Valentino Rossi

Valentino Rossi e Marco Simoncelli. Due nomi che hanno segnato la storia del Motomondiale, due piloti che, per ragioni profondamente diverse, continuano a far parlare di sé anche lontano dai circuiti, al di là dei cordoli.

Il primo ha costruito una carriera straordinaria, conquistando nove titoli mondiali e diventando uno dei simboli più riconoscibili del motociclismo. Il secondo aveva talento, personalità, coraggio e quella capacità rara di conquistare il pubblico attraverso il proprio modo di essere, prima ancora che con i risultati. Due caratteri differenti, accomunati dalla passione per le motociclette, dalla velocità e da un’amicizia che andava ben oltre la rivalità sportiva. Poi arrivò il 23 ottobre 2011. Sul circuito di Sepang, in Malesia, si consumò una delle tragedie più dolorose della storia recente del Motomondiale. Marco Simoncelli perse la vita durante il Gran Premio della Malesia, in un incidente che coinvolse anche Colin Edwards e Valentino Rossi.

Un episodio drammatico, una sequenza di eventi rapidissima, nella quale Rossi si ritrovò coinvolto senza avere una concreta possibilità di evitare l’impatto.

Quindici anni dopo, quella tragedia continua a far male.

E le parole che Valentino dedica all’amico nella sua autobiografia riportano alla memoria una vicenda che il mondo del motociclismo non ha mai dimenticato.

Sepang 2011: una traiettoria impossibile da cambiare

Chi segue il motociclismo conosce bene i rischi di questo sport.

Le motociclette raggiungono velocità elevatissime, i piloti affrontano le curve cercando il limite dell’aderenza e ogni manovra richiede precisione, sensibilità e tempi di reazione estremamente ridotti.

Ma ci sono situazioni nelle quali neppure l’esperienza di un campione può cambiare il corso degli eventi.

L’incidente di Marco Simoncelli rappresenta una di queste.

Durante il secondo giro del Gran Premio della Malesia, il pilota italiano perse il controllo della propria Honda e rimase coinvolto in una caduta dalla dinamica particolarmente drammatica.

La sua traiettoria lo riportò verso la parte del tracciato percorsa dagli altri concorrenti, dove sopraggiungevano Colin Edwards e Valentino Rossi.

Tutto accadde in pochi istanti.

Una frazione di secondo, una distanza troppo breve, una situazione nella quale lo spazio per reagire era praticamente inesistente.

Rossi non riuscì a evitare il contatto.

Ed è forse questo uno degli aspetti più difficili da accettare per un pilota abituato a controllare ogni movimento della propria motocicletta.

Perché quando si corre a quei livelli si impara a interpretare traiettorie, distanze, punti di frenata e reazioni degli avversari.

Si sviluppa una sensibilità straordinaria.

Ma non tutto può essere previsto.

Non tutto può essere evitato.

E quando un incidente coinvolge una persona alla quale si è profondamente legati, la consapevolezza di non aver potuto fare nulla può diventare un peso difficilissimo da sopportare.

Valentino Rossi e Marco Simoncelli: molto più che due piloti

Il rapporto tra Valentino Rossi e Marco Simoncelli non era soltanto quello tra due protagonisti del Motomondiale.

C’era un’amicizia autentica, costruita attraverso la passione condivisa per le moto, gli allenamenti e la vita nel paddock.

Simoncelli rappresentava una generazione successiva rispetto a Valentino, ma tra i due esisteva una sintonia particolare.

Marco aveva un carattere spontaneo, diretto, a volte irruento, proprio come il suo stile di guida.

Era uno di quei piloti capaci di dividere le opinioni quando si parlava di sorpassi e aggressività in pista, ma anche di conquistare simpatia per la naturalezza con cui affrontava interviste e rapporti personali.

Valentino era già una leggenda.

Simoncelli stava costruendo il proprio percorso nella classe regina, dopo aver conquistato il titolo mondiale della 250 nel 2008.

Aveva ancora molto da dimostrare.

E soprattutto aveva davanti a sé una carriera che avrebbe potuto regalargli altre soddisfazioni.

