Nuova Mercedes Classe C

Chi non ha mai desiderato, almeno una volta, una Mercedes Classe C?

È una domanda meno banale di quanto possa sembrare. Perché poche automobili sono riuscite a parlare negli anni a un pubblico tanto diverso. La Mercedes Classe C è stata l’auto del professionista, della famiglia, di chi voleva entrare nel mondo Mercedes e anche del giovane che magari la osservava sapendo di non potersela ancora permettere.

Berlina, soprattutto. Ma anche station wagon, perché personalmente continuo a pensare che una Classe C con la coda lunga abbia sempre un suo perché.

La storia di questa famiglia, considerando la 190 come sua progenitrice, parte nel 1982. Da allora Mercedes dichiara oltre 12 milioni di esemplari venduti.

Quarantaquattro anni dopo siamo arrivati a un punto che probabilmente all’epoca sarebbe stato difficile persino immaginare.

La nuova Mercedes Classe C è talmente evoluta che, per dotazioni e tecnologia, avrebbe fatto invidia a una Classe S di qualche decennio fa.

Ed è proprio qui che comincia la mia riflessione.

Dalla 190 alla nuova Mercedes Classe C

Nuova Mercedes Classe C

Naturalmente la nuova Classe C non ha quasi nulla in comune con la mitica 190.

Eppure un legame esiste.

La W201 rappresentava la porta d’ingresso a un certo modo di intendere Mercedes: dimensioni relativamente compatte, grande attenzione alla qualità, soluzioni tecniche raffinate e quella sensazione di solidità che per decenni è stata uno dei tratti distintivi del marchio di Stoccarda.

Poi è arrivata la W202 e con lei, nel 1993, la denominazione Classe C. Da quel momento dimensioni, prestazioni, comfort e tecnologia sono cresciuti generazione dopo generazione.

Fino ad arrivare qui.

Mercedes definisce questo aggiornamento il più ampio mai realizzato nella storia della Classe C. E basta scorrere le caratteristiche tecniche per capire che non si tratta semplicemente di qualche nuovo paraurti accompagnato dall’immancabile aggiornamento dell’infotainment.

Cambia parecchio.

E, cosa che personalmente apprezzo, Mercedes non ha deciso che debba esistere una sola risposta per tutti.

Benzina, diesel, plug-in: finalmente si può scegliere

Nuova Mercedes Classe C

In un momento storico nel quale l’industria automobilistica sta ancora cercando di capire quale sarà realmente il futuro della mobilità, la Classe C mantiene una gamma piuttosto articolata.

Ci sono motori benzina e diesel elettrificati attraverso un sistema mild hybrid a 48 volt, con ISG di seconda generazione capace di fornire fino a 17 kW e 205 Nm supplementari. Il quattro cilindri benzina M254 EVO adotta inoltre un compressore elettrico ausiliario studiato per migliorare la risposta ai bassi regimi e limitare il turbo lag.

E c’è ancora il diesel.

Sì, diesel.

L’OM654 EVO viene proposto con 163 oppure 200 CV ed è compatibile anche con carburanti HVO100, B10 e B20.

Poi arrivano le plug-in hybrid. La C 400 e 4MATIC raggiunge 395 CV e 650 Nm e utilizza una batteria da 19,53 kWh che consente fino a 100 km di autonomia elettrica WLTP. Interessante anche la possibilità di ricaricare in corrente continua fino a 55 kW, caratteristica che può rendere l’utilizzo elettrico qualcosa di più concreto rispetto alla classica PHEV ricaricata soltanto durante la notte.

Parallelamente c’è ormai anche la Classe C elettrica.

Termico, elettrificato, plug-in ed elettrico: al cliente la scelta.

E forse non dovrebbe essere una notizia.

Una piccola Classe S?

Nuova Mercedes Classe C

Il salto più evidente, però, è probabilmente quello tecnologico.

