Piaggio MP3 310

Un anno insieme. Circa 10.000 km percorsi e una certezza che, dodici mesi fa, difficilmente avrei immaginato di scrivere: il Piaggio MP3 310 è stato uno dei mezzi più razionali e riusciti che abbia mai acquistato.

Uso volutamente il passato perché da poco più di due settimane le nostre strade si sono separate. Perché ho venduto il Piaggio MP3 310? Non saprei indicare un vero difetto che mi abbia spinto a farlo. Probabilmente ha prevalso quella voglia di cambiare che conosco bene, insieme alla curiosità di utilizzare nel medio periodo qualcosa di diverso.

Mi mancherà?

A questa domanda ancora non so rispondere. Ma dopo 10.000 km posso rispondere a molte altre.

Piaggio MP3 310, un anno nella giungla romana 

Piaggio MP3 310

Prima di acquistarlo non avevo mai guidato un tre ruote. Partivo quindi senza particolari convinzioni e, soprattutto, senza essere già un estimatore della formula MP3.

Il 99,9% dei chilometri l’ho percorso a Roma.

E chi utilizza quotidianamente moto o scooter nella Capitale sa perfettamente cosa significhi: buche, pavé, rotaie, tombini, asfalto rattoppato, traffico e fondi che con la pioggia possono cambiare completamente volto.

Io il mezzo a due ruote lo utilizzo ogni giorno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. È proprio in questo contesto che l’MP3 310 ha iniziato lentamente a conquistarmi.

La ragione principale è una: la sicurezza percepita all’avantreno.

Piaggio utilizza due ruote anteriori indipendenti e basculanti, gestite attraverso la caratteristica sospensione a quadrilatero articolato. Davanti troviamo pneumatici 110/70 da 13″, due dischi da 258 mm e un ABS a tre canali; dietro una ruota da 14″ e un disco da 240 mm.

Questa è la tecnica.

La strada racconta qualcosa di ancora più semplice: l’MP3 310 trasmette una fiducia enorme.

Sul bagnato cambia tutto

Piaggio MP3 310

Asfalto asciutto oppure bagnato, l’impressione è quella di essere su un binario.

Naturalmente non esiste un mezzo immune alle leggi della fisica e le due ruote anteriori non autorizzano a entrare in curva senza criterio. Ma il margine percepito, soprattutto quando il fondo diventa insidioso, è notevole.

Ed è probabilmente questo il più grande pregio che gli riconosco dopo un anno.

Non sono i 26,4 CV, non è la velocità massima, non è il sistema keyless e nemmeno la comodità di poter rimanere fermi al semaforo senza mettere i piedi a terra.

È quella tranquillità che, utilizzandolo tutti i giorni, finisce per diventare normale. E forse ci si rende conto di quanto fosse importante soltanto quando non lo si ha più.

Il bello è che questa sensazione di sicurezza non rende l’MP3 necessariamente noioso.

Il 310 hpe ha più senso di quanto dicano i numeri

Il monocilindrico 310 hpe eroga 26,4 CV a 7.500 giri/min e 27,3 Nm a 6.000 giri/min. Rispetto al precedente 278 cc, Piaggio ha mantenuto l’alesaggio aumentando la corsa, scegliendo quindi di privilegiare la guidabilità e di raggiungere potenza e coppia a regimi inferiori.

Una scelta che nell’utilizzo quotidiano funziona.

Non è un motore che impressiona per cattiveria e non vuole esserlo. Ha invece una risposta adatta alla città, permette di muoversi rapidamente nel traffico e soprattutto non obbliga a sacrificare i consumi per avere prestazioni adeguate.

Ed eccoci a un altro dei motivi per cui, razionalmente, considero questo scooter un acquisto azzeccato.

Oltre 320 km con un pieno

Piaggio MP3 310

Con la benzina intorno a 1,80 euro al litro, un pieno mi costava poco più di 16 euro. Nell’utilizzo reale riuscivo a percorrere abbondantemente più di 320 km, senza adottare particolari strategie da economy run e, soprattutto, senza risparmiare sulla manopola del gas.

Piaggio dichiara 32,3 km/l nel ciclo WMTC, contro i 31,2 km/l del precedente 300 hpe. Il serbatoio contiene 11 litri.

Numeri che, dopo un anno, posso dire di aver ritrovato anche nella vita reale.

Per un mezzo utilizzato quasi esclusivamente negli spostamenti quotidiani non è un dettaglio. È uno di quegli aspetti che dopo 500 km possono sembrare secondari, ma dopo 10.000 diventano parte integrante del giudizio.

