Chi non ha mai desiderato, almeno una volta, una Mercedes Classe C? È una domanda meno banale di quanto possa sembrare. Perché poche automobili sono riuscite a parlare negli anni a un pubblico tanto diverso. La Mercedes Classe C è…
Mercedes 190 E Evolution II: la berlina che portò il DTM sulle strade
Ci sono automobili che diventano leggendarie per la loro eleganza e altre che conquistano gli appassionati per le vittorie in pista. La Mercedes-Benz 190 E 2.5-16 Evolution II è riuscita a fare entrambe le cose, anche se il suo aspetto aveva ben poco della sobrietà normalmente associata alle berline della Stella.
Esposta ad Auto e Moto d’Epoca 2026, a BolognaFiere dal 22 al 25 ottobre, la Mercedes-Benz 190 E 2.5-16 Evolution II ha rappresentato il volto più sportivo della storia Mercedes-Benz, nell’ambito delle celebrazioni per i 140 anni dell’automobile.
Accanto alla nuova Classe C elettrica, la 190 E ha ricordato quanto fosse diversa l’idea di berlina sportiva all’inizio degli anni Novanta: carrozzeria a quattro porte, motore aspirato ad alto regime, trazione posteriore e una strettissima parentela con le vetture impegnate nelle competizioni turismo.

La storia della Evolution II comincia con la Mercedes-Benz 190, serie W201, introdotta nel 1982
Soprannominata Baby Benz, rappresentava l’ingresso della Casa di Stoccarda in un segmento inferiore rispetto alle berline tradizionali del marchio.
Il progetto si distingueva per dimensioni relativamente compatte e soluzioni tecniche raffinate, ma fu soprattutto il suo sviluppo sportivo a trasformarlo in un riferimento per gli appassionati.
Nel 1984 arrivò la 190 E 2.3-16, seguita dalla 2.5-16 e, nel 1989, dalla prima Evolution.
Il percorso culminò nel marzo 1990, quando Mercedes presentò al Salone di Ginevra la 190 E 2.5-16 Evolution II.
Era una berlina omologata per la circolazione stradale, ma sviluppata con un obiettivo ben preciso: fornire la base tecnica per le vetture destinate al Campionato Tedesco Turismo.
Perché furono costruiti soltanto 502 esemplari

La produzione limitata non fu una semplice scelta commerciale.
Il regolamento sportivo richiedeva la realizzazione di almeno 500 esemplari stradali per omologare le caratteristiche della vettura destinata al DTM.
Mercedes ne costruì 502, dando vita a una delle serie speciali più riconoscibili della propria storia.
La Evolution II conservava la configurazione a quattro porte della 190 E, ma presentava modifiche talmente evidenti da renderla quasi irriconoscibile rispetto alla berlina di partenza.
L’allargamento dei passaruota, i paraurti specifici, le appendici aerodinamiche e l’enorme alettone posteriore non erano semplici esercizi di stile.
Ogni elemento rispondeva alla necessità di migliorare il comportamento della vettura alle velocità elevate e, soprattutto, di creare una base efficace per l’impiego agonistico.
Motore 2.5 a 16 valvole: 235 CV senza turbo

Sotto il cofano della Mercedes 190 E Evolution II si trovava un quattro cilindri aspirato da 2.463 cc, appartenente alla famiglia M102 e dotato di distribuzione a 16 valvole.
La potenza massima raggiungeva 235 CV, equivalenti a 173 kW, un valore considerevole per una berlina compatta del 1990.
Il motore era stato profondamente rivisto rispetto a quello della 190 E 2.5-16, adottando un’impostazione superquadra con alesaggio di 97,3 mm e corsa di 82,8 mm.
Questa configurazione privilegiava la capacità di raggiungere regimi elevati, una caratteristica particolarmente importante per il successivo sviluppo agonistico.
Gli interventi comprendevano l’alleggerimento delle bielle e modifiche all’albero motore, mentre il regime massimo arrivava a 7.700 giri/min.
Per rispettare le esigenze di omologazione stradale erano presenti anche due catalizzatori metallici.
Le prestazioni dichiarate erano notevoli: 250 km/h di velocità massima e accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,1 secondi.
Numeri che raccontano una sportiva di un’epoca in cui la potenza veniva cercata soprattutto attraverso la cilindrata, il rendimento meccanico e la capacità del motore di girare in alto.
L’enorme alettone posteriore che diventò un simbolo

