Honda S2000 - Prova su strada

C’è stato un tempo in cui guidare non significava semplicemente spostarsi. Era un rito, un dialogo diretto tra uomo e macchina. Niente filtri, niente modalità di guida, niente display a distrarti. Solo meccanica pura, rumore, vibrazioni.

Oggi le auto sono più veloci, più sicure, più efficienti. Ma alcuni motori, quelli no. Non torneranno più. E sì, ci mancheranno per sempre.

Porsche 911 aspirata: quando il gas era poesia

Prima dell’era turbo, la Porsche 911 aspirata era una dichiarazione d’amore per chi guidava davvero. Ogni accelerazione era progressiva, naturale, musicale. Il motore saliva di giri come una sinfonia meccanica, senza colpi di coppia improvvisi, senza elettronica invasiva. Bastava scegliere la marcia giusta, accompagnare il gas, sentire la macchina sotto le mani.

Oggi le 911 sono missili terra-terra, più veloci che mai. Ma quell’esperienza pura, quella connessione quasi fisica con il motore, non esiste più.

BMW M3 E46: l’ultima M “vera”

La BMW M3 E46 è probabilmente la M più amata di sempre, e non a caso. Il suo sei cilindri aspirato urlava oltre gli 8.000 giri, spingeva con rabbia, cantava come pochi altri motori sanno fare. Era un’auto capace di essere docile nella vita di tutti i giorni e feroce quando decidevi di affondare il piede destro.

Non servivano modalità di guida, non c’erano algoritmi a interpretare le tue intenzioni. Servivano mani, piedi e sensibilità. Oggi le M sono mostri di potenza, ma quella connessione diretta, quasi artigianale, non c’è più.

Renault Clio V6: follia allo stato puro

La Clio V6 era una provocazione, la Williams invece era più urbana seppur grintosa. Un’utilitaria trasformata in una belva con motore centrale e trazione posteriore. Assetto rigidissimo, sound da supercar, carattere impossibile da domare. Io l’ho guidata e posso dirlo senza filtri: non era per tutti.

Era nervosa, brutale, difficile. Ma proprio per questo incredibilmente emozionante. Una sportiva per puristi, che o capivi o ti puniva. Oggi un progetto del genere non passerebbe mai le omologazioni, terrorizzerebbe i responsabili marketing e farebbe impazzire i reparti sicurezza. Ed è per questo che non tornerà mai più.

Honda S2000: il capolavoro giapponese

Honda S2000 - Prova su strada

La Honda S2000 è una di quelle auto che ancora oggi fanno sognare. Due posti, telaio perfetto, peso contenuto e soprattutto quel motore straordinario. Un 2.0 aspirato dal doppio carattere: tranquillo fino a 5.500 giri, poi improvvisamente rabbioso, fino a urlare oltre i 9.000.

Guidarla significava cercare il limitatore, aspettare il VTEC, sorridere come un bambino. Era tutto analogico: sterzo, cambio, frizione. Oggi sarebbe quasi impossibile da omologare, ma resta una delle sportive più pure mai costruite.

Alfa Romeo GTA: il canto del V6 Busso

Qui si parla di poesia meccanica. Il V6 Busso montato sulle 147 e 156 GTA è uno dei motori più belli mai costruiti. Bello da vedere, incredibile da ascoltare, emozionante da guidare.

Aprire il cofano era come osservare un’opera d’arte. E quando lo accendevi, quel sound pieno, metallico, inconfondibile ti entrava dentro. Non era solo un motore, era un’anima. Potente, ruvido, sincero. Un capolavoro che oggi nessuno osa più replicare.

Perché sono scomparsi?

Non per cattiveria, non per moda. Ma per normative, consumi, sicurezza, elettrificazione. Tutto giusto, tutto inevitabile. Ma il prezzo da pagare è stato alto: abbiamo perso il carattere.

Le auto moderne sono perfette, velocissime, silenziose, tecnologiche. Ma spesso non comunicano più. Tutto è filtrato, mediato, corretto. Si va più forte, ma si sente meno.

È meglio o peggio?

No. È semplicemente diverso. L’elettrico è il futuro, l’ibrido è intelligente, la tecnologia è inevitabile. Ma chi ha guidato una 911 aspirata, una M3 E46, una Clio V6, una S2000 o una GTA con il Busso lo sa: certe emozioni non si replicano.

