Aprilia SR GT 400

Più che una semplice prova, quella con il nuovo Aprilia SR GT 400 è stata una lunga convivenza. Oltre 800 km percorsi, per il 95% sulle strade di Roma, utilizzandolo a ogni ora del giorno e in condizioni climatiche differenti.

Un banco di prova che conosco bene e che, soprattutto, difficilmente fa sconti. Buche, pavé, asfalto rovinato, traffico, continui cambi di direzione e frenate improvvise rappresentano probabilmente uno degli scenari migliori per capire rapidamente pregi e difetti di uno scooter. Ed è proprio qui che il nuovo Aprilia SR GT 400 mi ha sorpreso.

Perché dopo oltre 800 km sono arrivato a una conclusione: definirlo semplicemente un maxi-scooter rischia di raccontarne soltanto una parte.

Aprilia SR GT 400: quello che sorprende è l’avantreno

Aprilia SR GT 400

Il primo elemento che fa realmente la differenza è il comportamento dinamico.

Naturalmente non voglio trasformare uno scooter in ciò che non è. Architettura, distribuzione delle masse e posizione di guida rimangono quelle tipiche della categoria. Ma l’SR GT 400 riesce ad avvicinarsi, per alcuni aspetti, alle sensazioni offerte da una moto.

E molto del merito va all’avantreno.

Il telaio è una struttura a doppia culla in tubi d’acciaio ad alta resistenza, abbinata anteriormente a una forcella rovesciata da 41 mm con 120 mm di escursione. Dietro troviamo invece due ammortizzatori a gas con serbatoio separato, regolabili nel precarico e sempre con 120 mm di corsa.

La ruota anteriore, soprattutto, ha un diametro di 16 pollici, mentre dietro troviamo una 14″. Una scelta che contribuisce a quella sensazione di controllo che emerge già dopo pochi chilometri.

Il feeling trasmesso dall’avantreno è impressionante.

Aprilia SR GT 400

La ruota davanti comunica quello che sta succedendo sotto di lei e permette di inserire l’SR GT 400 in curva con una precisione che non mi aspettavo. Nel misto diventa quasi naturale aumentare progressivamente il ritmo, perché la ciclistica continua a trasmettere sicurezza.

E quando un mezzo ti dà fiducia, inevitabilmente inizi anche a divertirti.

Roma gli ha fatto un esame completo

Gran parte della prova si è svolta nella Capitale.

Non su un percorso selezionato per mettere in evidenza le qualità del mezzo, ma nella normale vita quotidiana: traffico, commissioni, spostamenti di lavoro e tutto quello che capita quando uno scooter smette di essere un mezzo in prova e comincia semplicemente a essere il mezzo che utilizzi per muoverti.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che mi interessava maggiormente.

L’SR GT 400 pesa 186 kg in ordine di marcia, un valore interessante considerando cilindrata e dimensioni. Ma soprattutto la massa viene gestita molto bene una volta in movimento.

Nel traffico è agile, nei cambi di direzione risponde rapidamente e sulle strade rovinate la ciclistica riesce a mantenere un comportamento composto.

La luce a terra di 190 mm e le sospensioni dalla corsa generosa non sono quindi soltanto elementi utili per costruire un’immagine da crossover: diventano caratteristiche apprezzabili anche quando l’avventura quotidiana consiste semplicemente nel sopravvivere all’asfalto romano.

36 CV che bastano per divertirsi

Aprilia SR GT 400

Il motore è un monocilindrico 400 hpe Euro 5+ di 399 cc, quattro valvole e raffreddamento a liquido. Sviluppa 36 CV a 7.500 giri e 37,7 Nm a 5.700 giri.

Numeri che sulla carta possono dire molto oppure pochissimo.

Alla guida raccontano soprattutto un motore ben accordato alla ciclistica.

L’erogazione è fluida, ma non piatta. Quando si apre il gas l’SR GT risponde con decisione e i 36 CV, rapportati ai 186 kg, permettono di muoversi rapidamente senza trasformare ogni accelerazione in un esercizio fine a se stesso.

