Nuova Lancia Gamma

Sarò abbastanza duro e diretto. Ma cercherò anche di essere lucido, perché quando si parla di Lancia per me non è semplicissimo separare completamente la ragione dalla passione.

Sono cresciuto con il ricordo di un Marchio capace di realizzare alcune delle automobili italiane più affascinanti di sempre. Basta tornare agli anni Ottanta e Novanta, oppure andare ancora più indietro e immergersi nella sua storia sportiva e nei rally, per capire quanto sia pesante quel nome. Forse proprio per questo guardo con particolare attenzione ogni nuovo capitolo della sua rinascita.

La nuova Ypsilon non mi aveva entusiasmato. Ora sta per arrivare la nuova Lancia Gamma e, almeno per quello che sappiamo e possiamo vedere oggi, i miei dubbi anziché diminuire sono aumentati.

La domanda è semplice:

Lancia aveva davvero bisogno di questa Gamma?

Un nome che pesa

Partirei proprio dal nome.

Gamma.

Per Lancia non è una sequenza di lettere scelta da un reparto marketing. È un nome che appartiene alla storia del Marchio e che inevitabilmente porta con sé aspettative importanti.

Ecco perché la nuova Gamma non può essere giudicata soltanto come l’ennesima automobile costruita su una moderna piattaforma multienergia.

Deve essere qualcosa di più.

Lancia la definisce un crossover fastback. È lunga 4,67 metri, larga 1,89 e alta 1,66 metri e nasce sulla piattaforma STLA Medium del Gruppo Stellantis.

Sarà prodotta in Italia, nello stabilimento di Melfi, e questo è certamente un aspetto che considero positivo. In un momento nel quale discutiamo continuamente del futuro dell’industria automobilistica nazionale, avere un modello Lancia progettato, sviluppato e prodotto nel nostro Paese rappresenta un valore.

Ma non basta la carta d’identità italiana per convincermi.

Il design? Ho qualche dubbio

Nuova Lancia Gamma

Partiamo da un presupposto: il design è soggettivo.

Quello che piace a me può non piacere a voi e viceversa. Ma in questa fascia di mercato ritengo che l’estetica sia seconda soltanto a un altro elemento fondamentale: il prezzo.

E ciò che ho visto finora della Gamma non mi ha conquistato.

Le immagini ufficiali diffuse da Lancia sono ancora poche e quindi sarebbe scorretto emettere una sentenza definitiva prima di osservare l’automobile nella sua interezza e, soprattutto, dal vivo.

Nel frattempo, però, sono circolate immagini dei prototipi durante i test e alcuni elementi iniziano a essere più leggibili.

Uno in particolare continua a lasciarmi perplesso: la soluzione adottata nella zona superiore del lunotto posteriore, con un elemento aerodinamico che visivamente sembra dividerne la parte alta.

Avrà certamente una propria funzione e aspetterò di conoscerne tutti i dettagli tecnici prima di giudicarla sotto quell’aspetto.

Esteticamente, però, non riesco ancora a trovarla coerente con quello che personalmente immagino pensando a una Lancia Gamma.

Una questione di identità

Ed è proprio qui che nasce il mio dubbio principale.

Non sto criticando la piattaforma STLA Medium perché condividere architetture, componentistica e tecnologie è ormai indispensabile nell’industria automobilistica contemporanea.

Sarebbe anacronistico pretendere il contrario.

Ciò che mi interessa è quello che viene costruito sopra quella piattaforma.

Guardando il profilo della nuova Gamma è difficile, almeno per me, non ritrovare proporzioni e soluzioni formali già incontrate nell’universo automobilistico contemporaneo e, più specificamente, all’interno del grande mondo Stellantis.

È necessariamente un difetto?

No.

Ma quando sul portellone c’è scritto Lancia e soprattutto quando si decide di utilizzare un nome come Gamma, personalmente mi aspetto qualcosa capace di essere riconoscibile immediatamente.

La Gamma del passato poteva piacere oppure no, ma aveva una propria identità.

Era lei.

Ed è proprio questa personalità che oggi vorrei ritrovare.

