1 Novembre 2026

Griglia di partenza F1 Messico 2026: Hamilton in pole, ma il mio cuore batte anche per Antonelli

Griglia di partenza F1 Messico 2026

Ci sono Gran Premi nei quali basta vedere una Ferrari davanti a tutti per sentirsi felici. Poi ci sono quelli che riescono a mettere in discussione persino le convinzioni più profonde di un appassionato. Il Gran Premio del Messico 2026 appartiene decisamente alla seconda categoria.

Lewis Hamilton ha conquistato la pole position con la Ferrari, George Russell scatterà al suo fianco con la Mercedes e Charles Leclerc occuperà la terza casella. Subito dietro, in quarta posizione, ci sarà Andrea Kimi Antonelli, il giovane pilota italiano che potrebbe diventare campione del mondo di Formula 1.

E qui nasce il mio problema.

Sono italiano, tifo Ferrari e ho tanti motivi per amare il Cavallino Rampante. Motivi che vanno ben oltre i risultati sportivi e affondano le radici nella passione per le automobili, nella meccanica, nell’ingegneria e nella storia di un marchio che rappresenta una parte straordinaria del nostro patrimonio automobilistico.

Eppure, oggi, non riesco a pensare soltanto alla possibilità di vedere Hamilton vincere con una monoposto rossa.

C’è qualcosa di ancora più grande che mi emoziona: un italiano potrebbe tornare campione del mondo di Formula 1 dopo 73 anni.

Griglia di partenza F1 Messico 2026: Hamilton primo, Antonelli quarto

La griglia di partenza del GP del Messico presenta una prima fila particolarmente interessante, con Lewis Hamilton in pole position e George Russell secondo, separati da appena nove millesimi di secondo.

Charles Leclerc scatterà dalla terza casella, mentre Kimi Antonelli guadagna la quarta posizione grazie alla penalità di un posto inflitta a Max Verstappen.

Ecco lo schieramento di partenza ufficiale del Gran Premio del Messico 2026.

Posizione Pilota Scuderia
1 Lewis Hamilton Ferrari
2 George Russell Mercedes
3 Charles Leclerc Ferrari
4 Kimi Antonelli Mercedes
5 Max Verstappen Red Bull Racing
6 Lando Norris McLaren
7 Isack Hadjar Red Bull Racing
8 Arvid Lindblad Racing Bulls
9 Pierre Gasly Alpine
10 Nico Hülkenberg Audi
11 Franco Colapinto Alpine
12 Oscar Piastri McLaren
13 Gabriel Bortoleto Audi
14 Oliver Bearman Haas
15 Carlos Sainz Williams
16 Alexander Albon Williams
17 Fernando Alonso Aston Martin
18 Ryo Hirakawa Haas
19 Lance Stroll Aston Martin
20 Sergio Pérez Cadillac
21 Valtteri Bottas Cadillac
22 Liam Lawson Racing Bulls

Griglia ufficiale della Formula 1. Verstappen perde una posizione per una penalità ricevuta dopo le prove libere. Lawson è stato squalificato dalle qualifiche per un’irregolarità tecnica, ma autorizzato a prendere parte alla gara dal fondo dello schieramento. Anche Bottas è stato penalizzato per la sostituzione di componenti della power unit.

La gara si disputa domenica 1° novembre all’Autódromo Hermanos Rodríguez, con partenza alle 21:00 italiane.

Ma guardando questa griglia, per me, la vera notizia non è soltanto la pole position di Hamilton.

È quella quarta casella occupata da un ragazzo italiano.

Lewis Hamilton in pole con Ferrari: nove millesimi che fanno sognare

Lewis Hamilton ha conquistato la sua 105ª pole position in Formula 1, la prima ottenuta con Ferrari in un Gran Premio.

Il suo tempo di 1’16″514 è stato sufficiente per precedere George Russell di appena nove millesimi, mentre Charles Leclerc ha chiuso terzo a 119 millesimi dal compagno di squadra.

Sono distacchi che raccontano quanto possa essere esasperata la ricerca della prestazione in Formula 1.

Nove millesimi rappresentano una frazione di tempo praticamente impercettibile per un essere umano, ma sufficiente a separare il primo dal secondo posto in qualifica.

E soprattutto sono bastati per regalare alla Ferrari una pole position dal significato particolare.

Hamilton è un pilota che non ha bisogno di presentazioni. Sette titoli mondiali, oltre cento vittorie e una carriera che ha attraversato differenti generazioni di monoposto, regolamenti e tecnologie.

Vederlo nuovamente davanti a tutti, questa volta con il Cavallino Rampante sul musetto, è qualcosa che mi emoziona.

