27 Agosto 2026

Aprilia SR GT 400: più che un semplice maxi-scooter

Aprilia SR GT 400

Più che una semplice prova, quella con il nuovo Aprilia SR GT 400 è stata una lunga convivenza. Oltre 800 km percorsi, per il 95% sulle strade di Roma, utilizzandolo a ogni ora del giorno e in condizioni climatiche differenti.

Un banco di prova che conosco bene e che, soprattutto, difficilmente fa sconti. Buche, pavé, asfalto rovinato, traffico, continui cambi di direzione e frenate improvvise rappresentano probabilmente uno degli scenari migliori per capire rapidamente pregi e difetti di uno scooter. Ed è proprio qui che il nuovo Aprilia SR GT 400 mi ha sorpreso.

Perché dopo oltre 800 km sono arrivato a una conclusione: definirlo semplicemente un maxi-scooter rischia di raccontarne soltanto una parte.

Aprilia SR GT 400: quello che sorprende è l’avantreno

Aprilia SR GT 400

Il primo elemento che fa realmente la differenza è il comportamento dinamico.

Naturalmente non voglio trasformare uno scooter in ciò che non è. Architettura, distribuzione delle masse e posizione di guida rimangono quelle tipiche della categoria. Ma l’SR GT 400 riesce ad avvicinarsi, per alcuni aspetti, alle sensazioni offerte da una moto.

E molto del merito va all’avantreno.

Il telaio è una struttura a doppia culla in tubi d’acciaio ad alta resistenza, abbinata anteriormente a una forcella rovesciata da 41 mm con 120 mm di escursione. Dietro troviamo invece due ammortizzatori a gas con serbatoio separato, regolabili nel precarico e sempre con 120 mm di corsa.

La ruota anteriore, soprattutto, ha un diametro di 16 pollici, mentre dietro troviamo una 14″. Una scelta che contribuisce a quella sensazione di controllo che emerge già dopo pochi chilometri.

Il feeling trasmesso dall’avantreno è impressionante.

Aprilia SR GT 400

La ruota davanti comunica quello che sta succedendo sotto di lei e permette di inserire l’SR GT 400 in curva con una precisione che non mi aspettavo. Nel misto diventa quasi naturale aumentare progressivamente il ritmo, perché la ciclistica continua a trasmettere sicurezza.

E quando un mezzo ti dà fiducia, inevitabilmente inizi anche a divertirti.

Roma gli ha fatto un esame completo

Gran parte della prova si è svolta nella Capitale.

Non su un percorso selezionato per mettere in evidenza le qualità del mezzo, ma nella normale vita quotidiana: traffico, commissioni, spostamenti di lavoro e tutto quello che capita quando uno scooter smette di essere un mezzo in prova e comincia semplicemente a essere il mezzo che utilizzi per muoverti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi interessava maggiormente.

L’SR GT 400 pesa 186 kg in ordine di marcia, un valore interessante considerando cilindrata e dimensioni. Ma soprattutto la massa viene gestita molto bene una volta in movimento.

Nel traffico è agile, nei cambi di direzione risponde rapidamente e sulle strade rovinate la ciclistica riesce a mantenere un comportamento composto.

La luce a terra di 190 mm e le sospensioni dalla corsa generosa non sono quindi soltanto elementi utili per costruire un’immagine da crossover: diventano caratteristiche apprezzabili anche quando l’avventura quotidiana consiste semplicemente nel sopravvivere all’asfalto romano.

36 CV che bastano per divertirsi

Aprilia SR GT 400

Il motore è un monocilindrico 400 hpe Euro 5+ di 399 cc, quattro valvole e raffreddamento a liquido. Sviluppa 36 CV a 7.500 giri e 37,7 Nm a 5.700 giri.

Numeri che sulla carta possono dire molto oppure pochissimo.

Alla guida raccontano soprattutto un motore ben accordato alla ciclistica.

L’erogazione è fluida, ma non piatta. Quando si apre il gas l’SR GT risponde con decisione e i 36 CV, rapportati ai 186 kg, permettono di muoversi rapidamente senza trasformare ogni accelerazione in un esercizio fine a se stesso.

È proprio il compromesso tra potenza, fluidità e divertimento ad avermi convinto.

