C’è stato un tempo in cui le station wagon erano tra le automobili più desiderate dagli italiani. Penso soprattutto agli anni Novanta, quando le familiari rappresentavano una scelta quasi obbligata per chi cercava spazio, versatilità e una certa eleganza. Oggi lo scenario è profondamente cambiato: sono i SUV a conquistare una larga parte degli automobilisti. Evidentemente, però, c’è ancora spazio per entrambe le tipologie. Persino all’interno di un furgone adibito al trasporto refrigerato.
La vicenda arriva dall’autostrada A14, nei pressi del casello di Cattolica, dove un controllo della Polizia Stradale ha portato alla scoperta di un trasporto decisamente insolito: un SUV sistemato all’interno del cassone frigorifero di un camion e una station wagon caricata nel rimorchio. Non si trattava, dunque, del classico furgone frigorifero utilizzato per le consegne, ma di un mezzo pesante con rimorchio, diretto all’estero.
Due automobili destinate all’Albania che viaggiavano in condizioni risultate irregolari durante gli accertamenti degli agenti.
Il conducente, un giovane di 26 anni, è stato sanzionato per oltre 10.000 euro. Tra le violazioni contestate figurano irregolarità relative alle autorizzazioni necessarie al trasporto, alla patente di guida e agli adempimenti professionali connessi all’utilizzo del cronotachigrafo. Sono inoltre scattati il ritiro della patente e il fermo amministrativo del mezzo.
Fin qui la cronaca.
Ma, al di là della singolarità dell’episodio, c’è un aspetto sul quale credo valga davvero la pena riflettere: che cosa sarebbe potuto accadere in caso di incidente?
Un SUV nella cella frigorifera di un furgone: la scoperta sull’A14
L’immagine di un’automobile trasportata all’interno di un camion frigorifero ha qualcosa di surreale.
Siamo abituati a vedere i veicoli viaggiare su bisarche, rimorchi specificamente attrezzati o altri mezzi predisposti al trasporto automobilistico. Ritrovarne uno all’interno di un cassone normalmente destinato a merci refrigerate è invece una circostanza decisamente insolita.
È proprio questo il dettaglio che rende la notizia curiosa, quasi folcloristica.
Eppure, dietro l’apparente stranezza, si nasconde un problema molto concreto.
Un’automobile non è un normale collo da trasportare. Ha una massa considerevole, un baricentro, componenti meccanici, pneumatici e fluidi tecnici. Soprattutto, deve essere immobilizzata in maniera adeguata per evitare che possa muoversi durante il viaggio.
Non è sufficiente, insomma, che un veicolo entri fisicamente in un cassone perché quel trasporto possa essere considerato sicuro.
Il problema non è soltanto la multa: è la sicurezza
Personalmente, non voglio soffermarmi troppo sugli aspetti burocratici della vicenda. Le autorizzazioni, le abilitazioni professionali e le regole che disciplinano il trasporto delle merci hanno naturalmente la loro importanza.
Ma quello che mi colpisce maggiormente è il potenziale rischio per la circolazione.
Proviamo a immaginare un mezzo pesante che viaggia in autostrada con due automobili a bordo, all’interno di spazi non necessariamente progettati e attrezzati per ospitarle.
In caso di frenata improvvisa, collisione o ribaltamento, il comportamento del carico diventa determinante.
Un’automobile può pesare ben oltre una tonnellata. Se non è fissata correttamente, le forze generate da una brusca decelerazione possono provocarne lo spostamento, con conseguenze potenzialmente gravissime per la struttura del veicolo che la trasporta e per la sicurezza degli altri utenti della strada.
Naturalmente non sappiamo quali sistemi di ancoraggio fossero stati utilizzati nel caso specifico, né se gli agenti abbiano riscontrato irregolarità proprio nel fissaggio delle due vetture.
Non sarebbe corretto attribuire al conducente violazioni che non risultano accertate.
Rimane però una considerazione generale: il trasporto di automobili richiede precauzioni specifiche, perché le conseguenze di un carico instabile possono essere devastanti.
E su un’autostrada trafficata, dove circolano famiglie, motociclisti, automobilisti e altri mezzi pesanti, non è un dettaglio secondario.
E se fosse scoppiato un incendio?
C’è poi un’altra questione che merita attenzione.
Le automobili trasportate avevano ancora carburante nei serbatoi? Erano presenti altri liquidi combustibili? Erano state adottate tutte le precauzioni necessarie per il trasporto?
Sono domande alle quali, sulla base delle informazioni disponibili, non possiamo dare una risposta.
Ma sono interrogativi legittimi quando si ragiona sulle possibili conseguenze di un incidente.
Un’automobile con motore a combustione può contenere benzina o gasolio, oltre a lubrificanti e altri fluidi tecnici. La presenza di questi materiali non significa automaticamente che un incendio sia probabile: i serbatoi e gli impianti sono progettati per contenere i rispettivi liquidi anche durante il normale utilizzo della vettura.
