Smart W453 grigia in movimento in città, prova personale di Marco Lasala

Per anni Smart è stata sinonimo di libertà urbana. Parcheggi impossibili diventati semplici, traffico aggirato con astuzia, consumi ridotti e una personalità che nessun’altra citycar ha mai davvero saputo replicare. Poi qualcosa è cambiato.

Se ti interessa il mio punto di vista sull’evoluzione dei marchi storici, qui trovi un altro articolo che ha fatto discutere:
Le auto che ci hanno fatto innamorare non esistono più?

Dal 2019, con l’ingresso nella joint venture tra Mercedes e Geely, Smart ha iniziato una trasformazione profonda: prima la #1, poi la #3, fino ad arrivare alla #5, modelli sempre più grandi, più potenti, più “normali”. Ottime auto, per carità, ma lontane anni luce dallo spirito originario.

Ed è qui che entra in gioco la futura fortwo, la Smart #2, attesa per il 2026.
Una notizia che, per chi come me ha vissuto la Smart vera, quella piccola, geniale e irriverente, suona come una liberazione.

La Smart che mi ha fatto innamorare

Ho avuto diverse Smart, ma quella che ricordo con più nostalgia è senza dubbio la W450. Una microcar rivoluzionaria, che ha davvero cambiato le mie abitudini e quelle di tantissimi italiani. Compattissima, simpatica, geniale. La mia era argento con interni arancioni: un pugno nell’occhio per qualcuno, ma per me era pura personalità.

Perfetta per muovermi in città, infilarsi ovunque, parcheggiare dove nessuno osava.
Con il tempo comprai anche dei cerchi Brabus: il sogno proibito di ogni ragazzo che amava le auto ma non poteva permettersi follie.

Quella Smart non era solo un mezzo di trasporto. Era un modo di vivere la città.

È lo stesso motivo per cui alcune auto diventano icone, come racconto in questo articolo:
I motori che non torneranno più (e che ci mancheranno per sempre)

Dalla microcar alla “baby Mercedes”

L’ultima Smart che ho guidato è stata la W453. Altro pianeta. Più grande, più rifinita, più matura.

Smart W453 guidata da Marco Lasala, l’ultima vera smart prima della svolta elettrica
La mia Smart W453: diversa dalla microcar originale, ma ancora piena di carattere.

Una sorta di baby Mercedes, curata, ben fatta, che ancora oggi mantiene quotazioni altissime sul mercato dell’usato. Segno che, anche cambiando pelle, Smart ha sempre saputo creare prodotti desiderabili.

Lo stesso discorso vale per altri modelli che ho provato personalmente:
MINI John Cooper Works: quando comprai la mia

Ma diciamolo chiaramente: non era più la Smart!

Era un’ottima auto, ma aveva perso quell’irriverenza urbana che l’aveva resa unica.

Smart #2: ritorno alle origini?

Ed è proprio qui che la Smart #2 potrebbe cambiare tutto.
Dalle prime anticipazioni emerge un progetto che guarda finalmente al passato:

  • dimensioni compatte

  • vocazione cittadina

  • prezzo d’attacco attorno ai 20.000 euro

  • solo elettrica, ma pensata per l’uso reale, non per stupire sulla scheda tecnica.

Non più SUV travestiti, non più crossover, ma una vera citycar, fedele alla filosofia originale del marchio.

Anche altri marchi stanno tornando alle origini, come racconto qui:
Golf GTI: celebrare il passato è ancora la scelta giusta?

Un’auto che torna ad essere:

  • pratica

  • leggera

  • immediata

  • pensata per chi vive la città ogni giorno.

Se queste promesse verranno mantenute, Smart #2 potrebbe diventare la vera erede spirituale della W450.

Perché questa Smart può fare centro

Oggi il mercato è saturo di SUV compatti, medi, grandi, enormi.
Tutti simili, tutti razionali, tutti “giusti”.

Ma manca qualcosa:
l’auto furba, quella che non segue le mode, ma le anticipa.

Le città italiane non sono cambiate:

  • parcheggi microscopici

  • traffico infernale

  • ZTL ovunque.