E poi c’è lui: il famoso blocco

Una delle caratteristiche più note dell’MP3 è il sistema elettroidraulico che permette di bloccare la sospensione anteriore. Una volta azionato, il veicolo rimane in equilibrio sulle tre ruote senza la necessità di poggiare i piedi a terra; per ripartire è sufficiente agire sull’acceleratore oppure utilizzare il comando di sblocco.

Comodissimo.

Ma richiede un minimo di assuefazione.

Soprattutto all’inizio bisogna imparare quando utilizzarlo. Bloccare il sistema mentre il mezzo non è perfettamente verticale significa immobilizzarlo esattamente in quella posizione.

E qui arriva il bello.

Quando si accelera per sbloccarlo, l’MP3 riparte dalla stessa inclinazione alla quale lo avevate lasciato.

La prima volta può essere… istruttiva.

Dopo un po’ diventa invece un automatismo e ai semafori, nelle soste brevi e nelle manovre quotidiane è una comodità alla quale ci si abitua molto velocemente.

I chili, invece, non scompaiono

Piaggio MP3 310

Se devo individuare un vero limite, emerge soprattutto quando il motore è spento.

Nelle manovre da fermo il peso dell’MP3 310 si sente.

Durante la guida la situazione cambia radicalmente: una volta in movimento il tre ruote nasconde bene la propria massa e il particolare avantreno non restituisce quella sensazione di pesantezza che si potrebbe immaginare guardandolo parcheggiato.

Ma spostarlo a mano, soprattutto negli spazi stretti o con qualche pendenza, ricorda immediatamente che davanti non abbiamo un normale scooter leggero.

È probabilmente il compromesso più evidente da accettare in cambio di ciò che offre la sua architettura.

Piaggio MP3: ancora lui l’originale

Di scooter a tre ruote oggi ne esistono diversi.

Per me, però, MP3 continua a essere il tre ruote.

Non semplicemente perché Piaggio ha avuto l’intuizione prima di molti altri, ma perché ha avuto il coraggio di proporre qualcosa che all’epoca sembrava quasi andare contro la natura stessa dello scooter.

Due ruote davanti?

Oggi siamo abituati a vederle. Quando arrivò MP3, molto meno.

Con questa generazione il 310 ha inoltre assunto un’identità stilistica più vicina ai fratelli maggiori 400 e 530: frontale più importante, illuminazione full LED, forme maggiormente ispirate al mondo automobilistico e un’impostazione complessivamente più matura.

Personalmente continua a piacermi anche per questo. È originale, riconoscibile e attira ancora gli sguardi.

C’è anche un pregio di cui si parla poco

Piaggio MP3 310

Ne aggiungo uno decisamente meno tecnico.

In un anno l’ho parcheggiato praticamente ovunque a Roma, anche lasciandolo fermo per diversi giorni.

L’ho sempre ritrovato.

Non possiedo statistiche che possano dimostrare una minore incidenza dei furti dell’MP3 rispetto ad altri scooter e quindi non intendo trasformare la mia esperienza personale in una regola generale.

Posso raccontare soltanto ciò che è successo a me: in 12 mesi e circa 10.000 km non ho avuto problemi.

In una grande città, anche questo contribuisce alla serenità con cui si vive quotidianamente un mezzo.

Piaggio MP3 310: lo ricomprerei?

Ed eccoci alla domanda inevitabile. Dopo un anno e 10.000 km, ricomprerei il Piaggio MP3 310? Razionalmente, .

Ed è quasi paradossale scriverlo appena due settimane dopo averlo venduto.

Non l’ho sostituito perché consumasse troppo. Non perché fosse scomodo. Non perché mi avesse dato problemi o perché non mi sentissi sicuro. Ho semplicemente avuto voglia di cambiare e di provare qualcosa di nuovo per un periodo sufficientemente lungo da poterlo conoscere davvero.

Esattamente come è successo con lui.

Non so ancora se mi mancherà.

So però che per dodici mesi è stato un compagno inseparabile, capace di accompagnarmi praticamente ogni giorno in una città tutt’altro che semplice per chi si muove su due ruote.

Anzi, su tre.

Ed è arrivato il momento di riconoscergli quello che, prima di guidarlo, non avrei mai pensato di scrivere:

il Piaggio MP3 310 è stato, razionalmente, uno dei migliori acquisti che abbia mai fatto.

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