I numeri, invece, sono interessanti

Nuova Lancia Gamma

Se abbandoniamo per un momento il design e passiamo alla tecnica, la nuova Gamma presenta contenuti decisamente interessanti.

La gamma partirà da una versione ibrida da 145 CV, per la quale Lancia dichiara un’autonomia complessiva superiore a 1.000 km.

Poi arriveranno le elettriche.

Una versione da 230 CV con oltre 540 km di autonomia, una da 245 CV che promette oltre 740 km e, al vertice, una AWD a trazione integrale da 375 CV capace di arrivare fino a 675 km.

Numeri importanti.

Soprattutto i più di 740 km dichiarati per la versione da 245 CV potrebbero rappresentare un argomento molto interessante in un mercato elettrico nel quale l’autonomia continua a essere uno degli elementi maggiormente osservati dai clienti.

E anche i 375 CV della AWD ci dicono che Gamma non sarà semplicemente una grande crossover votata al comfort.

Ma poi arriverà inevitabilmente un’altra domanda.

Quanto costerà?

Al momento in cui scrivo non abbiamo ancora un listino ufficiale completo e quindi non voglio inventare cifre.

Ma il posizionamento sarà determinante.

Forse più di qualsiasi altro elemento.

Perché possiamo discutere per ore di design italiano, piattaforme, autonomia, cavalli, tecnologia e tradizione. Alla fine, quando un cliente entra in concessionaria, esiste una cifra sul preventivo.

Ed è quella cifra che deve confrontarsi con tutto il resto del mercato.

Oggi la concorrenza è molto più aggressiva rispetto a pochi anni fa.

Non ci sono soltanto i tradizionali marchi europei, giapponesi e coreani. Sono arrivati costruttori cinesi capaci di offrire automobili tecnologicamente molto complete con politiche commerciali aggressive.

Lancia dovrà confrontarsi anche con loro.

E non potrà farlo soltanto facendo leva sulla propria storia.

Il precedente Ypsilon

Nuova Lancia Gamma

È impossibile parlare della futura Gamma senza osservare ciò che è accaduto con la nuova Ypsilon.

Anche in quel caso la strategia è stata chiara: spostare il modello verso un posizionamento più alto rispetto alla precedente generazione e trasformarlo nel primo tassello della nuova identità Lancia.

Una scelta coraggiosa.

Personalmente, però, la nuova Ypsilon non mi aveva convinto fino in fondo.

Non tanto perché utilizzi una piattaforma condivisa – ripeto, è ormai assolutamente normale – quanto perché continuo a domandarmi quanto il cliente sia disposto a riconoscere economicamente il valore aggiunto del marchio.

Perché è questo il vero punto.

Una Lancia può certamente costare più di una concorrente generalista.

Anzi, storicamente sarebbe perfettamente coerente.

Ma per chiedere quel qualcosa in più deve anche riuscire a trasmettere immediatamente perché vale qualcosa in più.

Design, materiali, comfort, tecnologia, raffinatezza.

E soprattutto identità.

Due modelli per ricostruire Lancia

Oggi Lancia sta ricostruendo progressivamente la propria gamma partendo dalla Ypsilon.

La Gamma rappresenterà il secondo grande tassello di questa strategia.

Ed è proprio per questo che considero questa automobile molto più importante di quanto potrebbe sembrare.

Non deve semplicemente vendere.

Deve contribuire a spiegare che cosa vuole essere Lancia nei prossimi anni.

Premium?

Tecnologica?

Elegante?

Sportiva?

Innovativa?

Probabilmente un insieme di tutte queste cose.

Ma costruire un’identità è molto più complicato che mettere insieme una piattaforma moderna, un motore potente e un nome importante.

L’identità deve essere percepita.

Deve esserci qualcosa che, guardando quell’automobile passare per strada, faccia pensare immediatamente:

quella è una Lancia.

Nuova Lancia Gamma: il mio punto di vista

Non sto bocciando la nuova Gamma.

Sarebbe scorretto farlo prima ancora di averla vista nella sua veste definitiva, toccata, guidata e soprattutto prima di conoscerne prezzi e allestimenti.