Non sapremo mai quali risultati avrebbe raggiunto.

E forse non è nemmeno necessario immaginarli.

Perché il valore di Marco Simoncelli non si misura soltanto attraverso le vittorie o i titoli mondiali.

Si misura anche attraverso il ricordo che ha lasciato nelle persone.

Un ricordo che, a distanza di quindici anni, rimane incredibilmente vivo.

Il dolore di Valentino Rossi, oltre le vittorie

Nella sua autobiografia, Valentino Rossi torna su quella giornata e sulle conseguenze emotive che l’incidente ha avuto nella sua vita.

È un passaggio che colpisce perché mostra un lato del campione molto diverso da quello che siamo stati abituati a conoscere.

Per anni abbiamo visto Valentino sorridere sul podio, festeggiare le vittorie, scherzare con i suoi tifosi e trasformare ogni successo in uno spettacolo.

Abbiamo ammirato il talento, la determinazione, la capacità di vincere e quella straordinaria voglia di competere che lo ha accompagnato durante tutta la carriera.

Ma dietro il casco esiste sempre una persona.

Con le proprie emozioni, le proprie paure e i propri ricordi.

La tragedia di Sepang ha lasciato una ferita che, come emerge dal racconto di Rossi, non è scomparsa con il passare degli anni.

E c’è qualcosa di profondamente umano in tutto questo.

Perché essere un campione non significa essere invulnerabile.

Non significa riuscire a trovare una spiegazione per ogni evento.

E soprattutto non significa poter dimenticare una persona soltanto perché la vita, inevitabilmente, continua.

Il dolore non segue le classifiche del Mondiale.

Non conosce bandiere a scacchi.

Non si interrompe quando si spegne il motore.

Il motociclismo, tra passione e sacrificio

La storia del Motomondiale è fatta di imprese straordinarie.

Di sorpassi impossibili, rivalità leggendarie, vittorie conquistate all’ultima curva e campioni capaci di spostare continuamente il limite delle prestazioni.

Ma è anche una storia segnata da sacrifici enormi.

E, purtroppo, dalla perdita di vite umane.

È una realtà che non dovrebbe mai essere dimenticata.

Le competizioni motociclistiche sono diventate progressivamente più sicure grazie all’evoluzione dei circuiti, delle protezioni, dell’abbigliamento tecnico e delle procedure di intervento.

Eppure il rischio non può essere completamente eliminato.

Chi corre conosce questa realtà, anche se probabilmente nessun pilota sale in moto pensando che quella possa essere la sua ultima gara.

La passione, la concentrazione e il desiderio di vincere prendono il sopravvento.

È anche questo che rende il motociclismo uno sport straordinario.

Ma proprio per questo credo sia importante ricordare che dietro ogni risultato ci sono uomini, famiglie, amicizie e sacrifici che spesso rimangono lontani dalle telecamere.

La morte di Marco Simoncelli ha ricordato a tutti quanto sottile possa diventare il confine tra una giornata di sport e una tragedia.

E quanto possa essere difficile, per chi rimane, convivere con il ricordo di ciò che è accaduto.

Marco Simoncelli continua a vivere nel ricordo

Quindici anni sono tanti.

Sono cambiati i regolamenti, le motociclette, i protagonisti della MotoGP e persino il modo di raccontare le corse.

Valentino Rossi ha concluso la propria carriera nel Motomondiale e ha intrapreso un nuovo percorso nelle competizioni automobilistiche.

Ma ci sono ricordi che non appartengono a una stagione sportiva.

Non invecchiano insieme alle motociclette.

Non scompaiono quando cambiano i numeri sulle carene.

Marco Simoncelli continua a essere presente nella memoria degli appassionati perché era un pilota autentico, capace di trasmettere emozioni attraverso il proprio carattere e il proprio modo di correre.

E il fatto che Valentino torni a parlare di lui dopo così tanto tempo dimostra quanto quel legame abbia significato nella sua vita.

Non serve cercare parole particolarmente elaborate per descrivere tutto questo.

A volte basta ricordare che due amici condividevano la stessa passione e che uno di loro, in una domenica di ottobre, non è più tornato a casa.