Tuttavia, in presenza di urti particolarmente violenti, danneggiamenti meccanici e possibili fonti di innesco, il rischio di fuoriuscite e incendio non può essere escluso a priori.
Ecco perché il tema della sicurezza assume un’importanza ancora maggiore.
Non sappiamo se i serbatoi delle due vetture fossero pieni, parzialmente pieni oppure quasi vuoti. E non sappiamo neppure quali fossero le condizioni degli impianti di alimentazione.
Ma immaginare le possibili conseguenze di una collisione con un carico automobilistico trasportato in modo non adeguato è sufficiente per comprendere quanto sia importante rispettare le procedure previste.
Non serve trasformare questa vicenda in uno scenario catastrofico per riconoscere che un incidente con un mezzo pesante può diventare molto più pericoloso quando il carico non è gestito correttamente.
Perché le automobili vengono trasportate sulle bisarche?
Le bisarche sono una presenza abituale sulle nostre strade. Le vediamo trasportare automobili nuove verso le concessionarie, vetture usate destinate alla rivendita e veicoli diretti ai mercati esteri.
La loro struttura è progettata proprio per questa funzione.
Piani di carico, rampe, punti di ancoraggio e dispositivi di fissaggio permettono di sistemare le automobili in posizioni prestabilite, limitandone gli spostamenti durante la marcia.
Naturalmente anche una bisarca deve rispettare precise regole relative a masse, dimensioni e distribuzione del carico.
Il punto, però, è che si tratta di un mezzo concepito per trasportare veicoli.
Questo non significa che un’automobile possa viaggiare esclusivamente su una bisarca. Esistono anche furgoni chiusi e altri allestimenti specifici utilizzati per il trasporto di vetture, comprese quelle sportive, da competizione o di particolare valore.
Ciò che conta è l’idoneità del mezzo, insieme alla corretta sistemazione e al fissaggio del carico.
Ed è proprio questa la distinzione che ritengo importante: trasportare un’automobile al chiuso non è di per sé il problema. Il problema nasce quando il trasporto non rispetta i requisiti necessari per essere effettuato in sicurezza e legalmente.
Oltre 10.000 euro di sanzioni, ma la lezione va oltre il singolo episodio
Il controllo effettuato sull’A14 si è concluso con sanzioni complessive superiori a 10.000 euro, il ritiro della patente del conducente e il fermo amministrativo del mezzo.
Un epilogo che testimonia la rilevanza delle irregolarità riscontrate.
Ma la vicenda non dovrebbe essere ricordata soltanto per l’entità della multa o per l’immagine insolita di un SUV sistemato all’interno di un camion frigorifero.
La questione riguarda anche il rispetto delle regole da parte di chi opera nel trasporto professionale.
Un mezzo pesante, soprattutto quando viaggia a pieno carico, richiede competenze specifiche. Le sue dimensioni, la massa complessiva, gli spazi di frenata e il comportamento dinamico sono profondamente diversi da quelli di un’automobile.
Se a questi elementi si aggiunge un carico sistemato in maniera inadeguata, le conseguenze di un errore possono diventare particolarmente serie.
Non si tratta soltanto della sicurezza del conducente, ma anche di quella di chi si trova a condividere la strada con lui.
Il mio punto di vista: una storia curiosa che poteva avere conseguenze molto serie
Confesso che, leggendo la notizia, il primo pensiero è andato proprio all’insolita combinazione dei due veicoli.
Un SUV e una station wagon: due tipologie di automobili che raccontano, in qualche modo, l’evoluzione dei gusti degli automobilisti negli ultimi trent’anni.
La station wagon, protagonista indiscussa di un’epoca, e il SUV, simbolo delle preferenze contemporanee. Entrambi in viaggio verso l’estero, ma sistemati in luoghi dove non ci aspetteremmo di trovarli.
La curiosità, però, lascia rapidamente spazio a una riflessione più seria.
Quando si parla di sicurezza stradale, siamo spesso portati a concentrarci sui limiti di velocità, sulle distrazioni alla guida o sulle condizioni delle automobili.
Sono tutti aspetti fondamentali, ma non dobbiamo dimenticare ciò che viaggia sulle nostre strade a bordo dei mezzi pesanti.
Un carico sistemato male può rappresentare un pericolo tanto quanto un comportamento scorretto al volante.
Ecco perché considero importanti controlli come quello effettuato dalla Polizia Stradale nei pressi di Cattolica.
Non perché consentano di raccontare una storia curiosa, né soltanto perché portino a sanzioni economicamente rilevanti.
Ma perché contribuiscono a individuare situazioni potenzialmente pericolose prima che possano trasformarsi in incidenti.
Alla fine, la notizia di un SUV dentro un camion frigorifero può anche strappare un sorriso.
Ma quando si immagina che cosa potrebbe accadere in caso di collisione, soprattutto con un carico non adeguatamente assicurato, c’è davvero poco da ridere.