La Ferrari rappresenta una parte fondamentale della storia della Formula 1. E Hamilton, con il suo straordinario palmarès, appartiene già alla leggenda di questo sport.

L’incontro tra questi due simboli avrebbe dovuto rendere questa domenica perfetta.

E invece c’è Kimi Antonelli.

Kimi Antonelli può diventare campione del mondo: l’Italia aspetta dal 1953

Per comprendere il significato di questa giornata bisogna tornare indietro di oltre settant’anni.

L’ultimo pilota italiano capace di conquistare il titolo mondiale di Formula 1 è stato Alberto Ascari, nel 1953.

Da allora il nostro Paese ha continuato a essere protagonista dell’automobilismo internazionale, grazie a costruttori, tecnici, progettisti, circuiti e squadre capaci di scrivere pagine fondamentali della storia delle competizioni.

Ma il titolo piloti della Formula 1 non è più tornato nelle mani di un italiano.

Settantatré anni.

Un tempo lunghissimo, soprattutto per una nazione che ha contribuito così tanto allo sviluppo dell’automobile sportiva.

Oggi Andrea Kimi Antonelli può interrompere questa attesa.

Il pilota Mercedes partirà quarto, dopo aver ottenuto il quinto tempo in qualifica ed essere avanzato di una posizione grazie alla penalità di Verstappen.

La matematica del Mondiale gli offre una possibilità straordinaria: gli basta concludere il Gran Premio almeno in nona posizione per conquistare il titolo mondiale, indipendentemente dal risultato degli avversari.

E pensare che parliamo di un pilota di appena vent’anni.

Antonelli ha ammesso di aver avvertito più tensione del solito durante le qualifiche. Un sentimento comprensibile, considerando la portata del traguardo che potrebbe raggiungere.

Perché una cosa è affrontare un Gran Premio cercando il miglior risultato possibile. Un’altra è scendere in pista sapendo che, al termine di quella gara, il proprio nome potrebbe entrare definitivamente nella storia della Formula 1.

Ecco perché, pur continuando a desiderare una vittoria Ferrari, mi ritrovo a guardare con particolare attenzione anche quella Mercedes.

Hamilton contro Antonelli: due generazioni, due storie, due modi di vivere la Formula 1

Lewis Hamilton e Kimi Antonelli sono due piloti profondamente diversi.

Diversi per età, esperienza, carriera, modo di apparire e inevitabilmente anche per il percorso attraverso il quale hanno costruito il proprio stile di guida.

Hamilton rappresenta l’esperienza di chi ha già affrontato praticamente ogni situazione possibile in Formula 1.

Ha conosciuto regolamenti differenti, monoposto con caratteristiche tecniche molto diverse, grandi rivalità e stagioni nelle quali ogni singolo punto poteva fare la differenza.

Antonelli appartiene invece a una nuova generazione.

È cresciuto in un automobilismo nel quale simulatori, telemetria, preparazione fisica e analisi dei dati costituiscono strumenti fondamentali già dalle categorie propedeutiche.

Naturalmente sarebbe sbagliato pensare che l’uno rappresenti soltanto l’esperienza e l’altro esclusivamente la gioventù.

Entrambi possiedono talento, sensibilità di guida e una capacità di interpretare la monoposto che li ha portati ai vertici della categoria.

Ma oggi rappresentano anche due storie che si intrecciano in maniera quasi perfetta.

Hamilton è britannico e guida una Ferrari italiana. Antonelli è italiano e guida una Mercedes tedesca.

Un duello non soltanto di colori, ma anche di passione e, per certi versi, di fede sportiva.

Per chi tifa Ferrari, come me, è una situazione insolita.

Il cuore vorrebbe vedere la monoposto rossa davanti a tutti. Ma l’orgoglio nazionale spinge a desiderare che quel giovane italiano riesca a completare un’impresa attesa dal 1953.

E non è affatto semplice scegliere.

GP del Messico 2026: una sfida tecnica a oltre 2.200 metri di altitudine

Il Gran Premio del Messico non è interessante soltanto per la classifica del Mondiale e per la griglia di partenza.

L’Autódromo Hermanos Rodríguez è uno dei circuiti tecnicamente più particolari del calendario.

Si trova a oltre 2.200 metri sul livello del mare, un’altitudine che influisce direttamente sul comportamento delle monoposto.

La minore densità dell’aria riduce l’efficacia delle superfici aerodinamiche e rende più complessa la gestione delle temperature.

Le squadre devono quindi lavorare attentamente sulla configurazione delle ali, sul raffreddamento della power unit, sull’efficienza dei sistemi e sull’equilibrio complessivo della vettura.

