Dacia Striker, già…
Quando penso a come ho conosciuto il Marchio Dacia, la prima parola che mi viene in mente è sostanza. Poche concessioni all’apparenza, automobili concrete e soprattutto una filosofia commerciale estremamente semplice: spendere il giusto per avere ciò che realmente serve. Negli anni Dacia ha compiuto però qualcosa di ancora più difficile. Ha saputo conquistare consensi, quote di mercato e credibilità riuscendo progressivamente a sdoganare persino le proprie origini.
Parliamoci chiaro.
C’è stato un periodo nel quale possedere una Dacia non era esattamente qualcosa da raccontare con orgoglio agli amici. Era percepita come l’automobile economica, quella scelta soprattutto perché costava meno delle altre.
Oggi?
Se hai un Duster sei uno giusto. Se hai una Sandero GPL sei probabilmente uno che ha fatto bene i conti prima di comprare un’automobile.
E se domani avrai una Dacia Striker?

Beh, qui secondo me occorre fare una riflessione.
Dacia ha cambiato la percezione del low cost
In questo spazio posso permettermi di parlare liberamente e non ho alcun problema ad ammettere di aver consigliato Dacia diverse volte anche ad amici e conoscenti.
Ne ho guidate tante, soprattutto negli anni in cui dirigevo ReportMotori.it, e il concetto che mi trasmettevano era quasi sempre lo stesso.
Spendevi ciò che acquistavi.
Potrebbe sembrare una considerazione banale, ma nell’automobile contemporanea non lo è affatto.
Dacia non cercava necessariamente di convincerti di avere materiali premium, l’ultimo ritrovato tecnologico oppure soluzioni che nessun’altra vettura possedeva.
Ti dava un’automobile.
Semplice, concreta, sufficientemente robusta e proposta a una cifra coerente.
La Sandero è diventata una garanzia commerciale.
Il Duster ha costruito negli anni un’identità talmente forte da mantenere un’interessante appetibilità anche quando arriva il momento di rivenderlo.
Il Bigster sta cercando di portare questa filosofia più in alto.
E adesso arriva Striker.
4,62 metri e meno di 25.000 euro

Qui comincia la parte interessante.
Dacia definisce Striker un crossover capace di prendere qualcosa da tre mondi differenti: posizione di guida e capacità outdoor dei SUV, versatilità delle station wagon ed efficienza delle berline.
Tradotto in numeri significa una vettura lunga 4,62 metri ma alta soltanto 1,53, con un’altezza da terra di 19 centimetri sulle versioni a trazione anteriore e 20 sulla 4×4.
Quasi una station wagon rialzata, quindi, più che il classico SUV.
E il bagagliaio può raggiungere i 600 litri.
La cosa che considero ancora più interessante, però, è un’altra.
Il prezzo d’ingresso annunciato sarà inferiore a 25.000 euro.
In un mercato nel quale abbiamo progressivamente perso il riferimento di cosa debba costare un’automobile, leggere una cifra simile accanto a una vettura del segmento C lunga oltre quattro metri e mezzo inevitabilmente attira la mia attenzione.
Perché è esattamente qui che Dacia si gioca una parte importante della propria identità.
La Dacia Striker è molto meno spartana di quanto immaginiamo

Se qualcuno associa ancora Dacia all’automobile essenziale di quindici anni fa, dovrebbe guardare l’abitacolo della Striker.
Touchscreen centrale da 10,1 pollici di serie sull’intera gamma, strumentazione digitale LightVisio da 7 pollici, Adaptive Cruise Control, compatibilità smartphone e una dotazione ADAS ormai completa.
Salendo con gli allestimenti arrivano navigazione connessa, tetto panoramico, sedile conducente elettrico, sedili e volante riscaldati, caricatore wireless e persino il portellone motorizzato.
Eppure c’è una cosa che apprezzo.
Dacia continua a utilizzare comandi fisici per le funzioni maggiormente utilizzate.
Sembra quasi una banalità, ma oggi che molte Case sembrano gareggiare per nascondere qualsiasi funzione dentro un display, mantenere un pulsante dove serve può essere persino considerato innovativo.
La tecnologia c’è.
La domanda è: da dove arriva?
Ricordo ancora quella conferenza stampa Dacia
Anni fa partecipai alla presentazione di una nuova generazione del Duster.
Durante la conferenza stampa venne affrontato proprio il tema della tecnologia e ricordo una dichiarazione dell’ufficio stampa dell’epoca che mi colpì per la sua franchezza.
Il concetto, sintetizzandolo, era questo: Dacia poteva beneficiare delle tecnologie sviluppate all’interno del mondo Renault introducendole successivamente, con qualche anno di distanza.
Non era necessariamente una debolezza.
Anzi.
Era una parte del modello industriale.
Una tecnologia già sviluppata, industrializzata e ammortizzata poteva essere utilizzata per costruire un’automobile più accessibile senza dover necessariamente inseguire ogni novità appena arrivata sul mercato.
Ed è proprio pensando a quell’episodio che oggi guardo la Striker.
Sarà ancora così?

