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Parlare con l’auto: perché la Volvo EX60 cambia davvero il modo di guidare
Per anni abbiamo chiamato “assistente vocale” un sistema che, nella pratica, capiva un comando su tre. Frasi spezzate, parole scandite, tentativi ripetuti. Oggi la musica sta cambiando. E con la Volvo EX60 sembra finalmente arrivare il momento in cui parlare con l’auto diventa naturale, come farlo con una persona seduta accanto a noi.
Non è fantascienza, è un cambio di paradigma. L’EX60 è la prima Volvo a integrare un assistente basato su intelligenza artificiale avanzata, capace di comprendere richieste complesse, contestuali, formulate con un linguaggio normale. Niente più comandi rigidi. Niente frasi “robotiche”. Finalmente puoi dire quello che ti passa per la testa. E l’auto capisce.
E qui c’è già una prima rivoluzione silenziosa: meno occhi sullo schermo, più attenzione sulla strada. Un dettaglio che, nella guida reale, vale più di mille funzioni extra.
Volvo EX60 intelligenza artificiale: non è marketing, è usabilità
Quello che mi ha colpito davvero della Volvo EX60 non è tanto la tecnologia in sé, ma il modo in cui viene utilizzata. L’IA non è messa lì per stupire. Serve. E lo fa in modo concreto.
Puoi chiedere all’auto di recuperare un indirizzo nascosto in una mail, verificare se un oggetto entra nel bagagliaio, pianificare un viaggio senza toccare nulla. Tutto avviene tramite conversazione naturale. Non è un gadget, è un’estensione del tuo ragionamento.
Il cuore di tutto è un sistema centrale chiamato HuginCore, che rende la EX60 una vera auto definita dal software. Tradotto: l’auto non è più un oggetto statico, ma un sistema che evolve nel tempo, migliora, si aggiorna, impara. Ogni chilometro percorso diventa un dato utile per rendere il veicolo più intelligente.
E qui entra in gioco un altro aspetto interessante: la capacità di apprendimento. La EX60 non si limita a elaborare informazioni in tempo reale, ma sfrutta anche l’esperienza accumulata da altri veicoli della stessa rete. Incidenti evitati, situazioni critiche, manovre improvvise. Tutto contribuisce a creare un cervello collettivo.
È una visione quasi “social” dell’auto. E fa impressione pensarci.
Dal punto di vista hardware, siamo su livelli altissimi: potenza di calcolo elevata, piattaforme dedicate, connettività stabile. Ma quello che conta è l’effetto finale: schermi reattivi, mappe che si caricano subito, comandi vocali che funzionano davvero.
E poi c’è il tema sicurezza, che resta centrale per Volvo. L’intelligenza artificiale qui non serve a intrattenere, ma a prevenire. L’auto analizza costantemente l’ambiente circostante, anticipa i pericoli, supporta il guidatore senza essere invasiva.
La sensazione è chiara: la EX60 non vuole sostituirsi a chi guida, ma affiancarlo. Come un copilota silenzioso che osserva tutto.
E forse è proprio questo il vero salto di qualità: l’IA che smette di essere un “giocattolo” e diventa uno strumento di sicurezza attiva. In un’epoca in cui siamo costantemente distratti, avere un’auto che ti aiuta a rimanere concentrato è un valore enorme.
Non so se questa sarà l’auto del futuro.
Ma è sicuramente una delle prime che ragiona davvero come tale.