Non rimpiango il passato, lo rispetto. Perché quelle auto ti chiedevano attenzione, ti facevano crescere, ti insegnavano a guidare. Oggi tutto è più facile, ma non sempre più bello.

Ed è per questo che certi motori… ci mancheranno per sempre.

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Honda S2000 - Prova su strada

Honda S2000 un must per un nostalgico come me!

Era il lontano 2003, quando tra le varie auto che in quell’anno provavo per una trasmissione televisiva su Canale 21, mi capitò tra le mani una Honda S2000.

Ero appena sceso dall’incredibile Renault Clio V6, dunque, poco propenso a rimettermi in discussione. Eppure, la storica Honda S2000 era pronta a conquistarmi.

Sia ben chiaro, la Clio V6  mi aveva sconvolto tanto per la sua rudezza, per il suo carattere, era davvero difficile portarla al limite perché ti stregava, ma al tempo stesso ti metteva soggezione.

L’ufficio stampa Honda dell’epoca, mi mise così a disposizione una vettura di cui ne avevo sentito ampiamente parlare ma che di fatto, avevo visto solo sulle riviste specialistiche.

Arrivo a Roma, sede di Honda Automobili Italia e mi trovo di fronte, dopo le varie procedure di accredito e comodato, a una due posti, bassa, acquattata, cattiva, pura, essenziale!

Quella Honda S2000 aveva una carrozzeria argentata, cerchi a razze e interni in pelle rossa.

Aveva percorso poco più di 1.000 km.

La osservai per capire quanta cattiveria trasudasse da quel lungo cofano motore!

Entrato nell’abitacolo, altro colpo di scena, la strumentazione!

Sono un appassionato di motori, di auto, di moto, quel contagiri, digitale, a mezza luna, mi ricordava la Honda VTR.

Una bicilindrica che sognavo di acquistare e di affiancare alla mia Ducati 996s di quegli anni.

Freno, frizione, pulsante di accensione…

La quiete era stata interrotta solo da un sommesso quanto rauco suono proveniente dal doppio tubo di scarico posteriore.

Capote in tela abbassata, minimo colpo di gas, cambio dalla corsa ridotta, posizione di guida infossata, ma praticamente perfetta per me che sono alto 1,66.

Primi chilometri alla ricerca di quella cattiveria di cui avevo letto attraverso le recensioni dei colleghi ma che di fatto almeno, fino a quel momento, era a me sconosciuta.

Sembrava volesse uscire dal motore quel 2 litri aspirato, che non vedesse l’ora di impossessarsi della vettura e di me stesso.

Ero a 4.500 giri e la S2000 era sorniona, tranquillissima.

Colpo d’occhio e noto una zona rossa del contagiri decisamente anomale nel fondo scala: 9.000 giri al minuto!

Complice una strada che si era liberata, complice il mio viaggio appena iniziato da Roma verso Napoli, scalo in terza marcia e affondo il piede sull’acceleratore…

Meraviglia!

In prossimità dei 5.500 giri, ricordo come se fosse ieri quel momento, la Honda S2000 aveva cambiato completamente carattere, grinta, sound.

Un tripudio di cattiveria, un motore, che per quanto fosse aspirato e di cilindrata non elevata, parliamo di un quattro cilindri in linea VTEC da 2 litri, esprimeva tutta la sua potenza, in alto!

I 240 cavalli sembravano fossero tanti, molti di più.

Complice anche un sound che diventava in prossimità del raggiungimento della zona rossa del contagiri, sempre più rabbioso, insistente, racing!

Che spasso ragazzi, che divertimento!

L’assetto era piatto, a ogni rotatoria, il telaio, sincero, diretto, ti trasmetteva le sensazioni giuste e vere, per permetterti di fare ciò che volevi!

A distanza di anni, quel così perfetto connubio tra motore, telaio, freni, sospensioni e masse, l’avrei ritrovato guidando una Mazda RX-8.

Oggi le quotazioni della Honda S2000 sono salite alle stelle.

Anche Lei entra di diritto tra le auto che sogno un giorno di poter far entrare nel mio fatidico garage!

Auto storiche e non solo... Commenti disabilitati su Honda S2000 nessuna come LEI!