In città ha lo spunto che serve, fuori dal traffico permette di mantenere ritmi decisamente interessanti e nelle ripartenze non dà mai quella sensazione di dover aspettare che succeda qualcosa.

Per un 400, personalmente, è esattamente ciò che cerco.

I freni sono sopra le aspettative

Aprilia SR GT 400

Altro capitolo particolarmente riuscito è la frenata.

Davanti c’è un disco flottante da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini e pastiglie sinterizzate; posteriormente lavora invece un disco da 240 mm con pinza a due pistoncini. Il sistema è assistito da ABS Bosch a due canali.

Al di là della scheda tecnica, l’impianto frena davvero bene.

Potenza e modulabilità sono adeguate alle prestazioni e soprattutto al comportamento dinamico dello scooter. Anche quando il ritmo aumenta, la frenata rimane uno degli elementi che contribuiscono a quella sensazione generale di controllo che considero il vero punto di forza dell’SR GT 400.

L’elettronica permette inoltre di intervenire sia sul controllo di trazione ATC, regolabile su due livelli e disinseribile, sia sull’ABS posteriore. Una possibilità interessante soprattutto quando si decide di abbandonare l’asfalto.

Crossover non soltanto nell’estetica

Aprilia SR GT 400

Non ho trasformato gli oltre 800 km della mia prova in una Dakar romana e la stragrande maggioranza del test si è svolta su asfalto.

Ma l’impostazione crossover non è soltanto marketing.

La posizione di guida, l’ampio manubrio, i paramani, i 190 mm di altezza da terra e soprattutto le sospensioni raccontano un progetto che vuole lasciare aperta la possibilità di affrontare anche una strada bianca o un tratto sterrato leggero.

Gli pneumatici Mitas Enduro Trail-ADV 2 sviluppati per questo modello completano l’impostazione, con un battistrada pensato per lavorare su asfalto, pavé e fondi meno compatti.

Personalmente, però, trovo ancora più interessante il beneficio che questa filosofia porta sulla strada di tutti i giorni.

Un mezzo capace di assorbire meglio un fondo dissestato e di offrire maggiore controllo non deve necessariamente attraversare il deserto per dimostrare di avere senso.

A Roma basta molto meno.

Anche la praticità mi ha convinto

Aprilia SR GT 400

Una ciclistica riuscita sarebbe servita a poco se Aprilia avesse dimenticato che, alla fine, stiamo parlando di uno scooter destinato anche all’utilizzo quotidiano.

Fortunatamente non è successo.

Sotto la sella un casco integrale entra senza problemi e rimane spazio anche per qualche piccolo oggetto. Sul tunnel centrale è presente inoltre un vano portaoggetti con presa USB-C.

Il serbatoio contiene 12 litri e, con un consumo dichiarato di 26,3 km/l, l’autonomia teorica supera i 300 km.

La sella è posta a 820 mm da terra, mentre il cupolino può essere regolato manualmente su cinque posizioni per un’escursione complessiva di 70 mm.

C’è anche il keyless, che consente di gestire avviamento, vano sottosella e sportello del carburante senza estrarre la chiave dalla tasca.

Piccole cose?

Provate a utilizzare uno scooter tutti i giorni e poi ne riparliamo.

Un TFT che si vede sempre

Aprilia SR GT 400

Promossa anche la strumentazione.

Il display TFT a colori da 5 pollici non cerca inutilmente di stupire con effetti grafici fini a se stessi. Le informazioni sono organizzate bene e, cosa ancora più importante, rimangono leggibili nelle differenti condizioni di luce che ho incontrato durante la prova.

La modalità giorno/notte cambia automaticamente e la quantità di informazioni disponibili è più che sufficiente.

Da questo punto di vista, poco da aggiungere.

Il problema arriva quando chiediamo allo smartphone di portarci da qualche parte.

La navigazione è il vero punto debole del nuovo Aprilia SR GT 400

Aprilia SR GT 400

Se devo trovare il pelo nell’uovo, parto proprio da qui.

Attraverso Aprilia MIA è possibile collegare lo smartphone e visualizzare sulla strumentazione le indicazioni della navigazione tramite pittogrammi.

Funziona.

Ma non mi ha convinto.

In alcune situazioni l’ho trovata troppo lenta e, soprattutto, credo che stoni un po’ con la modernità complessiva del progetto.