La nuova Dacia dispone di quattro motorizzazioni elettrificate.
C’è la mild hybrid-G 140, che mette insieme un tre cilindri 1.2 turbo, sistema mild hybrid a 48 volt e alimentazione benzina/GPL.
C’è la Hybrid 155 con 1.8 benzina, due unità elettriche e batteria da 1,4 kWh.
E c’è una soluzione ancora più particolare: la Hybrid 150 4×4.
Davanti troviamo il 1.2 mild hybrid da 140 CV con cambio automatico doppia frizione a sei rapporti; dietro un motore elettrico da 31 CV con un proprio cambio automatico a due rapporti. Il sistema può utilizzare la trazione integrale quando necessario e dispone persino delle modalità Snow, Mud/Sand e Off-Road.
Altro che Dacia spartana.
E qui torno alla mia domanda.
La Striker rappresenta una Dacia tecnologicamente ormai autonoma nella propria identità oppure continua, intelligentemente, a sfruttare tecnologie maturate all’interno del Gruppo Renault?
Perché, personalmente, non considererei affatto negativa la seconda ipotesi.
Se funziona.
“Per ora niente cambio automatico”

E qui riaffiora un altro ricordo.
Sempre durante la presentazione di un Duster, anni fa, ricordo perfettamente che si parlò della possibilità di introdurre il cambio automatico.
La risposta, allora, fu sostanzialmente: per il momento no.
Guardate oggi la gamma Dacia.
La Striker mild hybrid-G 140 sarà disponibile con cambio manuale oppure automatico a sei rapporti. La Hybrid 155 utilizza una trasmissione automatica elettrificata. La Hybrid 150 4×4 abbina addirittura un doppia frizione anteriore a sei rapporti a un secondo cambio a due rapporti sull’asse posteriore.
I tempi cambiano.
Ma soprattutto cambiano i clienti.
Ed è proprio questa capacità di evolversi senza pretendere di diventare improvvisamente qualcosa di diverso che, fino a oggi, considero uno dei maggiori meriti di Dacia.
Anche 1.400 kg meritano attenzione
C’è poi un numero che mi ha incuriosito particolarmente.
Circa 1.400 kg.
È ancora un dato provvisorio, variabile secondo motorizzazioni e allestimenti, ma parliamo di una vettura lunga 4,62 metri, elettrificata, dotata di tutti i moderni sistemi di sicurezza e capace di offrire fino a 600 litri di bagagliaio.
In un mercato automobilistico nel quale la massa sembra crescere a ogni nuova generazione, anche questo significa perseguire l’efficienza.
Non serve necessariamente inventare una tecnologia rivoluzionaria.
A volte basta evitare di complicare inutilmente ciò che non ne ha bisogno.
La vera partita sarà il posizionamento

Esteticamente Striker non mi dispiace.
I contenuti ci sono.
Le motorizzazioni sono interessanti.
La capacità di carico è notevole.
Ma non credo che saranno questi elementi, singolarmente, a determinarne il successo.
La partita si giocherà sul posizionamento.
E sul marketing.
Il prezzo inferiore ai 25.000 euro rappresenta un ottimo punto di partenza, ma sappiamo perfettamente che il prezzo d’attacco racconta soltanto una parte della storia.
Voglio vedere quanto costerà la Striker che la maggioranza dei clienti desidererà realmente acquistare.
Con il motore giusto.
L’allestimento giusto.
Il cambio giusto.
E gli accessori che oggi consideriamo quasi indispensabili.
Perché è lì che scopriremo se la formula Dacia funziona ancora.
Dacia Striket: comfort, tecnologia ma anche…
La Striker potrebbe rappresentare una delle prove più interessanti per la Dacia moderna.
Il Marchio non deve più convincere il pubblico di saper costruire automobili valide.
Quella battaglia, secondo me, l’ha già vinta.
Adesso deve affrontarne una molto più difficile.
Crescere senza dimenticare perché la gente ha iniziato a comprare Dacia.
Più tecnologia va bene.
Più comfort anche.
Motori ibridi, cambi automatici, 4×4 elettrificato, tetto panoramico e strumentazione digitale sono la naturale evoluzione di un’automobile nel 2026.
Ma tutto questo deve continuare ad avere un prezzo Dacia.
Perché se una Sandero GPL è diventata per molti una scelta intelligente e il Duster è riuscito a trasformarsi da alternativa economica a modello desiderabile, significa che questa Casa ha già compiuto qualcosa di molto più importante che costruire automobili a basso costo.
Ha cambiato la percezione del proprio marchio.
Adesso arriva Striker.
Vedremo se riuscirà a fare un altro centro.
Perché diventare grande è difficile. Ma diventarlo senza dimenticare chi sei lo è ancora di più.