È proprio il compromesso tra potenza, fluidità e divertimento ad avermi convinto.

In città ha lo spunto che serve, fuori dal traffico permette di mantenere ritmi decisamente interessanti e nelle ripartenze non dà mai quella sensazione di dover aspettare che succeda qualcosa.

Per un 400, personalmente, è esattamente ciò che cerco.

I freni sono sopra le aspettative

Aprilia SR GT 400

Altro capitolo particolarmente riuscito è la frenata.

Davanti c’è un disco flottante da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini e pastiglie sinterizzate; posteriormente lavora invece un disco da 240 mm con pinza a due pistoncini. Il sistema è assistito da ABS Bosch a due canali.

Al di là della scheda tecnica, l’impianto frena davvero bene.

Potenza e modulabilità sono adeguate alle prestazioni e soprattutto al comportamento dinamico dello scooter. Anche quando il ritmo aumenta, la frenata rimane uno degli elementi che contribuiscono a quella sensazione generale di controllo che considero il vero punto di forza dell’SR GT 400.

L’elettronica permette inoltre di intervenire sia sul controllo di trazione ATC, regolabile su due livelli e disinseribile, sia sull’ABS posteriore. Una possibilità interessante soprattutto quando si decide di abbandonare l’asfalto.

Crossover non soltanto nell’estetica

Aprilia SR GT 400

Non ho trasformato gli oltre 800 km della mia prova in una Dakar romana e la stragrande maggioranza del test si è svolta su asfalto.

Ma l’impostazione crossover non è soltanto marketing.

La posizione di guida, l’ampio manubrio, i paramani, i 190 mm di altezza da terra e soprattutto le sospensioni raccontano un progetto che vuole lasciare aperta la possibilità di affrontare anche una strada bianca o un tratto sterrato leggero.

Gli pneumatici Mitas Enduro Trail-ADV 2 sviluppati per questo modello completano l’impostazione, con un battistrada pensato per lavorare su asfalto, pavé e fondi meno compatti.

Personalmente, però, trovo ancora più interessante il beneficio che questa filosofia porta sulla strada di tutti i giorni.

Un mezzo capace di assorbire meglio un fondo dissestato e di offrire maggiore controllo non deve necessariamente attraversare il deserto per dimostrare di avere senso.

A Roma basta molto meno.

Anche la praticità mi ha convinto

Aprilia SR GT 400

Una ciclistica riuscita sarebbe servita a poco se Aprilia avesse dimenticato che, alla fine, stiamo parlando di uno scooter destinato anche all’utilizzo quotidiano.

Fortunatamente non è successo.

Sotto la sella un casco integrale entra senza problemi e rimane spazio anche per qualche piccolo oggetto. Sul tunnel centrale è presente inoltre un vano portaoggetti con presa USB-C.

Il serbatoio contiene 12 litri e, con un consumo dichiarato di 26,3 km/l, l’autonomia teorica supera i 300 km.

La sella è posta a 820 mm da terra, mentre il cupolino può essere regolato manualmente su cinque posizioni per un’escursione complessiva di 70 mm.

C’è anche il keyless, che consente di gestire avviamento, vano sottosella e sportello del carburante senza estrarre la chiave dalla tasca.

Piccole cose?

Provate a utilizzare uno scooter tutti i giorni e poi ne riparliamo.

Un TFT che si vede sempre

Aprilia SR GT 400

Promossa anche la strumentazione.

Il display TFT a colori da 5 pollici non cerca inutilmente di stupire con effetti grafici fini a se stessi. Le informazioni sono organizzate bene e, cosa ancora più importante, rimangono leggibili nelle differenti condizioni di luce che ho incontrato durante la prova.

La modalità giorno/notte cambia automaticamente e la quantità di informazioni disponibili è più che sufficiente.

Da questo punto di vista, poco da aggiungere.

Il problema arriva quando chiediamo allo smartphone di portarci da qualche parte.