Valentino Rossi e Simoncelli: il mio pensiero

Ci sono episodi nella storia delle corse che rimangono impressi nella memoria molto più di una vittoria.

Sepang 2011 è uno di questi.

Ricordo Marco Simoncelli come un pilota dal talento straordinario, un ragazzo capace di trasmettere entusiasmo e passione, con uno stile di guida generoso e una personalità impossibile da confondere.

E penso a Valentino Rossi.

A un campione che ha vinto praticamente tutto quello che un motociclista possa desiderare, ma che non ha potuto fare nulla per evitare una delle tragedie più dolorose della propria vita.

Una traiettoria inevitabile.

Un destino che nessuno avrebbe voluto immaginare.

Quello che mi colpisce maggiormente, a distanza di tanti anni, è proprio il contrasto tra la capacità di un pilota di controllare una motocicletta al limite e l’impossibilità, in determinate circostanze, di cambiare il corso degli eventi.

Perché il motociclismo insegna che il talento può fare la differenza, che il coraggio può portare alla vittoria e che il sacrificio rappresenta una parte fondamentale di ogni successo.

Ma insegna anche che esistono limiti che nessuno può superare.

E dietro ogni casco, dietro ogni tuta, dietro ogni numero di gara, c’è una persona.

Valentino Rossi e Marco Simoncelli hanno scritto pagine importanti del Motomondiale.

Uno continua a raccontare la propria storia.

L’altro continua a vivere nel ricordo di chi lo ha conosciuto e di chi lo ha ammirato.

Perché ci sono vittorie che il tempo trasforma in leggenda. E ci sono assenze che nemmeno il tempo riesce a colmare.

Attualità Commenti disabilitati su Valentino Rossi e Marco Simoncelli: quel dolore che il tempo non cancella
Aprilia RSV4 Obscure Spe.ed.

Ci sono motociclette che nascono per stupire con la potenza, altre che puntano sull’esclusività e altre ancora che cercano di trasferire sulla strada le tecnologie sviluppate nelle competizioni. La nuova Aprilia RSV4 Obscure Spe.Ed. riesce a riunire tutte queste caratteristiche, ma con una particolarità che, personalmente, considero ancora più interessante: lascia al pilota una parte importante della responsabilità nella ricerca delle prestazioni.

Soltanto 500 esemplari della Aprilia RSV4 Obscure Spe.Ed. tutti numerati, per una superbike che rappresenta una delle interpretazioni più estreme del progetto RSV4.

Il motore è il conosciuto V4 di 65° da 1.099 cc, capace di sviluppare 220 CV, mentre la ciclistica beneficia di componenti particolarmente raffinati, a partire dai cerchi in fibra di carbonio.

Ma ciò che colpisce maggiormente è la scelta delle sospensioni.

Osservate la forcella anteriore: una splendida Öhlins NIX a regolazione meccanica.

Niente regolazioni elettroniche delle sospensioni, dunque, ma la possibilità di intervenire direttamente su precarico, compressione ed estensione.

Una soluzione che restituisce al pilota, e naturalmente a chi lo assiste nella messa a punto, il compito di trovare il miglior compromesso in funzione del circuito, degli pneumatici e dello stile di guida.

Perché una superbike di questo livello non deve soltanto essere velocissima. Deve anche permettere a chi la guida di comprenderne il comportamento, interpretarne le reazioni e trovare il giusto assetto.

Aprilia RSV4 Obscure Spe.ed.

L’esclusività è nella tecnica, non soltanto nei 500 esemplari

La denominazione Obscure Spe.Ed. identifica una versione speciale della RSV4, caratterizzata da una livrea completamente nera che alterna superfici lucide e opache, componenti in carbonio e finiture dedicate.

Anche telaio e forcellone sono verniciati in nero opaco, mentre sulla piastra superiore di sterzo sono incisi al laser il nome del modello e il numero progressivo dell’esemplare.

Un dettaglio che sottolinea l’esclusività di questa realizzazione.

Eppure, a mio avviso, il valore della Obscure Spe.Ed. non risiede tanto nella produzione limitata quanto nella qualità delle soluzioni tecniche adottate.