Su un mezzo così recente e tecnologicamente curato avrei preferito una soluzione più evoluta, con un’integrazione maggiormente completa dello smartphone e, soprattutto, la possibilità di utilizzare in maniera più diretta sistemi come Google Maps.

Non considero certamente questo un motivo per non acquistare l’SR GT 400.

Ma è uno di quegli aspetti nei quali vedo un evidente margine di miglioramento.

Aprilia, me lo fate tutto nero?

Aprilia SR GT 400

Il secondo difetto è decisamente meno tecnico.

Le colorazioni.

Questione completamente soggettiva, naturalmente, ma guardando le forme dell’SR GT 400 continuo a pensare che una versione total black sarebbe stata perfetta.

Il design è aggressivo, il frontale con il caratteristico gruppo ottico full LED a tre elementi richiama immediatamente il linguaggio delle sportive Aprilia e l’intero scooter ha superfici tese e proporzioni che riescono a distinguerlo dalla massa.

Proprio per questo mi sarebbe piaciuta una configurazione completamente nera, magari capace di enfatizzarne ulteriormente il carattere.

Nulla che una futura gamma colori non possa risolvere.

Nuovo Aprilia SR GT 400: il mio punto di vista

Aprilia SR GT 400

Dopo oltre 800 km posso dirlo: l’Aprilia SR GT 400 mi ha convinto soprattutto dove non basta una scheda tecnica per giudicare uno scooter.

Mi ha convinto nella guida.

Avantreno, ciclistica, motore e freni lavorano insieme in maniera estremamente coerente. Non c’è un singolo elemento che cerchi di prevalere sugli altri e forse è proprio questo il suo pregio maggiore.

È veloce quanto serve, agile, stabile e soprattutto comunica molto a chi guida.

Ecco perché continuo a trovare riduttivo definirlo semplicemente un maxi-scooter.

Non è una moto e non vuole esserlo. Ma Aprilia ha utilizzato una parte del proprio modo di costruire moto per realizzare uno scooter, e la differenza si sente.

Poi ci sono i difetti.

Vorrei una navigazione decisamente più moderna e, visto che siamo nel campo dei desideri personali, una bella versione total black.

Ma quando dopo oltre 800 km percorsi in una città capace di mettere alla prova qualsiasi due ruote devi sforzarti per trovare qualcosa che non ti abbia convinto nella dinamica di guida, probabilmente significa che il progetto è nato bene.

Molto bene.

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27 Agosto 2026

BMW F 450 GS: peso piuma e frizione ERC fanno la differenza?

BMW F 450 GS

Sin dalla sua anteprima a EICMA, la BMW F 450 GS mi ha stuzzicato l’appetito.

Il motivo è anche molto personale. Con il mio metro e 65 di altezza non appartengo esattamente alla categoria dei vatussi e l’idea di una vera GS più compatta e leggera mi è sembrata fin dall’inizio una gran bella svolta. Perché diciamolo: il mondo GS ci ha abituato a moto straordinariamente polivalenti, capaci di affrontare viaggi, strada e fuoristrada, ma anche a dimensioni e masse che possono mettere in soggezione chi non ha una statura importante. La nuova BMW F 450 GS nasce invece con presupposti completamente differenti: 48 CV, 178 kg in ordine di marcia e un progetto pensato espressamente per la classe A2.

Sulla carta sembrava interessante.

Dopo averla guidata, lo è ancora di più.

Nuova BMW F 450 GS: questa volta niente lancio stampa

BMW F 450 GS

Avevo saltato il lancio nazionale perché impegnato in altri eventi. Così, appena ne ho avuto l’occasione, ho fatto una cosa molto più semplice: sono andato a provarla da privato.

Niente percorso preparato, niente itinerario studiato per mettere in risalto le caratteristiche della moto.

Avrei preferito una F 450 GS Sport, ma quella disponibile era la GS Trophy, versione al vertice della gamma e sicuramente quella che, almeno esteticamente, strizza maggiormente l’occhio all’immaginario avventuroso della famiglia GS. Ha sospensioni sportive, Riding Modes Pro, Shift Assistant Pro, paramotore in alluminio, parabrezza Rally fumé e soprattutto la nuova Easy Ride Clutch.

Salgo in sella e arriva immediatamente il primo problema.

Con la sella standard a 845 mm, tocco a stento con un piede.