Il dettaglio più celebre della Evolution II rimane senza dubbio l’alettone posteriore.
Grande, alto e immediatamente riconoscibile, rappresentava una rottura netta con il linguaggio stilistico tradizionale Mercedes-Benz.
Ma il suo compito andava ben oltre l’impatto visivo.
Insieme allo spoiler anteriore e alle modifiche della carrozzeria, contribuiva alla gestione dei flussi aerodinamici e alla stabilità alle velocità elevate.
L’aerodinamica era diventata uno degli strumenti fondamentali nella competizione tra i costruttori impegnati nel DTM.
Per questo la Evo II adottava soluzioni molto più vicine a quelle di una vettura da corsa che a quelle di una berlina di serie.
Anche i cerchi da 17 pollici, i passaruota pronunciati e l’assetto sportivo contribuivano a darle una presenza su strada fuori dal comune.
La carrozzeria venne proposta nella caratteristica tonalità blu-nero metallizzato, diventata parte integrante dell’identità del modello.
Dal modello stradale alla versione DTM da 373 CV

La vera ragione d’essere della Evolution II si trovava sui circuiti.
Il quattro cilindri della versione stradale costituiva infatti il punto di partenza per il motore destinato alle competizioni, dove la potenza arrivò fino a 373 CV.
Il lavoro di sviluppo rappresentò anche un momento importante nella storia tecnica Mercedes-Benz.
La Evo II fu l’ultima vettura DTM il cui motore da corsa venne progettato direttamente dal reparto sviluppo propulsori Mercedes. Successivamente, questa responsabilità passò ad AMG, rafforzando il ruolo della struttura di Affalterbach nelle attività sportive della Casa.
Il debutto agonistico della Evolution II avvenne il 16 giugno 1990 sul Nürburgring Nordschleife.
La prima vittoria arrivò il 5 agosto dello stesso anno a Diepholz, con Kurt Thiim.
Da quel momento la berlina Mercedes divenne una delle protagoniste della categoria, confrontandosi con avversarie che hanno scritto pagine altrettanto importanti della storia delle competizioni turismo, a cominciare dalla BMW M3.
Il trionfo nel DTM 1992 con Klaus Ludwig

La consacrazione definitiva arrivò nel 1992.
Al volante della Mercedes 190 E Evolution II, Klaus Ludwig conquistò il titolo piloti del DTM, precedendo Kurt Thiim e Bernd Schneider.
Fu una stagione particolarmente favorevole per Mercedes-Benz: le vetture della Stella ottennero 16 vittorie nelle 24 gare disputate.
Il risultato confermò la validità del progetto, nato proprio per trasferire sulla pista le caratteristiche sviluppate e omologate attraverso la piccola serie stradale.
La Evolution II diventò così il simbolo di un periodo in cui il legame tra le automobili acquistabili dai clienti e quelle impegnate nei campionati turismo era particolarmente evidente.
Le versioni da corsa erano profondamente preparate, ma il pubblico poteva riconoscerne immediatamente la parentela con i modelli presenti nei concessionari.
Una Mercedes-Benz 190 E 2.5-16 Evolution II da 130 milioni di lire

Quando arrivò sul mercato, la 190 E Evolution II era un’automobile destinata a una clientela molto ristretta.
In Italia il prezzo si aggirava intorno ai 130 milioni di lire, una cifra che la collocava ben lontano dalle versioni ordinarie della gamma 190.
La differenza non dipendeva soltanto dalle prestazioni.
La produzione limitata, la complessità delle modifiche tecniche e il legame diretto con il programma sportivo ne facevano una vera automobile da omologazione.
Con il passare degli anni, proprio queste caratteristiche hanno contribuito a trasformarla in un modello particolarmente ricercato dai collezionisti.
La sua rarità non deriva da una serie speciale realizzata per celebrare un anniversario, ma da una precisa necessità agonistica: costruire abbastanza vetture stradali da poter correre con la versione da competizione.
Perché la Mercedes 190 E Evolution II è ancora così speciale
La presenza della Evo II ad Auto e Moto d’Epoca 2026 ha offerto l’occasione per riscoprire un periodo molto particolare della storia Mercedes-Benz.
La Casa di Stoccarda, tradizionalmente associata al comfort e alla solidità delle proprie berline, aveva trasformato la compatta W201 in una macchina sviluppata per vincere in pista.
E lo aveva fatto senza rinunciare alla struttura di una berlina a quattro porte.
Oggi la 190 E 2.5-16 Evolution II rimane una delle testimonianze più affascinanti di quella filosofia: un’automobile nata per rispettare un regolamento sportivo, diventata un’icona grazie alle sue caratteristiche tecniche e ai successi nel DTM.
L’alettone gigantesco, il quattro cilindri aspirato da 235 CV e i soli 502 esemplari costruiti raccontano una storia che va oltre i numeri.
Quella di una Mercedes che, per una volta, decise di non essere discreta.