Aprilia ha scelto di intervenire su alcuni elementi che incidono direttamente sul comportamento dinamico della moto.

Parafanghi, fianchetti laterali, paratacchi delle pedane e prese d’aria per il raffreddamento dei freni anteriori sono realizzati in fibra di carbonio.

Ma il componente più interessante è rappresentato dai cerchi BST, anch’essi in carbonio.

Rispetto alle ruote in alluminio forgiato della RSV4 Factory, permettono di risparmiare oltre 2 kg.

Un vantaggio che non riguarda soltanto il peso complessivo della moto, ma soprattutto la riduzione delle masse rotanti e del momento d’inerzia delle ruote.

Tradotto in termini di guida, significa una minore resistenza ai cambiamenti di direzione e potenziali benefici nelle fasi di accelerazione e frenata.

È proprio questo genere di interventi a rendere interessante una superbike speciale.

Perché il carbonio non viene utilizzato esclusivamente per ragioni estetiche, ma diventa uno strumento per migliorare la dinamica del veicolo.

Öhlins NIX e TTX: il piacere di trovare il proprio assetto

Aprilia RSV4 Obscure Spe.ed.

La scelta delle sospensioni rappresenta uno degli aspetti più significativi della RSV4 Obscure Spe.Ed.

All’anteriore troviamo una forcella Öhlins NIX con steli da 43 mm e trattamento superficiale TiN, completamente regolabile nel precarico della molla e nell’idraulica in compressione ed estensione.

Al posteriore lavora un ammortizzatore Öhlins TTX, anch’esso regolabile, compresa la possibilità di intervenire sulla lunghezza dell’interasse dell’ammortizzatore.

Aprilia ha scelto deliberatamente componenti a regolazione meccanica, ritenendoli più adatti alle esigenze di personalizzazione dell’assetto nell’impiego agonistico.

Una decisione che trovo particolarmente coerente con la filosofia di questa versione.

Le sospensioni semiattive rappresentano una tecnologia sofisticata e possono offrire vantaggi importanti nella capacità di adattamento alle differenti condizioni di utilizzo.

Ma in circuito il discorso cambia.

Chi cerca la massima prestazione può preferire una configurazione definita con precisione, sulla quale intervenire attraverso regolazioni ripetibili, valutando gli effetti di ogni modifica sul comportamento della moto.

La possibilità di modificare compressione, estensione e precarico permette di lavorare sul sostegno in frenata, sulla velocità di trasferimento dei carichi e sulla capacità della ruota posteriore di mantenere trazione in accelerazione.

Naturalmente servono sensibilità, esperienza e metodo.

Ed è proprio questo il punto.

La RSV4 Obscure Spe.Ed. non vuole sostituirsi al pilota nella ricerca dell’assetto ideale, ma mettergli a disposizione componenti che consentano una messa a punto estremamente accurata.

Non è una rinuncia alla tecnologia: è una scelta tecnica precisa.

Aerodinamica MotoGP: arrivano le Leg Wings

L’aerodinamica rappresenta un altro elemento distintivo della nuova Aprilia.

La RSV4 Obscure Spe.Ed. introduce le Leg Wings, appendici aerodinamiche in carbonio derivate dall’esperienza maturata con la RS-GP in MotoGP.

Si tratta di superfici studiate per incrementare il carico aerodinamico nella zona posteriore della moto, senza penalizzarne eccessivamente la maneggevolezza.

Secondo Aprilia, il loro contributo permette di aumentare del 20% la deportanza al retrotreno.

Un risultato interessante soprattutto alle velocità più elevate, quando il controllo dell’assetto e la stabilità diventano determinanti.

Le Leg Wings si aggiungono al pacchetto aerodinamico già sviluppato per la RSV4 Factory, caratterizzato dalle superfici alari sovrapposte nella parte inferiore del cupolino e dalle fiancate studiate per migliorare la gestione dei flussi d’aria.

Il lavoro aerodinamico non riguarda soltanto la generazione di carico.