Sto facendo qualcosa di diverso.

Mi sto chiedendo se questa sia davvero l’automobile di cui Lancia aveva bisogno in questo preciso momento della propria storia.

Perché riportare in vita un Marchio così importante non significa soltanto recuperare nomi dal passato.

Significa recuperare quella capacità di sorprendere che Lancia ha avuto per decenni.

Le Lancia che ricordiamo non erano copie migliori di qualcosa che esisteva già.

Spesso erano automobili che proponevano una propria interpretazione dell’automobile.

Ed è forse proprio questo che mi manca osservando, almeno per ora, la nuova Gamma.

Mi auguro sinceramente di sbagliarmi.

Mi auguro di vederla dal vivo e cambiare idea.

Mi auguro ancora di più di guidarla e scoprire che dietro quelle forme esiste quella raffinatezza tecnica e dinamica che il nome Lancia merita.

Perché quando un Marchio ha alle spalle una storia simile, essere semplicemente una buona automobile potrebbe non essere sufficiente.

Deve essere una Lancia.

Errare è umano…

Novità & Test Drive Auto e Moto Commenti disabilitati su Lancia Gamma: è davvero il modello di cui aveva bisogno il Marchio?
Aprilia SR GT 400

Più che una semplice prova, quella con il nuovo Aprilia SR GT 400 è stata una lunga convivenza. Oltre 800 km percorsi, per il 95% sulle strade di Roma, utilizzandolo a ogni ora del giorno e in condizioni climatiche differenti.

Un banco di prova che conosco bene e che, soprattutto, difficilmente fa sconti. Buche, pavé, asfalto rovinato, traffico, continui cambi di direzione e frenate improvvise rappresentano probabilmente uno degli scenari migliori per capire rapidamente pregi e difetti di uno scooter. Ed è proprio qui che il nuovo Aprilia SR GT 400 mi ha sorpreso.

Perché dopo oltre 800 km sono arrivato a una conclusione: definirlo semplicemente un maxi-scooter rischia di raccontarne soltanto una parte.

Aprilia SR GT 400: quello che sorprende è l’avantreno

Aprilia SR GT 400

Il primo elemento che fa realmente la differenza è il comportamento dinamico.

Naturalmente non voglio trasformare uno scooter in ciò che non è. Architettura, distribuzione delle masse e posizione di guida rimangono quelle tipiche della categoria. Ma l’SR GT 400 riesce ad avvicinarsi, per alcuni aspetti, alle sensazioni offerte da una moto.

E molto del merito va all’avantreno.

Il telaio è una struttura a doppia culla in tubi d’acciaio ad alta resistenza, abbinata anteriormente a una forcella rovesciata da 41 mm con 120 mm di escursione. Dietro troviamo invece due ammortizzatori a gas con serbatoio separato, regolabili nel precarico e sempre con 120 mm di corsa.

La ruota anteriore, soprattutto, ha un diametro di 16 pollici, mentre dietro troviamo una 14″. Una scelta che contribuisce a quella sensazione di controllo che emerge già dopo pochi chilometri.

Il feeling trasmesso dall’avantreno è impressionante.

Aprilia SR GT 400

La ruota davanti comunica quello che sta succedendo sotto di lei e permette di inserire l’SR GT 400 in curva con una precisione che non mi aspettavo. Nel misto diventa quasi naturale aumentare progressivamente il ritmo, perché la ciclistica continua a trasmettere sicurezza.

E quando un mezzo ti dà fiducia, inevitabilmente inizi anche a divertirti.

Roma gli ha fatto un esame completo

Gran parte della prova si è svolta nella Capitale.

Non su un percorso selezionato per mettere in evidenza le qualità del mezzo, ma nella normale vita quotidiana: traffico, commissioni, spostamenti di lavoro e tutto quello che capita quando uno scooter smette di essere un mezzo in prova e comincia semplicemente a essere il mezzo che utilizzi per muoverti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi interessava maggiormente.

L’SR GT 400 pesa 186 kg in ordine di marcia, un valore interessante considerando cilindrata e dimensioni. Ma soprattutto la massa viene gestita molto bene una volta in movimento.