Una microcar intelligente serve oggi più di ieri.

Ed è per questo che la Smart #2 potrebbe essere un successo enorme:
non perché è elettrica, ma perché torna a essere coerente.

La vera domanda

Smart ha davvero il coraggio di tornare se stessa?
O sarà solo un’altra citycar elettrica come tante?

Io voglio essere ottimista.
Perché quando un marchio decide di guardarsi indietro, spesso è perché ha capito dove ha sbagliato.

E se davvero la #2 riporterà in strada quello spirito geniale che ci ha fatto innamorare vent’anni fa…
beh, allora sì:
bentornata, vera Smart.

Novità & Test Drive Auto e Moto Commenti disabilitati su Smart #2: finalmente torna la vera Smart?
Riconoscimento pedoni e ciclisti MINI Cooper Electric

C’è un aspetto delle auto elettriche di cui si parla troppo poco, ma che nella vita reale conta più di autonomia e cavalli: la sicurezza. Ed è proprio qui che la MINI Cooper Electric sorprende davvero, ribaltando uno dei pregiudizi più diffusi sulle citycar: quello di essere per forza “fragili” perché compatte.

In città non ti serve un’auto veloce.
Ti serve un’auto che ti protegga quando qualcosa va storto.

Tra incroci affollati, attraversamenti improvvisi e distrazioni quotidiane, la vera sfida è tornare a casa ogni sera senza incidenti. E qui la MINI elettrica gioca una partita tutta sua, fatta di tecnologia concreta e scelte progettuali intelligenti.

Non è solo una questione di rating o stelle sui test. È un modo diverso di pensare la mobilità urbana: prevenzione prima di tutto, senza rinunciare a stile e piacere di guida.

Sicurezza MINI Cooper Electric: quando la tecnologia lavora per te

Abitacolo con tecnologie dedicate alla protezione degli occupanti

Il punto di forza della MINI Cooper Electric non è la presenza di singoli sistemi, ma il modo in cui dialogano tra loro. Un ecosistema che osserva l’ambiente, anticipa i pericoli e interviene prima che la situazione degeneri.

La frenata automatica d’emergenza, ad esempio, non si limita a reagire all’ultimo secondo: analizza il traffico, riconosce pedoni e ciclisti, valuta le distanze. Lo stesso vale per il mantenimento attivo della corsia e per il monitoraggio degli angoli ciechi, che diventano alleati silenziosi nella guida quotidiana.

Quello che colpisce è l’equilibrio: niente sistemi invasivi, niente allarmi inutili. Tutto lavora in modo discreto, lasciando al guidatore il controllo ma intervenendo quando serve davvero.

Sul piano strutturale, la scocca è progettata per assorbire progressivamente l’energia degli urti. Airbag multipli e pretensionatori delle cinture entrano in azione già nelle fasi iniziali di un impatto, riducendo le conseguenze per gli occupanti. Non è teoria: è ingegneria applicata alla vita reale.

Un capitolo a parte merita la protezione degli utenti vulnerabili. In città convivono auto, bici, monopattini e pedoni. La MINI Cooper Electric riconosce questi scenari complessi e reagisce, dimostrando che la sicurezza non riguarda solo chi è dentro l’auto, ma anche chi le sta intorno.

E mentre tutto questo accade, il carattere MINI resta intatto. Sterzo diretto, assetto preciso, quel famoso “go-kart feeling” che rende la guida coinvolgente anche a basse velocità. La trazione elettrica migliora la distribuzione dei pesi, aumentando stabilità e controllo nelle manovre improvvise.

Assetto di guida MINI Cooper Electric su strada

È qui che crollano i pregiudizi.

Una citycar può essere compatta, divertente e anche estremamente sicura. Non sono concetti in contrasto, se il progetto nasce con una visione chiara.

In un periodo storico in cui l’auto viene spesso vista come un problema, la MINI Cooper Electric dimostra che può essere parte della soluzione: meno emissioni, più attenzione, più responsabilità.

E forse è proprio questo il suo messaggio più forte: non serve un’auto grande per sentirsi protetti. Serve un’auto progettata bene.

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