10 Febbraio 2026

Ferrari Luce, così Maranello reinventa l’auto elettrica partendo dagli interni

Ferrari Luce - Volante

Ferrari osa, e lo fa partendo da uno degli elementi più delicati della sua storia recente: gli interni della prima vera auto elettrica del Cavallino. Con la presentazione della Ferrari Luce, il marchio di Maranello inaugura una nuova fase, fatta di elettrificazione, interfacce digitali e materiali hi-tech, senza però rinunciare alla propria identità.

Il progetto Ferrari Luce nasce attorno a una filosofia precisa: l’elettrico come mezzo, non come fine. Non una rottura con il passato, ma un’evoluzione controllata, in cui design, ergonomia e coinvolgimento del pilota restano centrali.

In questo senso, la Luce rappresenta un esperimento coraggioso. Ferrari sceglie di raccontare la propria transizione partendo dall’abitacolo, cioè dallo spazio in cui il rapporto tra uomo e macchina si costruisce davvero. Ed è proprio qui che emerge il primo segnale forte: un tuffo nel passato, con un’anima dichiaratamente moderna.

Ferrari Luce: interni retrò, tra tradizione analogica e tecnologia digitale

Ferrari Luce - Strumentazione

L’abitacolo della Ferrari Luce è concepito come un volume unico, pulito e razionale, progettato per ridurre il carico cognitivo del guidatore e favorire un’interazione intuitiva. Al centro del progetto c’è la volontà di recuperare la fisicità dei comandi, in controtendenza rispetto alla diffusione indiscriminata dei touchscreen.

Pulsanti meccanici, levette, quadranti e interruttori convivono con display digitali ad alta definizione, creando un equilibrio tra analogico e digitale che richiama le Ferrari storiche, reinterpretandole in chiave contemporanea. Il volante a tre razze, ispirato ai modelli Nardi degli anni Cinquanta e Sessanta, diventa il simbolo di questa continuità stilistica.

Il Binnacle mobile, dotato di doppio display OLED, segue il movimento del volante e migliora la leggibilità delle informazioni. Il pannello di controllo orientabile, la chiave in vetro con display E-Ink e il Multigraph integrato testimoniano una cura maniacale per il dettaglio e per l’esperienza sensoriale.

Non è solo una questione estetica. Ferrari lavora sulla qualità percepita attraverso materiali nobili, come l’alluminio riciclato lavorato CNC, il vetro Corning Gorilla e superfici anodizzate ad alta resistenza. L’obiettivo è dichiarato: far percepire la Luce come una vera Ferrari, anche in assenza del motore termico.

Un nuovo linguaggio per l’era elettrica

Ferrari Luce - Cambio e pulsante accensione

La collaborazione con LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive e Marc Newson, rafforza il carattere culturale del progetto. Non si tratta di un semplice esercizio di stile, ma della costruzione di un nuovo linguaggio visivo e funzionale, capace di dialogare con il mondo della tecnologia senza snaturare il DNA del marchio.

Ferrari sceglie San Francisco come palcoscenico per questa fase del lancio, sottolineando il legame tra automotive, design e innovazione digitale. Un messaggio chiaro: il futuro del Cavallino passa anche dalla Silicon Valley, ma senza dimenticare Maranello.

La nuova strategia di denominazione, inaugurata proprio con il nome “Luce”, rafforza questa visione. Non è solo un modello, ma un manifesto industriale che anticipa il modo in cui Ferrari intende affrontare l’elettrificazione nei prossimi anni.

Tra coraggio progettuale e rischio identitario

Presentare gli interni prima degli esterni non è una scelta casuale. Ferrari vuole rassicurare i suoi clienti e i suoi appassionati: anche nell’era elettrica, l’esperienza di guida resta centrale. Il pilota è ancora al centro, non subordinato a un ecosistema digitale impersonale.

Allo stesso tempo, il rischio esiste. L’equilibrio tra heritage e innovazione è fragile, soprattutto per un marchio costruito su motori, suoni e meccanica pura.

Ferrari Luce - Infotainment

La Ferrari Luce dovrà dimostrare su strada di essere all’altezza delle promesse fatte sul piano del design e dell’interfaccia.

Per ora, il segnale è chiaro: Ferrari non subisce la transizione, ma prova a guidarla secondo le proprie regole. Con un linguaggio nuovo, ma radicato nella propria storia.

La Ferrari Luce è quindi molto più di un’auto elettrica: è un banco di prova culturale, tecnico e identitario. Un tuffo nel passato, con un’anima moderna, che racconta la volontà del Cavallino di restare rilevante anche nel mondo che verrà.

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4 Febbraio 2026

Xiaomi SU7 Ultra in Gran Turismo 7: marketing, prestazioni e ambizioni premium

Xiaomi SU7 Ultra in Gran Turismo 7

L’ingresso della Xiaomi SU7 Ultra in Gran Turismo 7 rappresenta molto più di una semplice collaborazione tra un costruttore emergente e uno dei simulatori di guida più celebri al mondo. Si tratta, prima di tutto, di un’operazione di marketing estremamente lucida, costruita attorno al concetto di prestazione, record sul giro e credibilità tecnica.