Nel traffico è agile, nei cambi di direzione risponde rapidamente e sulle strade rovinate la ciclistica riesce a mantenere un comportamento composto.

La luce a terra di 190 mm e le sospensioni dalla corsa generosa non sono quindi soltanto elementi utili per costruire un’immagine da crossover: diventano caratteristiche apprezzabili anche quando l’avventura quotidiana consiste semplicemente nel sopravvivere all’asfalto romano.

36 CV che bastano per divertirsi

Aprilia SR GT 400

Il motore è un monocilindrico 400 hpe Euro 5+ di 399 cc, quattro valvole e raffreddamento a liquido. Sviluppa 36 CV a 7.500 giri e 37,7 Nm a 5.700 giri.

Numeri che sulla carta possono dire molto oppure pochissimo.

Alla guida raccontano soprattutto un motore ben accordato alla ciclistica.

L’erogazione è fluida, ma non piatta. Quando si apre il gas l’SR GT risponde con decisione e i 36 CV, rapportati ai 186 kg, permettono di muoversi rapidamente senza trasformare ogni accelerazione in un esercizio fine a se stesso.

È proprio il compromesso tra potenza, fluidità e divertimento ad avermi convinto.

In città ha lo spunto che serve, fuori dal traffico permette di mantenere ritmi decisamente interessanti e nelle ripartenze non dà mai quella sensazione di dover aspettare che succeda qualcosa.

Per un 400, personalmente, è esattamente ciò che cerco.

I freni sono sopra le aspettative

Aprilia SR GT 400

Altro capitolo particolarmente riuscito è la frenata.

Davanti c’è un disco flottante da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini e pastiglie sinterizzate; posteriormente lavora invece un disco da 240 mm con pinza a due pistoncini. Il sistema è assistito da ABS Bosch a due canali.

Al di là della scheda tecnica, l’impianto frena davvero bene.

Potenza e modulabilità sono adeguate alle prestazioni e soprattutto al comportamento dinamico dello scooter. Anche quando il ritmo aumenta, la frenata rimane uno degli elementi che contribuiscono a quella sensazione generale di controllo che considero il vero punto di forza dell’SR GT 400.

L’elettronica permette inoltre di intervenire sia sul controllo di trazione ATC, regolabile su due livelli e disinseribile, sia sull’ABS posteriore. Una possibilità interessante soprattutto quando si decide di abbandonare l’asfalto.

Crossover non soltanto nell’estetica

Aprilia SR GT 400

Non ho trasformato gli oltre 800 km della mia prova in una Dakar romana e la stragrande maggioranza del test si è svolta su asfalto.

Ma l’impostazione crossover non è soltanto marketing.

La posizione di guida, l’ampio manubrio, i paramani, i 190 mm di altezza da terra e soprattutto le sospensioni raccontano un progetto che vuole lasciare aperta la possibilità di affrontare anche una strada bianca o un tratto sterrato leggero.

Gli pneumatici Mitas Enduro Trail-ADV 2 sviluppati per questo modello completano l’impostazione, con un battistrada pensato per lavorare su asfalto, pavé e fondi meno compatti.

Personalmente, però, trovo ancora più interessante il beneficio che questa filosofia porta sulla strada di tutti i giorni.

Un mezzo capace di assorbire meglio un fondo dissestato e di offrire maggiore controllo non deve necessariamente attraversare il deserto per dimostrare di avere senso.

A Roma basta molto meno.

Anche la praticità mi ha convinto

Aprilia SR GT 400

Una ciclistica riuscita sarebbe servita a poco se Aprilia avesse dimenticato che, alla fine, stiamo parlando di uno scooter destinato anche all’utilizzo quotidiano.

Fortunatamente non è successo.

Sotto la sella un casco integrale entra senza problemi e rimane spazio anche per qualche piccolo oggetto. Sul tunnel centrale è presente inoltre un vano portaoggetti con presa USB-C.

Il serbatoio contiene 12 litri e, con un consumo dichiarato di 26,3 km/l, l’autonomia teorica supera i 300 km.