La navigazione è il vero punto debole del nuovo Aprilia SR GT 400

Aprilia SR GT 400

Se devo trovare il pelo nell’uovo, parto proprio da qui.

Attraverso Aprilia MIA è possibile collegare lo smartphone e visualizzare sulla strumentazione le indicazioni della navigazione tramite pittogrammi.

Funziona.

Ma non mi ha convinto.

In alcune situazioni l’ho trovata troppo lenta e, soprattutto, credo che stoni un po’ con la modernità complessiva del progetto.

Su un mezzo così recente e tecnologicamente curato avrei preferito una soluzione più evoluta, con un’integrazione maggiormente completa dello smartphone e, soprattutto, la possibilità di utilizzare in maniera più diretta sistemi come Google Maps.

Non considero certamente questo un motivo per non acquistare l’SR GT 400.

Ma è uno di quegli aspetti nei quali vedo un evidente margine di miglioramento.

Aprilia, me lo fate tutto nero?

Aprilia SR GT 400

Il secondo difetto è decisamente meno tecnico.

Le colorazioni.

Questione completamente soggettiva, naturalmente, ma guardando le forme dell’SR GT 400 continuo a pensare che una versione total black sarebbe stata perfetta.

Il design è aggressivo, il frontale con il caratteristico gruppo ottico full LED a tre elementi richiama immediatamente il linguaggio delle sportive Aprilia e l’intero scooter ha superfici tese e proporzioni che riescono a distinguerlo dalla massa.

Proprio per questo mi sarebbe piaciuta una configurazione completamente nera, magari capace di enfatizzarne ulteriormente il carattere.

Nulla che una futura gamma colori non possa risolvere.

Nuovo Aprilia SR GT 400: il mio punto di vista

Aprilia SR GT 400

Dopo oltre 800 km posso dirlo: l’Aprilia SR GT 400 mi ha convinto soprattutto dove non basta una scheda tecnica per giudicare uno scooter.

Mi ha convinto nella guida.

Avantreno, ciclistica, motore e freni lavorano insieme in maniera estremamente coerente. Non c’è un singolo elemento che cerchi di prevalere sugli altri e forse è proprio questo il suo pregio maggiore.

È veloce quanto serve, agile, stabile e soprattutto comunica molto a chi guida.

Ecco perché continuo a trovare riduttivo definirlo semplicemente un maxi-scooter.

Non è una moto e non vuole esserlo. Ma Aprilia ha utilizzato una parte del proprio modo di costruire moto per realizzare uno scooter, e la differenza si sente.

Poi ci sono i difetti.

Vorrei una navigazione decisamente più moderna e, visto che siamo nel campo dei desideri personali, una bella versione total black.

Ma quando dopo oltre 800 km percorsi in una città capace di mettere alla prova qualsiasi due ruote devi sforzarti per trovare qualcosa che non ti abbia convinto nella dinamica di guida, probabilmente significa che il progetto è nato bene.

Molto bene.

Dalle quattro alle due ruote Commenti disabilitati su Aprilia SR GT 400: più che un semplice maxi-scooter
Piaggio MP3 310

Un anno insieme. Circa 10.000 km percorsi e una certezza che, dodici mesi fa, difficilmente avrei immaginato di scrivere: il Piaggio MP3 310 è stato uno dei mezzi più razionali e riusciti che abbia mai acquistato.

Uso volutamente il passato perché da poco più di due settimane le nostre strade si sono separate. Perché ho venduto il Piaggio MP3 310? Non saprei indicare un vero difetto che mi abbia spinto a farlo. Probabilmente ha prevalso quella voglia di cambiare che conosco bene, insieme alla curiosità di utilizzare nel medio periodo qualcosa di diverso.

Mi mancherà?

A questa domanda ancora non so rispondere. Ma dopo 10.000 km posso rispondere a molte altre.

Piaggio MP3 310, un anno nella giungla romana 

Piaggio MP3 310

Prima di acquistarlo non avevo mai guidato un tre ruote. Partivo quindi senza particolari convinzioni e, soprattutto, senza essere già un estimatore della formula MP3.