BMW mette comunque a disposizione una sella ribassata a 830 mm, oltre alla Rally più alta, quindi un margine per adattarla alla propria statura esiste.

Inserisco la prima, parto.

Pochi metri e l’altezza della sella passa immediatamente in secondo piano.

Una gazzella

È stata questa la prima parola che mi è venuta in mente.

La BMW F 450 GS è incredibilmente leggera da condurre. In questi giorni Roma non offre certamente il traffico dei periodi peggiori, ma ho voluto utilizzarla proprio sulle strade che conosco meglio: lo stesso tragitto che percorro abitualmente per andare ad allenarmi, fare la spesa o raggiungere la stazione.

Un percorso assolutamente normale.

Ed è proprio nella normalità che quei 178 kg cominciano ad avere un significato.

BMW F 450 GS

Non servono 150 CV per divertirsi quando una moto risponde immediatamente agli input, cambia direzione con pochissimo sforzo e non mette mai soggezione. Il telaio a traliccio in acciaio utilizza il motore come elemento portante e BMW ha lavorato con un passo relativamente corto proprio per privilegiare agilità e precisione.

Il risultato, almeno su strada, si sente.

E porta inevitabilmente a una riflessione più ampia.

Per anni abbiamo assistito a una corsa verso cilindrate, potenze, dimensioni e dotazioni sempre maggiori. Oggi forse una parte dei motociclisti sta iniziando a percorrere la strada opposta.

La stessa BMW parla apertamente di downsizing e di un crescente interesse verso moto più compatte e versatili.

Dopo questa prova capisco perfettamente perché.

48 CV, ma non chiamateli pochi

BMW F 450 GS

Il nuovo bicilindrico parallelo ha una cilindrata effettiva di 420 cc, sviluppa 48 CV a 8.750 giri e 43 Nm a 6.750 giri.

Sulla scheda tecnica potrebbero sembrare numeri poco emozionanti nell’epoca delle maxienduro da oltre 150 CV.

Su una moto di 178 kg, la prospettiva cambia.

Il motore è piccolo ma grintoso, sale volentieri di giri e soprattutto si sposa molto bene con la leggerezza complessiva della moto. BMW ha adottato anche una soluzione tecnica particolare, con perni di manovella sfalsati di 135 gradi e un singolo albero di bilanciamento.

Non sto dicendo che 48 CV possano sostituirne 145 in qualsiasi situazione.

Sto dicendo qualcosa di diverso: nell’utilizzo quotidiano possono essere molto più divertenti di quanto il numero lasci immaginare.

E per chi possiede una patente A2, naturalmente, non c’è neppure il problema del depotenziamento: questa BMW nasce direttamente con i 35 kW previsti dalla categoria.

La ERC è la vera sorpresa

Poi c’è lei.

La Easy Ride Clutch.

BMW F 450 GS

È probabilmente l’elemento che più mi incuriosiva prima della prova e quello che più mi ha convinto dopo.

Concettualmente, durante la guida, la sensazione mi ha ricordato ciò che avevo sperimentato con l’E-Clutch di Honda: la leva della frizione smette di essere un pensiero. I due sistemi sono tecnicamente differenti, ma il risultato per chi guida presenta alcune similitudini.

Con la ERC, un’unità centrifuga integrata gestisce automaticamente l’innesto della frizione in funzione del regime del motore. In abbinamento allo Shift Assistant Pro si parte, ci si ferma e si cambia rapporto senza dover necessariamente utilizzare la leva.

Ma la leva rimane.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi sono piaciuti: se voglio utilizzarla, posso farlo. Il sistema rimane comunque pronto a intervenire.

In città è di una comodità impressionante.

E non credo vada interpretata come una soluzione pensata soltanto per rendere la moto più semplice ai neofiti. Ridurre le operazioni ripetitive nel traffico significa anche lasciare maggiore attenzione alla guida.

C’è però una cosa da sapere

BMW F 450 GS

Il funzionamento della ERC comporta una particolarità che ho notato immediatamente.

Quando si spegne la moto lasciando una marcia inserita, non bisogna aspettarsi il classico effetto della trasmissione che trattiene la ruota posteriore.

La ERC mantiene infatti il freno motore durante la decelerazione, ma arrivata al regime minimo la frizione si apre automaticamente per impedire lo spegnimento del motore.