Aprilia ha dedicato attenzione anche alla riduzione della resistenza all’avanzamento e all’allontanamento dell’aria calda proveniente dal motore dal corpo del pilota.

Un insieme di interventi che dimostra quanto l’aerodinamica sia diventata parte integrante della progettazione delle superbike moderne.

Va ricordato che l’installazione delle Leg Wings richiede la rimozione delle pedane passeggero, mentre nel corredo è prevista una staffa dedicata al supporto del silenziatore.

Un dettaglio che conferma la vocazione prevalentemente pistaiola della Obscure Spe.Ed., nonostante l’omologazione stradale.

Il V4 Aprilia raggiunge 223 CV con lo scarico ART

Aprilia RSV4 Obscure Spe.ed.

Il motore della RSV4 Obscure Spe.Ed. è il quattro cilindri a V di 65° da 1.099 cc, con distribuzione bialbero e quattro valvole per cilindro.

La potenza massima dichiarata è di 220 CV a 13.000 giri/min, mentre la coppia raggiunge 127 Nm a 10.800 giri/min.

Numeri che collocano la superbike di Noale ai vertici della categoria.

Il propulsore utilizza quattro corpi farfallati Marelli da 52 mm, otto iniettori e acceleratore elettronico ride by wire.

Il cambio a sei rapporti è di tipo estraibile ed è assistito dall’Aprilia Quick Shift, che permette di inserire e scalare le marce senza utilizzare la frizione.

Per chi desidera incrementare ulteriormente le prestazioni, Aprilia propone nel catalogo Racing il sistema di scarico completo ART, Aprilia Racing Technology, con terminale SC-Project in carbonio.

Con questa configurazione la potenza sale a 223,1 CV a 13.000 giri/min, mentre la coppia raggiunge 131,8 Nm a 10.800 giri/min.

Anche il peso beneficia dell’intervento.

La RSV4 Obscure Spe.Ed. dichiara infatti 201 kg in ordine di marcia, con il 90% di carburante, contro i 204 kg della RSV4 Factory.

Con lo scarico completo ART il valore scende ulteriormente, fino a 196 kg.

Il rapporto tra potenza e peso diventa quindi particolarmente favorevole, ma sarebbe riduttivo valutare questa moto esclusivamente attraverso i numeri.

Su una superbike moderna conta soprattutto la capacità di trasferire la potenza sull’asfalto, mantenendo precisione e stabilità nelle differenti fasi della guida.

Ed è proprio su questo terreno che la Obscure Spe.Ed. vuole dimostrare il valore delle sue soluzioni tecniche.

Elettronica completa, ma il pilota rimane protagonista

La scelta di utilizzare sospensioni meccaniche non significa che Aprilia abbia rinunciato ai controlli elettronici.

Al contrario.

La RSV4 Obscure Spe.Ed. dispone di una piattaforma inerziale a sei assi e di sei riding mode, tre dedicati alla strada e tre alla pista.

Il pacchetto APRC, Aprilia Performance Ride Control, comprende controllo di trazione, anti-wheelie, gestione del freno motore e differenti mappature dell’erogazione.

L’ABS cornering è regolabile su tre livelli.

Di serie sono previsti anche Track Pack e Race Pack.

Il primo comprende launch control, pit limiter e controllo predittivo dello slittamento laterale della ruota posteriore.

Il secondo introduce la gestione elettronica corner by corner, che permette di impostare preventivamente differenti livelli di intervento dei controlli in funzione delle curve del circuito.

La moto può quindi modificare automaticamente i parametri selezionati dal pilota in base alla posizione rilevata lungo il tracciato.

Non mancano il modulo GPS per il rilevamento automatico dei tempi sul giro e Aprilia MIA di quarta generazione, che permette di collegare lo smartphone e analizzare i dati registrati.

È una dotazione estremamente sofisticata.

Ma la sua funzione è soprattutto quella di mettere a disposizione strumenti utili per sfruttare le prestazioni del V4.

L’elettronica aiuta a gestire una potenza elevatissima; la sensibilità del pilota rimane fondamentale per ottenere il massimo.

Aprilia RSV4 Obscure Spe.ed.