Il 99,9% dei chilometri l’ho percorso a Roma.

E chi utilizza quotidianamente moto o scooter nella Capitale sa perfettamente cosa significhi: buche, pavé, rotaie, tombini, asfalto rattoppato, traffico e fondi che con la pioggia possono cambiare completamente volto.

Io il mezzo a due ruote lo utilizzo ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. È proprio in questo contesto che l’MP3 310 ha iniziato lentamente a conquistarmi.

La ragione principale è una: la sicurezza percepita all’avantreno.

Piaggio utilizza due ruote anteriori indipendenti e basculanti, gestite attraverso la caratteristica sospensione a quadrilatero articolato. Davanti troviamo pneumatici 110/70 da 13″, due dischi da 258 mm e un ABS a tre canali; dietro una ruota da 14″ e un disco da 240 mm.

Questa è la tecnica.

La strada racconta qualcosa di ancora più semplice: l’MP3 310 trasmette una fiducia enorme.

Sul bagnato cambia tutto

Piaggio MP3 310

Asfalto asciutto oppure bagnato, l’impressione è quella di essere su un binario.

Naturalmente non esiste un mezzo immune alle leggi della fisica e le due ruote anteriori non autorizzano a entrare in curva senza criterio. Ma il margine percepito, soprattutto quando il fondo diventa insidioso, è notevole.

Ed è probabilmente questo il più grande pregio che gli riconosco dopo un anno.

Non sono i 26,4 CV, non è la velocità massima, non è il sistema keyless e nemmeno la comodità di poter rimanere fermi al semaforo senza mettere i piedi a terra.

È quella tranquillità che, utilizzandolo tutti i giorni, finisce per diventare normale. E forse ci si rende conto di quanto fosse importante soltanto quando non lo si ha più.

Il bello è che questa sensazione di sicurezza non rende l’MP3 necessariamente noioso.

Il 310 hpe ha più senso di quanto dicano i numeri

Il monocilindrico 310 hpe eroga 26,4 CV a 7.500 giri/min e 27,3 Nm a 6.000 giri/min. Rispetto al precedente 278 cc, Piaggio ha mantenuto l’alesaggio aumentando la corsa, scegliendo quindi di privilegiare la guidabilità e di raggiungere potenza e coppia a regimi inferiori.

Una scelta che nell’utilizzo quotidiano funziona.

Non è un motore che impressiona per cattiveria e non vuole esserlo. Ha invece una risposta adatta alla città, permette di muoversi rapidamente nel traffico e soprattutto non obbliga a sacrificare i consumi per avere prestazioni adeguate.

Ed eccoci a un altro dei motivi per cui, razionalmente, considero questo scooter un acquisto azzeccato.

Oltre 320 km con un pieno

Piaggio MP3 310

Con la benzina intorno a 1,80 euro al litro, un pieno mi costava poco più di 16 euro. Nell’utilizzo reale riuscivo a percorrere abbondantemente più di 320 km, senza adottare particolari strategie da economy run e, soprattutto, senza risparmiare sulla manopola del gas.

Piaggio dichiara 32,3 km/l nel ciclo WMTC, contro i 31,2 km/l del precedente 300 hpe. Il serbatoio contiene 11 litri.

Numeri che, dopo un anno, posso dire di aver ritrovato anche nella vita reale.

Per un mezzo utilizzato quasi esclusivamente negli spostamenti quotidiani non è un dettaglio. È uno di quegli aspetti che dopo 500 km possono sembrare secondari, ma dopo 10.000 diventano parte integrante del giudizio.

E poi c’è lui: il famoso blocco

Una delle caratteristiche più note dell’MP3 è il sistema elettroidraulico che permette di bloccare la sospensione anteriore. Una volta azionato, il veicolo rimane in equilibrio sulle tre ruote senza la necessità di poggiare i piedi a terra; per ripartire è sufficiente agire sull’acceleratore oppure utilizzare il comando di sblocco.

Comodissimo.

Ma richiede un minimo di assuefazione.

