ricordo.

Sempre durante la presentazione di un Duster, anni fa, ricordo perfettamente che si parlò della possibilità di introdurre il cambio automatico.

La risposta, allora, fu sostanzialmente: per il momento no.

Guardate oggi la gamma Dacia.

La Striker mild hybrid-G 140 sarà disponibile con cambio manuale oppure automatico a sei rapporti. La Hybrid 155 utilizza una trasmissione automatica elettrificata. La Hybrid 150 4×4 abbina addirittura un doppia frizione anteriore a sei rapporti a un secondo cambio a due rapporti sull’asse posteriore.

I tempi cambiano.

Ma soprattutto cambiano i clienti.

Ed è proprio questa capacità di evolversi senza pretendere di diventare improvvisamente qualcosa di diverso che, fino a oggi, considero uno dei maggiori meriti di Dacia.

Anche 1.400 kg meritano attenzione

C’è poi un numero che mi ha incuriosito particolarmente.

Circa 1.400 kg.

È ancora un dato provvisorio, variabile secondo motorizzazioni e allestimenti, ma parliamo di una vettura lunga 4,62 metri, elettrificata, dotata di tutti i moderni sistemi di sicurezza e capace di offrire fino a 600 litri di bagagliaio.

In un mercato automobilistico nel quale la massa sembra crescere a ogni nuova generazione, anche questo significa perseguire l’efficienza.

Non serve necessariamente inventare una tecnologia rivoluzionaria.

A volte basta evitare di complicare inutilmente ciò che non ne ha bisogno.

La vera partita sarà il posizionamento

Dacia Striker

Esteticamente Striker non mi dispiace.

I contenuti ci sono.

Le motorizzazioni sono interessanti.

La capacità di carico è notevole.

Ma non credo che saranno questi elementi, singolarmente, a determinarne il successo.

La partita si giocherà sul posizionamento.

E sul marketing.

Il prezzo inferiore ai 25.000 euro rappresenta un ottimo punto di partenza, ma sappiamo perfettamente che il prezzo d’attacco racconta soltanto una parte della storia.

Voglio vedere quanto costerà la Striker che la maggioranza dei clienti desidererà realmente acquistare.

Con il motore giusto.

L’allestimento giusto.

Il cambio giusto.

E gli accessori che oggi consideriamo quasi indispensabili.

Perché è lì che scopriremo se la formula Dacia funziona ancora.

Dacia Striket: comfort, tecnologia ma anche…

La Striker potrebbe rappresentare una delle prove più interessanti per la Dacia moderna.

Il Marchio non deve più convincere il pubblico di saper costruire automobili valide.

Quella battaglia, secondo me, l’ha già vinta.

Adesso deve affrontarne una molto più difficile.

Crescere senza dimenticare perché la gente ha iniziato a comprare Dacia.

Più tecnologia va bene.

Più comfort anche.

Motori ibridi, cambi automatici, 4×4 elettrificato, tetto panoramico e strumentazione digitale sono la naturale evoluzione di un’automobile nel 2026.

Ma tutto questo deve continuare ad avere un prezzo Dacia.

Perché se una Sandero GPL è diventata per molti una scelta intelligente e il Duster è riuscito a trasformarsi da alternativa economica a modello desiderabile, significa che questa Casa ha già compiuto qualcosa di molto più importante che costruire automobili a basso costo.

Ha cambiato la percezione del proprio marchio.

Adesso arriva Striker.

Vedremo se riuscirà a fare un altro centro.

Perché diventare grande è difficile. Ma diventarlo senza dimenticare chi sei lo è ancora di più.

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