MB.OS diventa il cervello della vettura e permette aggiornamenti over-the-air. La quarta generazione di MBUX integra differenti sistemi di intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT e Google Gemini, mentre l’assistente virtuale è in grado di mantenere il contesto di una conversazione.

La navigazione utilizza Google Maps e il Google Cloud Automotive AI Agent; possono esserci fino a dieci telecamere, cinque radar e dodici sensori a ultrasuoni; arrivano funzioni MB.DRIVE sempre più evolute e persino la navigazione in realtà aumentata derivata da Classe S ed EQS.

Anche la meccanica non è stata dimenticata.

L’assetto è stato rivisto e può esserci l’asse posteriore sterzante fino a 2,5 gradi. Sotto i 100 km/h le ruote posteriori girano in direzione opposta rispetto alle anteriori per aumentare l’agilità; oltre quella soglia lavorano nella stessa direzione, aumentando virtualmente il passo e migliorando la stabilità. Il diametro di sterzata può così scendere a 10,64 metri.

Sulla tecnica, quindi, c’è poco da obiettare.

E lo stesso vale per il design.

Personalmente trovo questa Classe C riuscita. È moderna senza aver perso completamente la propria identità e riesce ancora a essere elegante senza risultare anonima. Anche la Station-wagon conserva quella combinazione tra rappresentanza e praticità che, a mio avviso, continua ad avere parecchio fascino.

Ma arriviamo al punto.

Quanto deve costare oggi una Mercedes Classe C?

Nuova Mercedes Classe C

Perché mentre le automobili diventano sempre più sofisticate, sta accadendo qualcosa che considero molto più importante dell’ennesimo display o dell’ultimo sistema di assistenza alla guida.

Stanno diventando sempre meno accessibili.

Mercedes indica per la Germania un prezzo di partenza di 48.844 euro IVA inclusa per la C 200 Berlina.

Ma il prezzo d’ingresso racconta soltanto una parte della storia.

Quando si configura una Classe C come probabilmente la vorrebbe chi sta scegliendo una Mercedes di questo livello – motorizzazione, allestimento, cerchi, sistemi di assistenza, comfort, tecnologia e qualche optional – salire considerevolmente di prezzo diventa molto facile.

E arrivare nella zona degli 80.000 euro cambia inevitabilmente la prospettiva.

Sono troppi?

Non voglio dare una risposta assoluta. Il valore di un’automobile dipende dal prodotto, dalla tecnologia che incorpora, dai costi industriali e, banalmente, dalla disponibilità economica di chi la acquista.

La domanda che mi interessa è un’altra.

A chi stiamo vendendo le automobili?

Non è più soltanto un problema delle utilitarie

Negli ultimi anni abbiamo parlato moltissimo dell’aumento dei prezzi delle vetture di segmento A e B.

Ed era inevitabile.

Quando un’utilitaria raggiunge cifre che fino a non molto tempo fa appartenevano a segmenti superiori, il problema diventa evidente.

Ma la stessa dinamica si sta progressivamente spostando verso l’alto.

Non riguarda più soltanto chi cerca la prima automobile o una piccola vettura da città. Comincia a coinvolgere famiglie, dirigenti, imprenditori e professionisti che fino a qualche anno fa rappresentavano proprio il bacino naturale di prodotti come la Classe C.

E qui, secondo me, l’industria automobilistica europea dovrebbe iniziare seriamente a interrogarsi.

Possiamo costruire automobili straordinarie. Possiamo dotarle di intelligenza artificiale, fari micro-LED, sospensioni sofisticate, sterzo posteriore, radar, telecamere e sistemi capaci quasi di anticipare le intenzioni del conducente.

Ma se il progresso tecnologico sposta continuamente verso l’alto la soglia economica necessaria per accedere al prodotto, prima o poi rischiamo di restringere troppo il pubblico al quale quel prodotto è destinato.

Il mio punto di vista

Nuova Mercedes Classe C

La nuova Mercedes Classe C mi piace.