Soprattutto all’inizio bisogna imparare quando utilizzarlo. Bloccare il sistema mentre il mezzo non è perfettamente verticale significa immobilizzarlo esattamente in quella posizione.

E qui arriva il bello.

Quando si accelera per sbloccarlo, l’MP3 riparte dalla stessa inclinazione alla quale lo avevate lasciato.

La prima volta può essere… istruttiva.

Dopo un po’ diventa invece un automatismo e ai semafori, nelle soste brevi e nelle manovre quotidiane è una comodità alla quale ci si abitua molto velocemente.

I chili, invece, non scompaiono

Piaggio MP3 310

Se devo individuare un vero limite, emerge soprattutto quando il motore è spento.

Nelle manovre da fermo il peso dell’MP3 310 si sente.

Durante la guida la situazione cambia radicalmente: una volta in movimento il tre ruote nasconde bene la propria massa e il particolare avantreno non restituisce quella sensazione di pesantezza che si potrebbe immaginare guardandolo parcheggiato.

Ma spostarlo a mano, soprattutto negli spazi stretti o con qualche pendenza, ricorda immediatamente che davanti non abbiamo un normale scooter leggero.

È probabilmente il compromesso più evidente da accettare in cambio di ciò che offre la sua architettura.

Piaggio MP3: ancora lui l’originale

Di scooter a tre ruote oggi ne esistono diversi.

Per me, però, MP3 continua a essere il tre ruote.

Non semplicemente perché Piaggio ha avuto l’intuizione prima di molti altri, ma perché ha avuto il coraggio di proporre qualcosa che all’epoca sembrava quasi andare contro la natura stessa dello scooter.

Due ruote davanti?

Oggi siamo abituati a vederle. Quando arrivò MP3, molto meno.

Con questa generazione il 310 ha inoltre assunto un’identità stilistica più vicina ai fratelli maggiori 400 e 530: frontale più importante, illuminazione full LED, forme maggiormente ispirate al mondo automobilistico e un’impostazione complessivamente più matura.

Personalmente continua a piacermi anche per questo. È originale, riconoscibile e attira ancora gli sguardi.

C’è anche un pregio di cui si parla poco

Piaggio MP3 310

Ne aggiungo uno decisamente meno tecnico.

In un anno l’ho parcheggiato praticamente ovunque a Roma, anche lasciandolo fermo per diversi giorni.

L’ho sempre ritrovato.

Non possiedo statistiche che possano dimostrare una minore incidenza dei furti dell’MP3 rispetto ad altri scooter e quindi non intendo trasformare la mia esperienza personale in una regola generale.

Posso raccontare soltanto ciò che è successo a me: in 12 mesi e circa 10.000 km non ho avuto problemi.

In una grande città, anche questo contribuisce alla serenità con cui si vive quotidianamente un mezzo.

Piaggio MP3 310: lo ricomprerei?

Ed eccoci alla domanda inevitabile. Dopo un anno e 10.000 km, ricomprerei il Piaggio MP3 310? Razionalmente, .

Ed è quasi paradossale scriverlo appena due settimane dopo averlo venduto.

Non l’ho sostituito perché consumasse troppo. Non perché fosse scomodo. Non perché mi avesse dato problemi o perché non mi sentissi sicuro. Ho semplicemente avuto voglia di cambiare e di provare qualcosa di nuovo per un periodo sufficientemente lungo da poterlo conoscere davvero.

Esattamente come è successo con lui.

Non so ancora se mi mancherà.

So però che per dodici mesi è stato un compagno inseparabile, capace di accompagnarmi praticamente ogni giorno in una città tutt’altro che semplice per chi si muove su due ruote.

Anzi, su tre.

Ed è arrivato il momento di riconoscergli quello che, prima di guidarlo, non avrei mai pensato di scrivere:

il Piaggio MP3 310 è stato, razionalmente, uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto.

Dalle quattro alle due ruote Commenti disabilitati su Piaggio MP3 310, cosa ho capito dopo 10.000 km