Aprilia RSV4 contro Ducati Panigale V4 R: basteranno 220 CV?

Il confronto con la Ducati Panigale V4 R è inevitabile.

Due superbike italiane, due interpretazioni della tecnologia derivata dalle competizioni e due progetti che rappresentano il vertice delle rispettive gamme sportive.

La Ducati Panigale V4 R utilizza il Desmosedici Stradale R da 998 cc, capace di sviluppare 218 CV nella configurazione omologata Euro 5+.

Con lo scarico racing la potenza sale a 235 CV, raggiungendo 239 CV nella configurazione che prevede anche l’utilizzo dell’olio specifico Ducati Corse.

L’Aprilia risponde con 220 CV nella versione standard e 223,1 CV con lo scarico completo ART.

Ma confrontare queste motociclette esclusivamente attraverso la potenza massima sarebbe un errore.

La Ducati V4 R nasce con una cilindrata di 998 cc, coerente con il suo specifico ruolo di base tecnica per le competizioni Superbike, mentre l’Aprilia utilizza un motore di 1.099 cc.

Sono quindi due progetti con caratteristiche e finalità non perfettamente sovrapponibili.

La Panigale V4 R punta su un propulsore capace di raggiungere regimi elevatissimi, su una ciclistica sviluppata per l’utilizzo racing e su soluzioni aerodinamiche particolarmente sofisticate.

L’Aprilia risponde con una cilindrata superiore, una coppia massima più elevata, cerchi in carbonio e un pacchetto aerodinamico evoluto.

A fare la differenza, in circuito, saranno soprattutto la capacità di mantenere velocità in percorrenza, la stabilità in frenata, la trazione in uscita di curva e la facilità con cui il pilota riuscirà a sfruttare le caratteristiche della moto.

Perché oltre 200 CV rappresentano una potenza enorme, ma non garantiscono automaticamente un tempo sul giro migliore.

Basteranno i 220 CV dell’Aprilia per sfidare la Ducati Panigale V4 R?

Sulla carta la sfida è aperta. Per stabilire quale sia più efficace servirebbe un confronto diretto, sullo stesso circuito, con pneumatici comparabili e condizioni di prova omogenee.

Aprilia RSV4 Obscure Spe.Ed.: la mia opinione

Cinque­cento esemplari possono rendere una moto esclusiva, ma non necessariamente migliore da guidare.

Nel caso della Aprilia RSV4 Obscure Spe.Ed., invece, la tiratura limitata è soltanto una parte del progetto.

Quello che mi convince maggiormente è la scelta di puntare su componenti che possono migliorare concretamente il comportamento dinamico.

I cerchi in carbonio riducono le masse rotanti, l’aerodinamica contribuisce a gestire le elevate velocità e le sospensioni Öhlins a regolazione meccanica permettono al pilota di costruire il proprio assetto.

È una filosofia che apprezzo particolarmente.

Perché una superbike di questo livello non dovrebbe limitarsi a impressionare attraverso la potenza massima o l’esclusività della livrea.

Dovrebbe soprattutto esaltare il piacere di guida, la precisione e la capacità di interpretare il comportamento della moto.

La RSV4 Obscure Spe.Ed. sembra nascere proprio con questo obiettivo.

È una motocicletta tecnologicamente sofisticata, ma che continua a chiedere competenza a chi la guida.

Ed è forse questo il suo aspetto più affascinante.

La sfida con la Ducati Panigale V4 R promette di essere particolarmente interessante, anche perché entrambe rappresentano due delle espressioni più avanzate della scuola motociclistica italiana.

Ma più che chiedermi se 220 CV siano sufficienti per battere la Ducati, mi interessa capire quanto l’Aprilia riesca a valorizzare ogni singolo cavallo tra le mani di un pilota capace.

Perché, alla fine, la differenza tra una superbike velocissima e una superbike straordinaria non si misura soltanto al banco prova.

Si scopre tra i cordoli.

Dalle quattro alle due ruote Commenti disabilitati su Aprilia RSV4 Obscure Spe.Ed.: 220 CV per sfidare Ducati Panigale V4 R