Un circuito di 4,304 chilometri, con un lungo rettilineo e sezioni più guidate, richiede inoltre un compromesso particolarmente delicato tra velocità massima, carico aerodinamico e stabilità.

Le monoposto moderne sono sistemi estremamente complessi, nei quali ogni componente deve lavorare in armonia con gli altri.

Ed è proprio questa ricerca dell’equilibrio a rendere affascinante la Formula 1 dal punto di vista tecnico.

La pole position di Hamilton dimostra che la Ferrari è riuscita a esprimere una prestazione eccellente sul giro secco.

Ma la gara sarà un’altra storia.

La gestione degli pneumatici, le temperature, il traffico, le strategie e gli eventuali interventi della Safety Car potrebbero cambiare completamente i rapporti di forza.

Per questo non considero affatto scontata una vittoria Ferrari, così come non considero automatico il titolo mondiale di Antonelli.

La Formula 1, fortunatamente, continua a riservare sorprese.

Da Alberto Ascari a Kimi Antonelli: 73 anni di storia italiana

C’è qualcosa di particolarmente suggestivo nell’accostare i nomi di Alberto Ascari, Lewis Hamilton e Kimi Antonelli.

Tre piloti appartenenti a epoche differenti, accomunati da una passione che supera il tempo e le trasformazioni tecnologiche.

Ascari ha corso in una Formula 1 nella quale il rapporto tra uomo e macchina era profondamente diverso da quello attuale.

Le monoposto erano prive di gran parte dei sistemi di sicurezza e delle sofisticazioni tecniche che oggi consideriamo indispensabili.

Hamilton ha attraversato l’evoluzione della Formula 1 moderna, diventando uno dei protagonisti assoluti dell’era ibrida.

Antonelli rappresenta una generazione cresciuta in un ambiente nel quale l’ingegneria, l’elettronica e la capacità di interpretare enormi quantità di dati sono parte integrante del lavoro del pilota.

Ma il principio fondamentale non è cambiato.

Essere più veloci degli altri.

Riuscire a portare la propria monoposto al limite, interpretare ogni curva e trovare quella frazione di secondo che può trasformare una buona prestazione in una pole position.

Oppure gestire una gara con sufficiente intelligenza da conquistare un Campionato del Mondo.

Ed è proprio questo il punto che mi affascina.

Oggi non stiamo soltanto aspettando il risultato di un Gran Premio.

Potremmo assistere al momento in cui un giovane italiano raccoglie idealmente un testimone lasciato da Alberto Ascari nel lontano 1953.

Ferrari o Kimi Antonelli? Forse oggi non devo scegliere

Negli ultimi anni ho vissuto anche momenti nei quali la Formula 1 mi è sembrata eccessivamente prevedibile.

Campionati dominati da una sola squadra, gare nelle quali il risultato appariva quasi scontato e una sensazione di monotonia che, almeno personalmente, aveva ridotto parte dell’entusiasmo.

Oggi la mia percezione è diversa.

La griglia di partenza del GP del Messico 2026 racconta una competizione nella quale nove millesimi possono decidere una pole position, una Ferrari può tornare davanti a tutti e un ragazzo italiano può trovarsi a un passo dal titolo mondiale.

E tutto questo nella stessa giornata.

Forse è proprio ciò di cui avevo bisogno per ritrovare pienamente l’emozione di seguire la Formula 1.

Sono combattuto, lo ammetto.

Vorrei vedere Lewis Hamilton conquistare una vittoria con la Ferrari. Sarebbe un risultato straordinario per il pilota britannico e per una Scuderia che continua a rappresentare un punto di riferimento per milioni di appassionati.

Ma vorrei anche vedere Kimi Antonelli diventare campione del mondo.

Perché settantatré anni senza un italiano sul trono della Formula 1 sono davvero tanti.

Poi, riflettendoci, mi sono reso conto di una cosa.

Non è detto che debba scegliere.

Hamilton potrebbe vincere il Gran Premio del Messico e Antonelli potrebbe conquistare il Mondiale nella stessa gara.

Una Ferrari davanti a tutti sul traguardo e un italiano campione del mondo.

Sarebbe una giornata che difficilmente dimenticherei.

Alberto Ascari, Lewis Hamilton, Kimi Antonelli e Ferrari: passato, presente e futuro della Formula 1 si incontrano in una domenica che promette emozioni.

E forse basta già questo per ricordarmi perché amo tanto il motorsport.

Il mio cuore resta rosso Ferrari. Ma oggi, se Kimi Antonelli dovesse diventare campione del mondo, sarei felice quasi quanto per una vittoria del Cavallino Rampante.

Anzi, forse anche un po’ di più.

E voi, davanti alla griglia di partenza del GP del Messico 2026, per chi farete il tifo?

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