La sella è posta a 820 mm da terra, mentre il cupolino può essere regolato manualmente su cinque posizioni per un’escursione complessiva di 70 mm.

C’è anche il keyless, che consente di gestire avviamento, vano sottosella e sportello del carburante senza estrarre la chiave dalla tasca.

Piccole cose?

Provate a utilizzare uno scooter tutti i giorni e poi ne riparliamo.

Un TFT che si vede sempre

Aprilia SR GT 400

Promossa anche la strumentazione.

Il display TFT a colori da 5 pollici non cerca inutilmente di stupire con effetti grafici fini a se stessi. Le informazioni sono organizzate bene e, cosa ancora più importante, rimangono leggibili nelle differenti condizioni di luce che ho incontrato durante la prova.

La modalità giorno/notte cambia automaticamente e la quantità di informazioni disponibili è più che sufficiente.

Da questo punto di vista, poco da aggiungere.

Il problema arriva quando chiediamo allo smartphone di portarci da qualche parte.

La navigazione è il vero punto debole del nuovo Aprilia SR GT 400

Aprilia SR GT 400

Se devo trovare il pelo nell’uovo, parto proprio da qui.

Attraverso Aprilia MIA è possibile collegare lo smartphone e visualizzare sulla strumentazione le indicazioni della navigazione tramite pittogrammi.

Funziona.

Ma non mi ha convinto.

In alcune situazioni l’ho trovata troppo lenta e, soprattutto, credo che stoni un po’ con la modernità complessiva del progetto.

Su un mezzo così recente e tecnologicamente curato avrei preferito una soluzione più evoluta, con un’integrazione maggiormente completa dello smartphone e, soprattutto, la possibilità di utilizzare in maniera più diretta sistemi come Google Maps.

Non considero certamente questo un motivo per non acquistare l’SR GT 400.

Ma è uno di quegli aspetti nei quali vedo un evidente margine di miglioramento.

Aprilia, me lo fate tutto nero?

Aprilia SR GT 400

Il secondo difetto è decisamente meno tecnico.

Le colorazioni.

Questione completamente soggettiva, naturalmente, ma guardando le forme dell’SR GT 400 continuo a pensare che una versione total black sarebbe stata perfetta.

Il design è aggressivo, il frontale con il caratteristico gruppo ottico full LED a tre elementi richiama immediatamente il linguaggio delle sportive Aprilia e l’intero scooter ha superfici tese e proporzioni che riescono a distinguerlo dalla massa.

Proprio per questo mi sarebbe piaciuta una configurazione completamente nera, magari capace di enfatizzarne ulteriormente il carattere.

Nulla che una futura gamma colori non possa risolvere.

Nuovo Aprilia SR GT 400: il mio punto di vista

Aprilia SR GT 400

Dopo oltre 800 km posso dirlo: l’Aprilia SR GT 400 mi ha convinto soprattutto dove non basta una scheda tecnica per giudicare uno scooter.

Mi ha convinto nella guida.

Avantreno, ciclistica, motore e freni lavorano insieme in maniera estremamente coerente. Non c’è un singolo elemento che cerchi di prevalere sugli altri e forse è proprio questo il suo pregio maggiore.

È veloce quanto serve, agile, stabile e soprattutto comunica molto a chi guida.

Ecco perché continuo a trovare riduttivo definirlo semplicemente un maxi-scooter.

Non è una moto e non vuole esserlo. Ma Aprilia ha utilizzato una parte del proprio modo di costruire moto per realizzare uno scooter, e la differenza si sente.

Poi ci sono i difetti.

Vorrei una navigazione decisamente più moderna e, visto che siamo nel campo dei desideri personali, una bella versione total black.

Ma quando dopo oltre 800 km percorsi in una città capace di mettere alla prova qualsiasi due ruote devi sforzarti per trovare qualcosa che non ti abbia convinto nella dinamica di guida, probabilmente significa che il progetto è nato bene.

Molto bene.

Dalle quattro alle due ruote Commenti disabilitati su Aprilia SR GT 400: più che un semplice maxi-scooter