Tradotto nella vita quotidiana: se parcheggiate la F 450 GS Trophy su una leggera pendenza, prestate attenzione.

È una caratteristica alla quale basta abituarsi, ma è bene conoscerla.

Il calore, invece, mi è piaciuto meno

BMW F 450 GS

Non tutto mi ha convinto.

Durante la prova ho avvertito parecchio calore, soprattutto nella zona sinistra vicino alla leva del cambio.

È un aspetto che vorrei verificare con una prova più lunga e in condizioni differenti prima di trasformarlo in un giudizio definitivo. Ma nella moto che ho guidato la sensazione era evidente.

Probabilmente un impianto di scarico differente potrebbe modificare la situazione, ma qui mi fermo volutamente al condizionale: per poter dire che uno scarico completo risolva realmente il problema servirebbe provarlo.

Quello che posso dire è che la moto che ho guidato scaldava parecchio in quella zona.

Semplice dove deve esserlo

Mi è piaciuta anche la strumentazione.

Niente effetti speciali inutili: display TFT da 6,5 pollici, leggibilità eccellente e tutte le informazioni necessarie. Sono presenti connettività, gestione delle chiamate e della musica, navigazione e schermate specifiche che permettono anche di visualizzare informazioni relative a DTC, frenata e angolo di piega.

Anche l’elettronica è tutt’altro che povera.

Rain, Road ed Enduro sono di serie insieme ad ABS Pro, DTC, DBC e MSR; dall’allestimento Exclusive arriva anche Enduro Pro, che consente di disattivare l’ABS posteriore utilizzando pneumatici tassellati.

Quindi 48 CV sì.

Ma non una BMW costruita al risparmio.

Poi ho aperto il configuratore

BMW F 450 GS

Ed eccoci al punto dolente.

Dopo la prova ho iniziato a pensare seriamente che la F 450 GS potrebbe diventare una delle mie future moto personali.

Ne parlavo anche con un amico al telefono mentre le impressioni erano ancora fresche.

Poi ho aperto il configuratore.

Ho scelto la Sport, aggiunto qualche accessorio e sono arrivato a poco più di 10.400 euro.

Poco? Tanto?

Non ho una risposta definitiva.

Perché da una parte parliamo pur sempre di una 420 cc da 48 CV e superare quota 10.000 euro porta inevitabilmente a guardarsi attorno e vedere cos’altro offre il mercato.

Dall’altra, però, questa non è semplicemente una piccola adventure con il logo BMW sul serbatoio.

Telaio specifico, forcella KYB da 43 mm regolabile sulle Sport e Trophy, ammortizzatore con smorzamento progressivo, Brembo anteriore con pinza a quattro pistoncini, ABS Pro, elettronica completa, TFT e una soluzione particolare come la ERC raccontano un progetto decisamente più ambizioso.

E poi, inutile girarci intorno:

è una GS. Ed è una BMW.

BMW F 450 GS: il mio punto di vista

BMW F 450 GS

Prima di guidarla pensavo che la BMW F 450 GS fosse soprattutto una moto intelligente per chi possiede la patente A2.

Dopo averla provata credo che definirla così sia riduttivo.

I 48 CV possono bastare anche a chi di moto ne ha guidate parecchie, se ciò che si cerca non è il numero da raccontare agli amici al bar ma leggerezza, facilità e piacere di guida.

Per uno come me, poi, c’è un altro aspetto impossibile da ignorare.

Una GS da 178 kg cambia completamente il rapporto psicologico con la moto. L’altezza della sella resta importante – e personalmente sceglierei sicuramente quella ribassata – ma una volta partiti la massa contenuta fa dimenticare molto rapidamente di non avere gambe da cestista.

La ERC completa il quadro. Pensavo fosse una comodità. Dopo averla utilizzata nel traffico romano, credo sia qualcosa di più.

Difetti?

Il calore che ho avvertito merita attenzione, il comportamento della ERC da fermo richiede un minimo di abitudine e, configurandola bene, il prezzo sale rapidamente.

Eppure sono sceso dalla moto pensando a quando avrei potuto guidarla di nuovo.

Anzi, peggio.

Ho iniziato a pensare a come configurerei la mia.

E quando succede questo dopo una prova che non dovevi neppure fare per lavoro, probabilmente significa che quella moto ha fatto centro.

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