Mi piace esteticamente, trovo interessante che Mercedes continui a offrire differenti tecnologie di propulsione e considero impressionante il livello tecnologico raggiunto da quella che continuiamo a chiamare semplicemente “Classe C”.

Pensateci: alcune delle sue dotazioni avrebbero fatto apparire fantascientifica una Classe S di venticinque anni fa.

Ma proprio questa crescita mi lascia con un dubbio.

La Classe C è diventata enormemente più automobile. Più sicura, potente, connessa, efficiente e sofisticata.

Ma nel frattempo non rischia di essersi allontanata proprio da una parte di quel pubblico che ne ha decretato il successo?

Non parlo soltanto del cosiddetto automobilista medio.

Parlo anche del professionista, dell’imprenditore, di chi lavora e fino a ieri considerava una berlina premium di segmento D un obiettivo importante, ma comunque raggiungibile.

La tecnologia ha un costo. La sicurezza ha un costo. Lo sviluppo ha un costo. Nessuno lo mette in discussione.

Ma anche il cliente ha un limite.

E se dalle utilitarie alle berline premium continuiamo ad alzare l’asticella, arriverà un momento nel quale dovremo chiederci non soltanto quanto sia bella e tecnologicamente avanzata l’automobile che abbiamo costruito, ma quanti possano ancora permettersi di comprarla.

La storia della Classe C insegna quanto sia importante costruire un’automobile desiderabile.

Forse il futuro dell’automobile dovrà ricordarci che è altrettanto importante mantenerla raggiungibile.

Meditate, Case costruttrici. Meditate.

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Le auto elettriche , il rispetto per l’ambiente, le abitudini che cambiano…

Tre spunti di riflessione per analizzare un grande cambiamento che sta avvenendo nel mondo, e non solo, perché soprattutto nel mio ambiente, nel mio lavoro, le auto elettriche, realmente stanno cambiando le nostre abitudini o quanto meno le stanno alterando sensibilmente.

Fino a qualche anno fa, parlare di auto elettriche era un’utopia, oggi tra ibride , plug-in hybrid e full electric, la rivoluzione è in atto.

Ma sapete, conoscete, la differenza tra queste tre diverse alimentazioni?

Proverò a spiegarvele…

Le auto ibride , sono quelle dotate di un motore endotermico ( benzina o Diesel) e di un’unità elettrica, ovvero di un piccolo motore elettrico dotato di un pacco batterie compatto.

Sono vetture interessanti, in realtà, attualmente le più valide, perché è l’elettronica a scegliere come e quando alimentare il movimento, se andare in elettrico o “inquinare”, in pratica non è possibile ricaricare le batterie dall’esterno al contrario di quanto avviene con le Plug-In Hybrid (PHEV).

Le Plug-In Hybrid sono dotato di batterie decisamente più ingombranti e di un motore elettrico potente, che aiuta il propulsore “comune”, ovvero il motore benzina o Diesel, in ogni istante.

La differenza con le comuni ibride, è che prima di tutto è possibile ricaricarle attraverso una colonnina domestica o pubblica, e soprattutto che è possibile viaggiare, seppure attualmente per una cinquantina di chilometri, in modalità totalmente elettrica.

Questa è la differenza sostanziale tra ibride e PHEV.

Ad oggi, le Plug-In Hybrid in modalità totalmente elettrica, riescono a percorrere circa 50 chilometri, hanno una velocità massima in genere limitata, ed uno sportellino supplementare, di solito posto sul passaruota anteriore, che nasconde la presa di ricarica.

E le auto elettriche ?

Viaggi nel silenzio più totale, con una spinta, all’occorrenza, da far invidia ad una Ferrari di un decennio fa, l’unico limite, è l’autonomia, ma badate bene, non dell’auto di per sé ma della dislocazione di colonnine elettriche.

Il futuro è elettrico, il mio passato è turbo!