L’arrivo della berlina elettrica ad alte prestazioni nel videogioco, a partire dall’aggiornamento 1.67, certifica la volontà di Xiaomi di parlare direttamente a un pubblico competente, fatto di appassionati, gamer e automobilisti evoluti. Una platea che difficilmente si lascia convincere solo dal nome del brand, ma che valuta numeri, comportamento dinamico e coerenza progettuale.

In questo senso, la presenza in Gran Turismo assume un valore simbolico importante: il simulatore di Polyphony Digital è da sempre selettivo nella scelta delle vetture, privilegiando modelli iconici e marchi con una forte tradizione sportiva. L’inclusione della SU7 Ultra equivale quindi a una sorta di “certificazione” virtuale, che rafforza la percezione tecnica del progetto.

Dal punto di vista industriale, il lavoro svolto da Xiaomi appare notevole, soprattutto considerando il suo percorso ancora recente nel settore automotive. Il passaggio dall’elettronica di consumo alla produzione di un’auto elettrica sportiva da oltre 1.500 CV non è affatto scontato, e richiede competenze, investimenti e visione strategica.

Xiaomi SU7 Ultra: dalla pista reale a quella virtuale 

Xiaomi SU7 Ultra in Gran Turismo 7

Il legame tra Xiaomi SU7 Ultra e il mondo delle competizioni non nasce nel metaverso, ma sulla pista reale. Il modello ha infatti affrontato il Nürburgring Nordschleife, facendo registrare un tempo sul giro di 7:04.957 nella configurazione con Track Package, stabilendo un nuovo riferimento per le berline elettriche executive.

Un risultato che diventa parte integrante della narrazione del prodotto: prestazioni misurabili, dati verificabili e un approccio ingegneristico orientato alla dinamica di guida. Non è un caso che Kazunori Yamauchi abbia testato personalmente la vettura in più occasioni, contribuendo allo sviluppo del modello digitale.

La versione virtuale della SU7 Ultra è stata realizzata attraverso un lavoro congiunto tra i team di Polyphony Digital e Xiaomi EV, con verifiche dirette in Giappone e in Cina per garantire coerenza tra comportamento reale e simulato. Un processo che rafforza ulteriormente la credibilità dell’operazione.

Dal punto di vista tecnico, la vettura si affida al sistema Hyper Tri-Motor con configurazione “Dual V8s + V6s”, capace di erogare 1.548 CV e 1.770 Nm di coppia, supportato da un’architettura a 800 Volt. Numeri che collocano la SU7 Ultra in un territorio tradizionalmente riservato alle supercar termiche ed elettriche di fascia alta.

Xiaomi SU7 Ultra in Gran Turismo 7

Un posizionamento che guarda in alto

Al di là delle specifiche, ciò che emerge con chiarezza è la strategia di posizionamento. Xiaomi non sta semplicemente “sperimentando” nel mondo dell’auto, ma sta costruendo passo dopo passo un’immagine orientata al segmento premium ad alte prestazioni.

La presenza in Gran Turismo 7 testimonia la volontà del marchio di posizionarsi in una fascia di mercato superiore, storicamente dominata da brand europei e giapponesi con una lunga tradizione sportiva. È una sfida complessa, che non si vince con una singola operazione mediatica, ma con continuità progettuale e credibilità nel tempo.

In quest’ottica, la SU7 Ultra diventa un vero manifesto industriale: dimostra che Xiaomi vuole essere percepita non solo come produttore tecnologico, ma come costruttore automobilistico a pieno titolo, capace di confrontarsi con i riferimenti del settore.

L’operazione Gran Turismo funziona perché è coerente con questa visione. Non si limita a “mostrare” un’auto, ma racconta un percorso: test in pista, record, sviluppo ingegneristico, simulazione avanzata e coinvolgimento diretto degli utenti.

Tra marketing e sostanza

È innegabile che l’iniziativa abbia una forte componente promozionale. Tuttavia, a differenza di molte operazioni puramente mediatiche, in questo caso il marketing poggia su una base tecnica reale. I numeri, le prestazioni e il lavoro di sviluppo rendono credibile il messaggio.

La Xiaomi SU7 Ultra non è soltanto un’auto “da vetrina digitale”, ma un progetto che punta a consolidare la presenza del brand nel mondo delle sportive elettriche ad alte prestazioni. Il suo debutto in Gran Turismo 7 rappresenta quindi un passaggio strategico, più che una semplice curiosità.

Resta da capire se, nel medio-lungo periodo, Xiaomi riuscirà a trasformare questa visibilità in una presenza stabile nel mercato premium globale. Ma il percorso intrapreso, lento e costante, indica una direzione precisa.

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